11/05/2018

Caro papà di Udine...

La lettera addolorata del papà di una ragazza con tendenze lesbiche, iscritta all’università di Udine, che abbiamo pubblicato qualche giorno fa, ha scatenato un vespaio di polemiche e di reazioni incontrollate – come spesso accade quando si toccano temi LGBT e si osa dire che “non è naturale” avere rapporti omoerotici.

Essi possono essere piacevoli e divertenti – de gustibus non est disputandum (o forse sì, ma lasciamo perdere) -, tuttavia la natura e l’etica sono un’altra questione.

In questo caso, poi, tutti coloro che hanno riportato la lettera hanno – a nostro avviso – fuorviato l’intenzione di quel padre. Infatti, secondo noi, non è una questione relativa all’università di Udine. E non è “colpa dell’università di Udine” se la ragazza è divenuta lesbica.

All’università di Udine, come in tante università italiane, come in tante scuole medie superiori, inferiori, e persino alle elementari e agli asili d’infanzia, sono anni che circolano progetti e idee improntate all’ideologia gender e all’omosessualismo: ideologie che, per definizione, sono veicolate attraverso la propaganda.

E come accade in tutte le scuole di ogni ordine e grado, ci possono essere persone – insegnanti o studenti – che approfittano di certe occasioni per indottrinare gli altri. Pensiamo a quanti insegnanti – in altri tempi – dalla cattedra andavano dicendo che «uccidere un fascista non è reato» (cito testualmente la mia professoressa di lettere della scuola media, che – a parte questo “difettuccio” – era un’ottima insegnante!)

E così – sempre per restare aderente ad esempi di vita vissuta –  ho saputo recentemente che alcuni studenti e professori del liceo che ho frequentato sono finiti sotto processo per implicazioni con le Brigate Rosse e l’omicidio Moro.

Qualcuno li aveva indottrinati.

Così come – secondo il papà che ci ha scritto – qualcuno avrebbe indottrinato la figlia all’omosessualismo. Se poi nelle scuole e nelle università si promuovono certi programmi e progetti ideologici, l’indottrinamento è agevolato.

Sarebbe interessante conoscere la versione della ragazza: ma secondo il papà – appunto – è stata circuita.

A noi ha fatto impressione il grido di dolore lacerante di quel papà, che è emerso da quella lettera e l’abbiamo pubblicata.

Una cosa avremmo dovuto scrivere prima, e corriamo ora ai ripari. Un appello a quel papà affinché possa dominare i suoi sentimenti: siamo certi che quel rabbioso grido di dolore è scaturito proprio da un grande amore. In qualche modo lo faccia vedere alla sua figliola. Lo invitiamo a lasciare aperta la porta del cuore – e di casa – per la sua figliola. Perché “amor omnia vincit” e la ragazza, magari tra molto tempo, tornerà. E allora lui, come il Padre del figliol prodigo, dovrà farsi trovare vigile alla finestra per poterle correre incontro ed abbracciarla.

Francesca Romana Poleggi

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