22/02/2020

Bolzano e la rete RE.A.DY. La denuncia di Salvadori (FdI)

Qualche tempo fa avevamo parlato della singolare adesione “simbolica” di Bolzano alla Rete Re.a.dy, di cui effettivamente fatichiamo tuttora a capire il senso, anche perché tra l’altro, si tratta di una decisione che, non essendo affatto chiara, tende a scontentare davvero tutti.

Il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, all’epoca dei fatti, si era affrettato a dichiarare che "RE.A.DY offre un importante contributo alla sensibilizzazione della popolazione nei confronti delle tematiche dell’inclusione sociale e dei diritti delle persone".

Ricordiamo che la rete nazionale anti-discriminazioni ha lo scopo di mettere in atto e diffondere le cosiddette “buone prassi”, ovvero azioni “culturali” mirate tra le pubbliche amministrazioni per tutelare le rivendicazioni della comunità LGBT. Ad essa hanno aderito numerosi Comuni a livello nazionale: per quanto riguarda l'Alto Adige ne fanno parte Bolzano, Merano, Bressanone ed Appiano.

Eppure, non finisce qui, perché dopo l’apparentemente innocua adesione “simbolica”, c’è qualcuno che lancia l’allarme denunciando come il “clima” dopo questa azione “strategica” (un piede dentro e un piede fuori) stia già cominciando a cambiare.

“Le conseguenze della recente adesione alla rete Ready da parte della Provincia di Bolzano non si fanno attendere” – ha infatti commentato Diego Salvadori di Fratelli d’Italia, parlando di un recente caso di denuncia di omofobia nelle scuole da parte dell’Arcigay Centaurus.

Non casualmente, continua, “Dopo anni di falsi allarmi e di segnalazioni sempre smentite spunta un caso di presunta “omofobia” denunciato alla stampa non dagli inquirenti o dalla scuola, ma dallo stato maggiore del club gay locale che, senza perdere un secondo, è corso in sovrintendenza ad invocare interventi urgenti nelle scuole, dipingendo una situazione generale non riscontrabile nemmeno nei Paesi più intolleranti nei confronti delle persone omosessuali”.

E’ il sistema educativo, come sappiamo bene, ormai, il primo obiettivo di queste “azioni antidiscriminatorie” che si traducono in una vera e propria rieducazione ad hoc dei ragazzi, continua infatti Salvadori: “E la conosciamo bene la natura degli interventi che stanno reclamando questi signori nelle scuole frequentati dai nostri figli. È anni che provano a entrare con i loro libercoli, lezioncine e spettacoli in salsa gender, spesso all’insaputa delle famiglie”.

Pertanto Salvadori, alla luce del moltiplicarsi, nelle scuole italiane, di iniziative in salsa arcobaleno, maggiormente diffuse in quei comuni e quelle regioni “caduti nelle Rete” esorta: “Genitori, vigilate e segnalate. Noi siamo presenti e non arretriamo di un millimetro per la tutela della libertà educativa e il rispetto della sensibilità di genitori e figli”.

 

di Manuela Antonacci

 

 

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