14/10/2021 di Luca Volontè

Canada. Multa se “sbagli” il pronome delle persone transessuali

Il tribunale canadese per i diritti umani ha stabilito recentemente che l'uso di pronomi "sbagliati" viola i diritti umani e ha riconosciuto un risarcimento di 30 mila dollari a una donna ‘trans-identificata’.

Il caso è relativo ad un ristorante che ha licenziato ‘ingiustamente’ una dipendente che ha chiesto all’azienda di usare pronomi non binari, assegnando all'ex dipendente un risarcimento per il danno subito (di esser stata oggetto di vessazione perché i titolari del ristorante si rivolgevano a lei con pronomi femminili).

Il ristorante utilizzava pronomi femminili e l'ha licenziata sostenendo fosse diventata troppo "militante" nella richiesta di essere identificata come non-binaria. Tutti i dipendenti, ha deciso il tribunale, “hanno il diritto a un posto di lavoro libero da discriminazioni. I dipendenti trans hanno diritto al riconoscimento e al rispetto della loro identità ed espressione di genere. Questo inizia con l'uso corretto dei loro nomi e pronomi. Come il nome – ha affermato il tribunale - i pronomi sono una parte fondamentale dell'identità di una persona”.

Ecco dunque che il Tribunale ha ordinato ai gestori del ristorante di includere nelle sue politiche il diritto di ogni dipendente ad essere trattato con i suoi pronomi corretti, ma anche di implementare una formazione obbligatoria per tutto il personale e i manager ‘sui diritti umani’ sul posto di lavoro”.

Tanner Hnidey, uno scrittore di Alberta, ha denunciato la sentenza definendola “un rifiuto della verità oggettiva e un'inquietante restrizione della libertà di parola. Una cosa è che una persona pensi di essere un genere diverso da quello che è in realtà. Una cosa è che un uomo creda di essere plurale quando in realtà è singolare. Un'altra cosa è costringerci a credere ciò che un altro crede; costringerci a dire ciò che altri vogliono che noi diciamo. E questo è precisamente ciò che il tribunale dei diritti umani ha stabilito. Siamo ad un punto della storia – ha affermato - in cui non solo di nega la realtà oggettiva e naturale, ma si pretende che chiunque credi e affermi le menzogne desiderate da altri. L’unica libertà rimasta in Canada è quella di omologarsi.

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