24/06/2022 di Luca Marcolivio

Cannabis legale. Bellucci (FdI): «Ecco perché è un pericolo»

Ottenuta l’approvazione in Commissione Giustizia, la proposta di legge Magi-Licantini inizia il suo iter alla Camera dei Deputati. Tra i parlamentari più nettamente contrari alla legalizzazione dell’uso domestico della cannabis, c’è Maria Teresa Bellucci (Fratelli d’Italia), che, anche in forza della sua esperienza di psicoterapeuta presso le comunità di recupero, ha illustrato a Pro Vita & Famiglia le ragioni della propria posizione.

Onorevole Bellucci, qual è la sua valutazione complessiva del disegno di legge Magi-Licantini?

«Il giudizio mio e di Fratelli d’Italia è ovviamente del tutto contrario. Questo disegno di legge mette in pericolo i minori e approda alla Camera proprio nella settimana in cui, a Rimini, un bambino di soli dieci mesi è stato trovato positivo alla cannabis, quindi ricoverato e salvato miracolosamente. Siamo la prima nazione al mondo per uso di cannabinoidi tra i quindicenni. L’età della prima assunzione si abbassa sempre più, con dati statistici che la pongono tra i nove e i dieci anni. In più, si registra un aumento della diffusione e del consumo delle sostanze sintetiche e delle nuove droghe, mentre gli psicofarmaci, venendone reso disponibili l’acquisto sul web, aprono le porte a una minaccia per i ragazzi. Spesso, però, i minori trovano gli psicofarmaci direttamente in casa. Con la normalizzazione delle droghe sia legali che illegali, il rischio è veramente alto. I bambini vedono la cannabis coltivata sul balcone assieme al basilico e al prezzemolo e pensano che assumerla sia normale».

Ieri, lei ha moderato una tavola rotonda, alla presenza di politici, medici, operatori sanitari e responsabili di comunità di recupero, proprio sul tema delle dipendenze. Quali sono gli aspetti più significativi emersi da questa conferenza?

«A conferma di quanto ho appena detto, alcuni operatori hanno riferito di bambini che trovano in casa pezzetti di cannabis, li scambiano per cioccolato e se li mangiano. È ovvio che una legge come quella in discussione non potrebbe far altro che aumentare rischi del genere. Le minacce alla salute crescerebbero notevolmente, perché tutte le droghe fanno male, compresa la cannabis che si vuole legalizzare».

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Quali sono i danni più ricorrenti di questa sostanza?

«Si tratta di una sostanza psicotropa che altera le funzioni cerebrali, specie nell’età evolutiva. È stato provato che sui minori che fanno uso di cannabis, vi sono aree del cervello che vanno a spegnersi, con danni al quoziente intellettivo e rischi di psicosi, attacchi di panico, depressioni e disturbi borderline della personalità. Non sono statistiche fornite da Fratelli d’Italia ma dati scientifici a cui il nostro partito vuole dar voce. Ci assumiamo la responsabilità di non essere “alla moda”, in un momento in cui vi sono politici di sinistra, personaggi dello spettacolo e vip che vogliono farci credere che farsi una canna non fa male ed equivale quasi a bere una camomilla. Noi, al contrario, vogliamo mettere al centro la persona e la sua esigenza di essere libera da ogni dipendenza patologica e di poter trovare nello Stato e nelle istituzioni degli alleati per crescere nel miglior modo possibile, coltivando il proprio talento, le proprie capacità, la propria voglia di costruire un futuro».

Ritiene che, con questo disegno di legge, i proponenti stiano cercando di “rimediare” alla bocciatura del referendum da parte della Corte Costituzionale?

«La bocciatura della Consulta era scontata ma loro non l’hanno presa bene. In realtà, comunque, iniziative di questo tipo ce ne sono state fin dall’inizio di questa legislatura e anche nelle precedenti. Loro puntano alla legalizzazione della cannabis, perché, erroneamente, la considerano non pericolosa per la salute. Quindi continuano a cogliere tutte le occasioni per avanzare iniziative legislative che vadano in questa direzione: lo hanno fatto con la legge di bilancio in tutti i vari passaggi, lo hanno fatto come risposta al danno economico da Covid, nella convinzione che il settore agrario avrebbe potuto risollevarsi, dando la possibilità agli imprenditori di settore di coltivare la cannabis. Hanno anche insistito sull’utilità della cannabis in campo sanitario».

A tal proposito, qual è la sua opinione in merito all’uso terapeutico della cannabis?

«Le persone con il cancro o la sclerosi multipla non vogliono la cannabis a casa ma hanno bisogno di medici qualificati e di un sistema sanitario che le accompagni in un momento difficile della loro vita. Nell’automedicalizzazione non c’è mai stato nulla di buono. Sarebbe anche utile un aiuto psicologico. Di fronte ai disagi della vita, la risposta non sono le droghe, che creano dipendenze e schiavitù ma è la psicoterapia: andrebbe fatta una legge per renderla disponibile per tutti, visto che oggi è alla portata soltanto dei ricchi. Detto ciò, un certo quantitativo di THC può essere assunto con una prescrizione medica e un monitoraggio come avviene per gli psicofarmaci, il cui utilizzo fuori prescrizione crea dipendenza ed è dannoso. Dire, però, che assumendo la cannabis coltivata a casa, si può trovare una risposta alle proprie patologie è una biasimevole strumentalizzazione delle persone più fragili».

Cosa dire, infine, dell’assunto per cui la legalizzazione delle droghe, a partire dalla cannabis, indebolirebbe la criminalità organizzata che commercia queste sostanze?

«È vero l’esatto contrario. La mafia troverà sul mercato sostanze sempre più potenti e a basso costo. I minorenni, poi, continueranno a rivolgersi al mercato nero per risparmiare. Normalizzare l’utilizzo dei cannabinoidi significa quindi determinare un mercato degli stupefacenti sempre più vasto. Chi si abitua ad utilizzare cannabis in casa, dopo un po’, inizierà ad andare in giro a cercare altra droga. Chi fa uso di droga smette di pensare e perde lo spirito critico: ciò fa comodo a una certa politica che non esita a strumentalizzare queste persone quando arriva il momento del voto».

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