16/09/2026 di Fabio Piemonte

Con il social freezing la Spagna dà un calcio alla vita

In Spagna la Federcalcio verso un accordo per finanziare il social freezing alle calciatrici. Le critiche: maternità e sport non devono essere incompatibili.

La Spagna dà un calcio alla tutela della vita nascente, sotto la maschera di un non ben definito diritto alla genitorialità. È infatti in dirittura di arrivo un accordo tra la Federcalcio iberica (RFEF) e una clinica di fertilità per finanziare il congelamento degli ovuli a tutte le calciatrici che ne facciano richiesta, allo scopo di preservare la fertilità senza danneggiare la propria carriera agonistica. Tutto questo a costo zero per le stesse calciatrici, ma chiaramente a detrimento della loro stessa salute sessuale, dal momento che dovranno sottoporsi eventualmente a un’aggressiva iperstimolazione ovarica e subordinare sine die al lavoro il loro, sicuramente legittimo, desiderio di diventare anche madri.

Le dichiarazioni del capitano della Nazionale

Anche il calcio femminile spagnolo è dunque pronto a veicolare il social freezing quale nuovo patinato mito di progresso. A rivelare l’imminenza di tale accordo tra la RFEF e una clinica di fertilità è stato il capitano della Nazionale femminile, Alexia Putellas. «Per me è un enorme passo avanti, perché la Federazione comprende che stai servendo il tuo Paese, andando contro il tuo tempo biologico, che non puoi fermarti e non puoi essere madre perché hai bisogno del tuo corpo per lavorare», ha dichiarato a El País Semanal la calciatrice due volte Pallone d’Oro. Ciò che stupisce è che quest’iniziativa – che di fatto scoraggia la maternità in modo che sia procrastinata a data da destinarsi – venga propagandata mediaticamente come un fattore di progresso e libertà in favore delle donne e compresa tra le misure di sostegno finanziario per la famiglia, accanto a quella (chiaramente positiva) di coprire le spese di viaggio delle calciatrici affinché possano trascorrere anche durante i ritiri di allenamento più tempo coi loro figli.

I precedenti sempre in Spagna

Il paese iberico non è però nuovo nel considerare il congelamento degli ovociti quale prossimo step da perseguire sulla strada dell’emancipazione femminile. Infatti già diversi anni fa la Fundación Lucentum sponsorizzava il social freezing presso una clinica per la salute riproduttiva per le atlete della prima squadra di basket femminile. Poi nel 2023 la FUTPRO – la principale associazione spagnola delle calciatrici professioniste – ha sottoscritto una partnership con una clinica per la fertilità. Ora invece c’è chiaramente un salto di qualità a livello istituzionale, dal momento che si è raggiunto il vertice della Federcalcio spagnola.

Le critiche sui social: misura maschilista

È curioso osservare come molte critiche a questa iniziativa a favore del social freezing giungano dai social. «Si vende come una misura femminista quando in realtà è profondamente maschilista. Questa misura intende facilitare il fatto che le donne siano madri o il fatto che non lo siano mentre stanno gareggiando?», ha tuonato con una battuta nel contempo lapidaria e provocatoria dal proprio profilo Instagram l’atleta e madre Ana Peleteiro, la quale può vantare oltre 560mila follower. Per la stessa infatti la scelta più giusta sarebbe al contrario quella di permettere alle atlete di poter coniugare la carriera con le esigenze legate al diventare madri. D’altra parte il congelamento degli ovuli non garantisce una futura gravidanza. Di qui è decisamente preferibile anche dal punto di vista etico sostenere politiche di welfare per le giocatrici per supportarle prima, durante e dopo una gravidanza sul piano della tutela contrattuale e dell’assistenza familiare.

Conciliare sport e maternità è possibile

Che sia possibile conciliare sport e maternità lo ha testimoniato splendidamente tra le altre la schermitrice egiziana Nada Hafez, la quale nel 2024 – durante le Olimpiadi a Parigi – ha gareggiato nella sciabola, disciplina della scherma, mentre era incinta al settimo mese. Anche se ci sono casi di simile volontà, da parte delle atlete, ma non di altrettanta attenzione da parte delle società sportive, come accaduto in Italia ad Asja Cogliandro, pallavolista del Perugia, la quale un anno fa è stata addirittura allontanata dalla sua squadra per essere rimasta incinta. Insomma, se da un lato tale pratica comporta un’iperstimolazione ovarica aggressiva e stressante per la stessa salute riproduttiva della donna che pure presume di tutelare, dall’altro è proprio il social freezing a porre di fatto in competizione lavoro e maternità, quasi che non si possa lavorare e nel contempo sognare di diventare madri, avallando in questo modo e non contrastando le regole maschiliste del mercato. Ecco perché il social freezing è spesso accolto con tutti gli onori dai datori di lavoro, i quali possono così assumere lavoratrici scongiurando in partenza ogni aggravio economico ed eventuale incombenza sul piano organizzativo, dannosa per il proprio business legate al periodo della gravidanza, del parto e dell’allattamento di una madre lavoratrice.

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