06/03/2026 di Redazione

Campagna “E io Parlo!” sulla libertà d’espressione: le prime reazioni della politica

A pochi giorni dal lancio della Campagna “E io Parlo!”, presentata lunedì scorso, 2 marzo 2026, da Pro Vita & Famiglia per difendere la libertà di espressione contro censure politiche e ideologiche, arrivano le prime risposte dal mondo politico. L’iniziativa, nata per chiedere una modifica strutturale dell’articolo 23 comma 4-bis del Codice della Strada, ha acceso un dibattito che ha immediatamente coinvolto esponenti della maggioranza parlamentare, i quali hanno espresso sostegno alla battaglia contro quella che viene denunciata come una deriva liberticida.

Malan: «La libertà non può essere aggirata»

In Senato, nella Sala Caduti di Nassiriya, il senatore e capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan ha ospitato la conferenza stampa di presentazione della Campagna, intervenendo con parole nette a difesa della libertà d’espressione: «La Costituzione, all’articolo 21, tutela questa libertà ed è un principio che non può essere aggirato dal Codice della Strada, tantomeno da un emendamento inserito nel 2021 in modo surrettizio, perché non è stato illustrato e non vi sono state dichiarazioni di voto». Il senatore ha ricordato come la norma sia stata utilizzata da diverse amministrazioni locali, progressiste e di sinistra, per vietare campagne di affissioni di Pro Vita & Famiglia, ribadendo un principio fondamentale: «La libertà d’espressione deve essere garantita a tutti e non solo a chi la pensa come le amministrazioni comunali di turno». Parole che si inseriscono in una denuncia più ampia contro l’utilizzo politico di una disposizione introdotta nel 2021 e che, secondo quanto emerso durante la presentazione del Report sulle 12 campagne censurate, avrebbe prodotto un clima di crescente compressione della democrazia e del dibattito pubblico.

Mennuni: «Ci si arroga diritto di stabilire chi appartiene a una minoranza»

Alla conferenza stampa di lunedì scorso era presente anche la senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, che ha espresso pieno sostegno al rapporto presentato dall’associazione. «Saluto con favore il rapporto di Pro Vita & Famiglia sulle tante censure che purtroppo questa associazione ha subìto da sindaci e giudici», ha dichiarato, ricordando un episodio personale risalente alla sua esperienza come consigliere comunale a Roma: «Ricordo che, quando ero consigliere comunale di Roma, portai in consiglio comunale uno di questi manifesti per denunciare il divieto a un’affissione che nulla aveva di offensivo». Si trattava del manifesto “Potere alle Donne? Facciamole Nascere”, promosso dall’associazione nel marzo 2022 in occasione della Giornata Internazionale della Donna. La senatrice ha inoltre denunciato un clima culturale in cui, a suo avviso, si stabilisce arbitrariamente quali categorie meritino tutela, osservando che «purtroppo il mainstream ritiene che alcune comunicazioni siano lesive verso le minoranze, arrogandosi il diritto di stabilire quali categorie appartengano alle minoranze». Nel suo intervento ha poi posto l’attenzione sulla condizione dei minori in Italia: «Ebbene, rilevo che oggi in Italia i bambini, essendo solo il 16 per cento della popolazione, rappresentano oggettivamente una minoranza». Da qui la richiesta di una tutela rafforzata per i più piccoli, anche rispetto a «certi spettacoli cui si assiste durante i gay pride, offensivi verso una sensibilità ancora molto delicata come è, appunto, quella dei bambini». Infine, Mennuni ha colto l’occasione della conferenza stampa di Pro Vita & Famiglia per richiamare l’urgenza di sostenere la maternità e la natalità in un contesto segnato da una crisi demografica definita «ormai devastante», auspicando che, accanto alle misure già adottate dal governo a sostegno delle giovani coppie, vi siano «grandi campagne ancora più forti per sostenere la natalità».

De Bertoldi: «Inaccettabile impedire queste affissioni»

Sostegno alla Campagna “E io Parlo!” è arrivato anche dal deputato della Lega Andrea De Bertoldi, presidente di LCD, che nei giorni seguenti la conferenza stampa ha espresso in una nota la propria vicinanza all’iniziativa. «In qualità di cattolico e presidente di un movimento liberale, non posso non accogliere il grido di dolore lanciato in queste ore dal presidente dell'associazione Pro Vita & Famiglia, Antonio Brandi, sulle limitazioni della libertà di espressione». Anche De Bertoldi ha richiamato l’articolo 21 della Costituzione, ricordando che esso «garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Il deputato ha quindi denunciato quanto accaduto negli ultimi anni: «Non è accettabile che si possano impedire le affissioni stradali di messaggi che richiamano valori di cristianità e di libertà, come purtroppo è già accaduto all'associazione Pro Vita & Famiglia». Definendo l’attuale situazione un «clima liberticida, retaggio dei governi delle scorse legislature», De Bertoldi ha assicurato il proprio impegno a intervenire «anche nelle sedi ministeriali competenti» affinché tale stagione venga superata.

Una battaglia per la libertà di tutti

La Campagna “E io Parlo!” nasce dalla denuncia di ben 12 campagne di affissioni censurate negli ultimi anni da amministrazioni locali e, talvolta, da decisioni giudiziarie. Al centro della richiesta vi è la riforma dell’articolo 23, comma 4-bis del Codice della Strada, formulato con espressioni vaghe come “stereotipi di genere”, “identità di genere” e “qualsiasi forma di pubblicità”, tali da consentire interpretazioni troppo arbitrarie. Pro Vita & Famiglia chiede quindi di chiarire la distinzione tra pubblicità commerciale e comunicazione sociale-politica e di estendere alle affissioni le garanzie rafforzate previste per la stampa dall’articolo 21 della Costituzione, così da impedire ogni forma di censura preventiva amministrativa.

Dopo la presentazione in Senato, la Campagna entra ora nel vivo con affissioni stradali, annunci sui quotidiani, contenuti social e un sito dedicato - che partiranno dal prossimo 9 marzo - mentre la petizione popolare sul tema ha già raccolto quasi 10.000 firme. La battaglia per la libertà di espressione, dunque, è appena iniziata ma ha già trovato voci pronte a sostenerla nelle istituzioni.

 

 

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