27/08/2013

Che cos’è la famiglia in tre punti

Una voce del glossario ragionato di bioetica a proposito della famiglia: una cosa che non ci dovrebbe essere bisogno di spiegare

Realismo

La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium, ossia dall’unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere; il matrimonium era nel diritto romano un “compito della madre”, intendendosi il matrimonio come un legame che rendeva legittimi i figli nati dall’unione. Analogamente la parola patrimonium indicava il “compito del padre” di provvedere al sostentamento della famiglia. La famiglia ha la sua radice nella protezione del debole – famulus – che storicamente è la donna e la prole. Dunque il primo passo è un gesto di affetto, il secondo è un contratto che ha una valenza sociale, perché la società si fa garante della difesa dei suddetti soggetti deboli attraverso la famiglia e perché la famiglia è non solo una cellula della società ma la risorsa principale in quanto motore dell’economia e della progettualità. La famiglia pertanto è l’unione di un uomo e di una donna che ha per fisiologico e indiscutibile risultato la prole. Altre forme di convivenza, che non prevedono almeno come possibilità il concepimento di figli sono rispettabili ma non sono una famiglia.

La ragione

Cosa ci importa realmente della famiglia? È un legame naturale indissolubile quello che lega i genitori ai figli, anche nelle famiglie più burrascose e disorganizzate ed è un legame che crea benessere; per questo la società ha interesse di tutelarlo e di agevolarlo. Il legame tra uomo e donna nel matrimonio, pur non essendo genetico, non ha solo una funzione di contratto, ma di parabiosi, cioè di somministrazione reciproca di vita. In altre parole, chi si sposa acquista una natura diversa, perché allarga il suo essere al coniuge.

Tutelare la famiglia rispetto ad altre forme di vita in comune? Certo il matrimonio può diventare una caricatura e spesso lo è diventato, quando le due dimensioni ( classicamente definite eros e agape) “si distaccano completamente l’una dall’altra”, cosa che avviene quando la dimensione di contratto prevale. Questo si è sempre verificato, con matrimoni combinati, di convenienza, imposti; ma ora sembra essere la norma. Allora altre forme di presenza sociale – persone che scelgono di vivere da sole o coppie che non accettano un legame stabile – trovano spazio nella società, ma non sono una famiglia, proprio per l’assenza del concetto di base: accettare un legame “parabiotico” nell’interesse del più debole, capace di concepire una vita nuova. La famiglia è base di consistenza della società, sia per un fatto etico sia per un fatto economico; per questo sostenere le famiglie e favorirne la costituzione è un atto che la società fa nel suo stesso interesse. Una società moderna che non favorisce le famiglie nella misura della loro numerosità e bisogni è una società morente, dato che le famiglie ne garantiscono la forza morale e ne esercitano l’azione di ammortizzatore economico in momenti di crisi.

Il sentimento

Non si può pensare alla famiglia solo come ad un contratto; quando se ne parla in questi termini – fosse anche per sostenerne l’utilità – si distrugge l’idea stessa di famiglia. E paradossalmente non se ne può parlare solo in termini di “amore” o “innamoramento”, perché ci sono periodi duri in cui nella famiglia scoppiano conflitti, pur restando una famiglia. Si parli allora di famiglia pensando ad un luogo di accoglienza, condivisione, costruzione e creazione, in cui tutti i giorni si cerca di guardare con uno sguardo positivo al destino degli altri.

di Carlo Bellieni

Festini

 

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info