«Meglio una "figlia" viva che un figlio morto». È attraverso questo slogan meramente ideologico che numerosi medici, e non solo, proseguono nell'opera di convincimento dei genitori più recalcitranti a far cominciare il processo di transizione dei figli minori con presunta disforia di genere, prescrivendo loro i bloccanti della pubertà, soprattutto la triptorelina. Ma i documenti della Food and Drug Administration (FDA), il principale ente di regolazione del farmaco negli Usa, mettono seriamente in discussione questo slogan. Da giugno 2026, infatti, anche il foglietto illustrativo del Trelstar, uno dei farmaci a base di triptorelina in commercio negli Stati Uniti, elenca tra le reazioni avverse «depressione, ideazione e tentativi di suicidio». E per le formulazioni pediatriche di questa classe di farmaci una dicitura analoga compare già dal 2017, dopo una revisione interna della stessa FDA.
Il rischio suicidio nei foglietti illustrativi
Nel foglietto illustrativo del Trelstar aggiornato a fine giugno 2026, tra i disturbi psichiatrici emersi dalle segnalazioni successive all'immissione in commercio compaiono ora «depressione, ideazione e tentativi di suicidio»: una dicitura assente nella versione di marzo 2025. Riferimenti analoghi si trovano nei foglietti di altri agonisti dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), la classe di farmaci usati come bloccanti della pubertà. Quello del Lupron Depot (leuprolide) riporta «rarissime segnalazioni di ideazione e tentativi di suicidio»; quello dello Zoladex (goserelin) cita «ideazione e tentativi di suicidio» e avverte che nelle donne in trattamento la depressione può comparire o peggiorare. È curioso notare come l'aggiornamento del Trelstar sia di fatto passato sotto silenzio, senza alcuna particolare eco mediatica e comunicazione all'opinione pubblica.
Per i bambini il rischio è scritto dal 2017
Si tratta, in questi casi, di versioni e dosaggi per adulti, approvati soprattutto contro il tumore della prostata, ma le molecole sono le stesse che vengono vendute e somministrate ai bambini per il "cambio sesso". E per le formulazioni pediatriche, autorizzate per la pubertà precoce centrale, il rischio è messo per iscritto già dal maggio 2017. È infatti in quell'anno che la FDA ha disposto di aggiungere nei foglietti che «depressione, comprese rare segnalazioni di ideazione e tentativi di suicidio, è stata riportata per gli agonisti del GnRH» e di avvertire chi assiste i piccoli pazienti della possibile comparsa o del peggioramento di sintomi psichiatrici, inclusa la depressione.
La FDA conosceva già gli effetti avversi
Dunque questi effetti avversi erano noti da anni alla FDA. A rivelarlo sono alcune mail interne dell'Agenzia, ottenute dall'associazione America First Legal con una richiesta di accesso agli atti e pubblicate da Just the News. In una mail del gennaio 2022 Shannon Sullivan, responsabile di un team clinico della divisione di Endocrinologia generale della FDA, richiama la revisione condotta dall'Agenzia nel 2017 sui bambini che assumevano tali farmaci, nei quali era emerso un «aumento del rischio di depressione e di tendenze suicide, oltre a un aumento del rischio di convulsioni». Per questo la FDA aveva disposto modifiche di sicurezza dei foglietti illustrativi per l'intera classe di farmaci. Tra i bambini inclusi in quella revisione, per lo più trattati per pubertà precoce, c'era anche una manciata di minori che assumevano questi farmaci in modalità off-label per la transizione di genere, per quanto nessuna casa produttrice avesse mai fatto richiesta alla FDA di approvarne l'utilizzo a tale scopo. Del resto, una revisione del Dipartimento della Salute (HHS) del governo federale, pubblicata in versione definitiva nel novembre 2025, osservava che le prove sull'efficacia dei bloccanti della pubertà e degli ormoni sessuali incrociati nei bambini erano qualitativamente «molto basse». E in effetti le ricadute irreversibili dei bloccanti della pubertà sulla salute psicofisica dei minori sono ormai sotto gli occhi di tutti: tra le principali rientrano infertilità, perdita di massa ossea e rischio di suicidio.
E in Italia?
Proprio giovedì scorso il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Priamo Bocchi ha presentato un’interrogazione alla Regione Emilia-Romagna sull’uso della triptorelina negli adolescenti con disforia di genere, chiedendo quanti minori siano stati sottoposti a questi trattamenti, «in quali strutture, con quali protocolli e con quali garanzie per la loro salute». Bocchi ha ricordato che nel novembre 2024 il Comitato Nazionale per la Bioetica ha evidenziato «l’insufficienza delle evidenze scientifiche disponibili» sui benefici e sui rischi di questi farmaci, auspicando che le prescrizioni avvengano solo nell’ambito di sperimentazioni cliniche e con un rigoroso monitoraggio, e che nel 2021 la Regione ha affidato all’Ausl di Bologna il coordinamento di un percorso regionale dedicato ai minori con disforia di genere, stanziando 30mila euro annui. Da qui le domande: il protocollo annunciato è stato approvato? Quanti ragazzi hanno effettivamente ricevuto il farmaco? E, mentre il Veneto ha già disciplinato formalmente centri prescrittori e procedure di valutazione, quali garanzie sono previste in Emilia-Romagna? Tra i rischi richiamati dal consigliere ci sono il possibile rallentamento dello sviluppo osseo, le incognite sulla fertilità futura e gli effetti a lungo termine sulla maturazione sessuale e psicologica: «Quando le conoscenze scientifiche sono ancora incomplete e i pazienti sono minori, deve prevalere il principio di precauzione».
Il punto è che nel nostro Paese prosegue la propaganda ideologica sui bloccanti della pubertà, che ruota in special modo intorno alla somministrazione della triptorelina, trascurando le drammatiche e irreversibili conseguenze sulla salute e sul benessere psicofisico di quanti scelgono l'approccio affermativo, le quali sono ovviamente ancor più gravi per i minori. Eppure ci si dimentica che nel 2024 l'ospedale Careggi di Firenze è finito al centro di un pesante scandalo: secondo una relazione degli ispettori del ministero della Salute, in alcuni casi i minori con disforia di genere sarebbero stati trattati con la triptorelina senza il parere psichiatrico richiesto dalla determina AIFA, e sulla vicenda la procura di Firenze ha avviato un'istruttoria. Al di là di questo caso specifico, quanto appurato dalla FDA in merito al rischio di «depressione, ideazione e tentativi di suicidio» associato ai bloccanti dla pubertà suggerisce di alzare l'asticella del principio di precauzione riguardo a questi farmaci, non di abbassarla per favorirne una somministrazione fuori controllo e scevra da ogni protocollo sanitario. Si auspica quindi che possa presto intervenire nel merito anche il Parlamento per frenare l'uso della triptorelina. Un farmaco che, se da un lato inibisce volutamente lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari (non fa crescere il seno e blocca le mestruazioni nelle ragazze; non fa spuntare la barba e il pomo d'Adamo nei ragazzi), dall'altro non fa assolutamente scomparire la disforia di genere, che persiste, come opportunamente osservato nel recente saggio "Bimbi trans" della giornalista del Corriere della Sera Alessandra Arachi.