24/11/2021 di Manuela Antonacci

Carriera alias allo Scacchi di Bari. La denuncia di un genitore: «Altro che libertà, è una deriva per i nostri figli»

Anche il liceo Scacchi di Bari è arrivata la “carriera alias”, così la scuola si aggiunge alla lista degli istituti che, in Italia, hanno deciso di adottare questo sistema che garantirebbe agli alunni che pretendono di essere riconosciuti e denominati con un genere diverso rispetto a quello biologico, di adottare una sorta di identità momentanea che corrisponda al genere percepito, piuttosto che a quello reale.

Ciò riguarda anche alunni minorenni. C’è però qualche genitore che ha avuto il coraggio di dire la sua, manifestando un pensiero che ha ancora, nel reale, il suo fondamento e rifiuta qualunque, improbabile, filtro ideologico. Stiamo parlando di Serafino Bottalico, papà di un alunno che frequenta proprio il liceo Scacchi e che voluto denunciare tutta la sua perplessità,

 

Signor Bottalico come le è giunta la notizia sull’iniziativa dell’Istituto? È stata la scuola ad informarla?

«No, assolutamente, ho appreso la notizia, a cose fatte, direttamente da mio figlio»

Cosa pensa di questo provvedimento?

«Non sono d’accordo nella maniera più assoluta, né per quanto riguarda gli alunni maggiorenni né, tantomeno, per quelli minorenni. Quando c’è un processo di “transizione” c’è un iter ben preciso da seguire e al termine di questo percorso c’è un giudice che sancisce l’avvenuta “transizione di genere”. Finché non c’è questo passaggio non trovo opportuno che si adotti un provvedimento come la carriera alias, perché diventa veramente arbitrario e fondato sulla base del nulla».

Un provvedimento adottato proprio dalla scuola di suo figlio, le ha creato disagio come genitore?

«Mi sento come accerchiato e schiacciato. Io ho 53 anni e onestamente quello che sta succedendo negli ultimi tempi e che starebbe avvenendo in nome di una presunta libertà, non credo che sia proprio tale, perché non scorgo alcuna forma di libertà in questo. Anzi, vedo un capovolgimento, uno stravolgimento di quelli che sono i principi. Non mi interessa fare riferimento nemmeno alla fede o ad alcun discorso di stampo “religioso”, voglio far riferimento ai valori umani nella loro essenza: credo che stiamo andando verso uno sgretolamento, un appiattimento ed infine svuotamento vero e proprio dei valori stessi».

Lei ha parlato di libertà. Cosa ne pensa della libertà del docente che dovrà sottostare a questo provvedimento, volente o nolente?

«Non solo i poveri docenti, che sicuramente non se la passeranno bene, ma pensiamo ai minorenni, i ragazzini che sono in piena fase evolutiva, una fase caratterizzata da una certa fragilità. Mi chiedo che cosa potrà accadere, nella testa di un ragazzino o di una ragazzina che dovrà adattarsi al volere del proprio compagno nel farsi chiamare con un nome diverso rispetto al sesso biologico? Si porrà probabilmente degli interrogativi che nella realtà non esistono! Ci possono essere reali situazioni di disagio, non lo nego, ma si è partiti dai casi particolari per strumentalizzarli ed elevarli a regola. Lo scopo è che semplicemente ognuno fa ciò che gli pare, senza regole e freni. Di questo passo sarà lecito fare le cose più folli, il fondo di questo baratro, non lo vedo nemmeno».

Le risulta che ci siano stati dei genitori che abbiano o contestato questa decisione?

«Posso dirle solo che il mio pensiero, in questo caso, è controcorrente e, purtroppo, non raccoglie molti consensi».

 

 

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