Bratislava e i giovani prolife
Porto negli occhi e nel cuore l’esperienza vissuta in questi due giorni a Bratislava, dove sono stata invitata dai prolife slovacchi in rappresentanza di Pro Vita & Famiglia per partecipare alla grande festa per la vita culminata con la marcia nazionale che si è conclusa poche ore fa. Vorrei condividere con i Lettori questa emozione forte che si è tradotta in una speranza vivace e gioiosa.
La Národný pochod za život — la Marcia Nazionale per la Vita, che quest'anno è alla sua quinta edizione, è stata organizzata dall'associazione civica omonima, guidata dal coordinatore Patrik Daniška insieme ai portavoce Dmitrij e Milena Olšovský, sotto il patrocinio della Conferenza Episcopale Slovacca.
Secondo le prime stime degli organizzatori, riprese dalla stampa slovacca, alla marcia hanno preso parte circa 30.000 persone da tutto il Paese. Qualcuno dice anche il doppio. È stata comunque una partecipazione impressionante per una nazione di appena 5 milioni di abitanti. Massiccia la presenza dei giovani, moltissimi dei quali sotto i 30 anni: la cultura della vita non è cosa del passato, ma parla soprattutto alle nuove generazioni.
La partecipazione attiva della Chiesa Cattolica locale
A sostenere l'iniziativa è stata in prima persona, compatta, la Chiesa slovacca: il presidente della Conferenza Episcopale Slovacca, monsignor Bernard Bober, arcivescovo metropolita di Košice, ha inviato lo scorso 12 settembre una splendida lettera pastorale a tutte le diocesi del Paese, invitando calorosamente i fedeli a partecipare e a testimoniare «il rispetto per la vita umana e per il suo Creatore», dal concepimento alla morte naturale. Anche Papa Leone XIV ha voluto far sentire la propria vicinanza, con un messaggio letto dal nunzio apostolico in Slovacchia, monsignor Nicola Girasoli, che ha ribadito l'appello ad «accogliere e custodire la vita in ogni sua fase».
I festeggiamenti sono cominciati ieri, sabato 19, quando le delegazioni internazionali si sono incontrate per confrontarsi sullo stato della cultura prolife nei rispettivi Paesi.
Nel frattempo, è incominciato in Piazza della Libertà un grande "Concerto per la Vita" durato in pratica per due giorni: musica classica e moderna, folk, rock e rap, di gruppi e cantanti cristiani, che è stata intervallata da varie testimonianze. Tra gli ospiti internazionali, hanno parlato dal palco, oltre me, Marie-Lys Pellissier, dalla Francia, Aleš Primc, dalla Slovenia, e Olivia Maurel, in rappresentanza della Dichiarazione di Casablanca per l’abolizione dell’utero in affitto. La sua testimonianza di figlia comprata, che ha vissuto un’infanzia e un’adolescenza “menomata” finché in età adulta ha scoperto il contratto di cui è stata oggetto ed è riuscita a incontrare la madre che l’ha portata in grembo nove mesi, è stata un pugno nello stomaco e una stretta al cuore.
Questa mattina, domenica 20 settembre, abbiamo partecipato alla messa nella cattedrale di San Martino, gremita di gente orante per davvero (non come tanti che riempiono le chiese a volte solo per "dovere"). Ha officiato l'arcivescovo di Bratislava, Monsignor Stanislav Zvolenský che aveva invitato tutti i vescovi slovacchi a celebrare la messa di oggi dedicandola alla causa prolife.
«L'amore è prolife»
Subito dopo pranzo siamo saliti di nuovo sul palco per salutare la folla prima della partenza della marcia — una marcia gioiosa, festosa, luminosa, piena di canti, balli e palloncini: “l’amore è prolife” era scritto su molte magliette e su molti cartelli. L’amore che si è respirato a pieni polmoni in questi due giorni.
Non posso non sottolineare, a questo punto, l'accoglienza degli Slovacchi, calorosa, sincera, gioiosa. Tutti noi “stranieri” siamo stati accompagnati, coccolati, rifocillati, custoditi come cose preziose, ci hanno fatto sentire davvero gli ospiti d'onore! A me hanno chiesto anche di portare lo striscione in testa al corteo: l’unica nonna in mezzo a un mare di ragazzi di vent’anni gentili e disponibilissimi a spiegare e tradurre quello che da sola non ero in grado di capire, per ovvi motivi di lingua.
¸Ho incontrato persone belle dentro. Figli e nipoti di una generazione che ha conosciuto la dittatura comunista e la sua repressione, e che ha trasmesso ai giovani un rispetto e una cura speciale e consapevole per la libertà — non un'idea astratta, ma qualcosa che sanno che si può perdere. Per questo da quelle parti non si discute la libertà religiosa, e libertà di promuovere apertamente la cultura della vita e della famiglia. Per questo sono rimasti perplessi dall'apprendere che in Paesi di lunga tradizione "democratica" come l'Italia e la Francia si respiri un clima censorio e repressivo nei confronti di chi - per esempio - vuol mostrare l'umanità del concepito (ogni riferimento alle vicende dei nostri manifesti non è affatto casuale).
La speranza
Un'esperienza così dà speranza. Perché mentre qui, alle nostre latitudini, il dibattito pubblico sembra concentrato sul trovare il modo "migliore" per legalizzare l’avvelenamento degli anziani e dei malati, a Bratislava migliaia di giovani marciavano gioiosi per difendere la vita dal concepimento alla morte naturale: vedere una piazza intera scegliere la vita e la libertà è segno che la cultura della morte non ha l'ultima parola.
Grazie, Bratislava: ďakujem!