25/06/2015

C’è o non c’è l’insegnamento del gender nella “buona scuola”?

La risposta è SI’. Nel ddl “Buona scuola”, detto anche ddl Renzi sulla riforma della scuola, l’ideologia gender s’è infilata, surrettiziamente, come sempre.

Andiamo con ordine e rispondiamo così anche ai diversi lettori che hanno commentato polemicamente i nostri precedenti articoli.

Qui avevamo parlato dell’emendamento Martelli, votato di domenica, che introduceva l’insegnamento della “parità di genere”.

Poi il ddl è stato approvato alla Camera ed è passato al Senato. Nel passaggio – come e quando ancora non ci è del tutto chiaro – la “parità di genere” si è trasformata in “parità tra i sessi”.

Dato che i generi sono tanti, ma i sessi sono due, molti potrebbero concludere che allora la cosa è rientrata nei ranghi della normalità e della decenza.

Invece no.

L’emendamento Martelli così recita:

12. Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013.

Questo è stato inserito nel punto 16 del maxiemendamento in discussione al Senato.

Quindi il ddl “buona scuola” fa propria questa l.119 del 2013 (già d.l. 93), in particolare all’art.5. Bludental

E indovinate di che si tratta? Si tratta di una legge che rimanda a un “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”. Il testo integrale è facilmente reperibile sul sito istituzionale della Camera. In questo momento ci preme evidenziare alcune sue parti. La norma infatti persegue le seguenti finalità:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne; b) sensibilizzare gli operatori dei settori dei media per la realizzazione di una comunicazione e informazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere e, in particolare, della figura femminile anche attraverso l’adozione di codici di autoregolamentazione da parte degli operatori medesimi; c) promuovere un’adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere e promuovere, nell’ambito delle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, delle indicazioni nazionali per i licei e delle linee guida per gli istituti tecnici e professionali, nella programmazione didattica curricolare ed extra-curricolare delle scuole di ogni ordine e grado, la sensibilizzazione, l’informazione e la formazione  degli  studenti al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;  (...) i) prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle amministrazioni impegnate nella prevenzione, nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking e delle esperienze delle associazioni che svolgono assistenza nel settore; l) definire un sistema strutturato  di  governance  tra  tutti  i livelli di governo, che si basi  anche sulle diverse esperienze e sulle buone pratiche gia’  realizzate nelle reti  locali e sul territorio. [Come la rete READY?, NDR]

Come avete potuto leggere per esempio qui, quando dice “prevenire la violenza nei confronti  delle donne e la discriminazione di genere” che vuol dire? Vuol dire che si deve prevenire la violenza sulle donne – ok – E la discriminazione di genere, quindi non la violenza, ma un vaghissimo concetto di “discriminazione” di “genere”, appunto. Questo all’atto pratico vuol dire che l’Arcigay può entrare nelle classi delle nostre scuole di ogni ordine e grado a far lezione sulla “normalità” dell’omosessualità e della transessualità. 

Lo abbiamo già visto. E’ già successo. Continuerà a succedere.

Come avete potuto leggere la norma invoca formazione del personale e modifica dei libri di testo.

Ebbene sfido chiunque a trovare un libro di testo di qualsiasi materia di qualsiasi classe che inneggi alla violenza sulle donne o alla discriminazione della donna nei confronti dell’uomo, o alla superiorità dell’uomo sulla donna.

Se serve cambiare qualcosa, formare personale, cambiare testi, non è certo quindi allo scopo della non discriminazione femminile: SI VUOLE ALTRO.

La conferma ci viene da alcuni paragrafi, ancora più espliciti, se ce ne fosse bisogno, del “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” cui la legge 119 (a sua volta inclusa nel maxiemendamento) rinvia. Ebbene al paragrafo 5.2 del “Piano” possiamo leggere:

5.2. Educazione. (...) Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale (...) sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica.

Più chiaro di così ...

Quindi, ricordate, che sì, il ddl “buona scuola” introduce propaganda ideologica nelle scuole dei nostri figli.

Francesca Romana Poleggi

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