22/02/2018

Bufale abortiste sull’antidoto alla RU-486

Un articolo di LifeNews ci mostra come l’antidoto “salvavita” alla RU-486 sia stato ultimamente oggetto di critiche infondate da parte delle «cheerleaders dell’aborto».

Abbiamo già parlato di come la RU-486 (che consiste nell’assumere due farmaci in momenti diversi nell’arco di due giorni), oltre a far soffrire enormemente il bambino prima di ucciderlo (vedi video), causa effetti collaterali da incubo nella psiche e nel corpo della donna che la assume, talvolta persino uccidendola.

Ma abbiamo anche mostrato la possibilità di unainversione della pillola abortiva” (APR). Si tratterebbe di un vero e proprio antidoto alla RU-486 che comporterebbe la somministrazione di elevate dosi di progesterone dopo aver assunto il primo dei due farmaci.

Grazie a questo trattamento, oltre 400 donne, pentite di aver assunto il primo farmaco, hanno fatto in tempo a salvare la vita dei loro bambini. Eppure, nonostante le numerosissime testimonianze che ne esaltano l’efficacia, gli abortisti si stanno adoperando per screditare l’APR .

Si pensi al caso di Rebekah Buell. Nel 2013, intenta a voler salvare suo figlio con questo antidoto, le fu detto da un dipendente di Planned Parenthood che, interrompendo l’aborto, il suo bambino avrebbe avuto malformazioni, complicazioni o peggio. Fortunatamente non si è fidata ed ora il suo bimbo è vivo e sano.

Ma a sconsigliare l’antidoto sono anche alcuni media. Pare infatti che Politico ne parli come di una procedura “dannosa” e che VICE News si preoccupi di sottolineare che l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) denuncia il trattamento come “anti-etico” e “non provato”, senza fare menzione dei 400 casi di bimbi e donne sani e salvi e di oltre 350 medici che ne sostengono la validità.

Invece, persino il medico “pro choice” Harvey Kliman della Yale School of Medicine ha detto in un’intervista al New York Times che raccomanderebbe l’antidoto a sua figlia.

Senza la verità, senza una reale informazione, è facile dirsi “pro-choice” ingannando le donne. Ecco perchè ProVita Onlus invita ciascuno a firmare una petizione affinchè le donne siano bene informate sulle conseguenze fisiche e psichiche dell’aborto.

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Redazione


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