23/06/2022 di Giuliano Guzzo

Cannabis, cosa sta accadendo in Parlamento e cosa ci aspetta?

Cattive notizie dal fronte cannabis. Martedì è arrivato il primo sì alla proposta di legge Magi-Licantini, che depenalizza la coltivazione domestica della cannabis a uso personale. Il testo è infatti stato approvato, emendato, dalla Commissione Giustizia della Camera per poi essere mandato al relatore Mario Perantoni del M5s. Giunti a questo punto - a meno di slittamenti stabiliti nella prossima seduta della capigruppo - dovrebbe arrivare in Aula a breve, forse già a fine giugno.

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Quale sia l’iter che avrà questo ddl, una cosa appare certa: si tratta di una proposta eticamente inaccettabile e piena di insidie; per capirlo, basta ripercorrerne brevemente il contenuto. Che è quello di una norma che, come ha riferito lo stesso Perantoni, prevede la totale depenalizzazione della coltivazione domestica delle piantine di marijuana, così da «sostenere chi ne fa un uso terapeutico e per togliere terreno allo spaccio». Il ddl va inoltre a ridurre le pene per i fatti di lieve entità riguardanti la cannabis.

In tal senso, il testo opera una distinzione tra il «piccolo spaccio» di hashish e marijuana da quello delle altre sostanze, portando solo per la cannabis la pena detentiva minima da 6 mesi a 2 mesi, e quella massima da 4 anni a 2 anni; mentre per il «piccolo spaccio» di altre droghe la pena rimane nella forbice che va da 6 mesi fino a 4 anni. Ora, per quanto si tendi di presentare quello approvato in Commissione Giustizia come un «testo equilibrato», la realtà è che esso potrebbe avere effetti socialmente disastrosi. Anzitutto perché alimenta e genera equivoci.

Iniziando con l’«uso terapeutico» della cannabis, va chiarito che il fatto che essa possa essere usata come un farmaco, non esclude affatto che possa essere nociva; quindi i suoi effetti collaterali - che non sono né pochi né lievi, come gli scienziati segnalano da anni - permangono. Non solo, bisogna tenere presente che da tempo c’è chi ci ha messi in guardia sul fatto che «la cannabis medica è un vero “cavallo di Troia” per legalizzare droghe altrimenti rifiutate» (Bernabei F. Cannabis medica, 2012).

In aggiunta a questo, vanno segnalate le conclusioni di IASP – la maggiore società scientifica al mondo per lo studio del dolore – e della British Pediatric Neurologic Association e della British Epilepsy Association, secondo cui solo «non vi sono ancora sufficienti studi per trarre conclusioni certe circa efficacia ed innocuità della cannabis terapeutica», ma «sono documentati effetti favorevoli su pochissime patologie» (Mantovano (a cura di) Droga le ragioni del no, 2022, p. 109).

C’è inoltre da aggiungere un tassello enorme ma del tutto assente a chi appoggia la proposta di legge Magi-Licantini, che è questo: anche ammettendo che il consumo di cannabis non sia nocivo – mente, è noto, lo è moltissimo -, come la mettiamo con le drammatiche conseguenze sociali legate al suo consumo? Ai parlamentari e politici in generale a favore di prospettiva di legalizzazione, andrebbe rammentato che l’uso di cannabis si associa ad un incremento della probabilità di incidenti stradali che, secondo una metanalisi della letteratura pubblicata sulla rivista Frontiers in Psychiatry si attesta del 136%, con un parallelo incremento del rischio di morti, feriti e danneggiamento delle altrui proprietà.

Come poi ha ricordato in un suo recente intervento il bioeticista e medico Renzo Puccetti, «almeno nella popolazione giovanile, l’associazione tra uso di cannabis e violenza fisica è un dato stabilito dalla metanalisi di 30 studi» e non va dimenticata l’esperienza degli Usa dove, continua Puccetti, «i primi quattro stati a legalizzare la marijuana per uso ricreativo sono stati il Colorado e Washington nel 2014 e l’Alaska e l’Oregon nel 2015. Insieme, questi quattro stati hanno avuto circa 450 omicidi e 30.300 aggressioni aggravate nel 2013. Nel 2017, hanno avuto quasi 620 omicidi e 38.000 aggressioni aggravate, un aumento di gran lunga superiore alla media nazionale».

Ora questi sono gli incoraggianti «traguardi» che vogliamo raggiungere o importare anche in Italia? Vale la pena che i nostri parlamentari, prima di approvare un ddl dalle conseguenze esiziali, ci pensino bene. Perché dispongono già di tutti gli elementi e riscontri medici, statistici e sociologici per comprendere che ogni concessione legislativa alle cosiddette “droghe leggere” avrà inevitabilmente costi pesanti. Anzi, pesantissimi.

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