30/11/2021

Belgio, si moltiplicano le azioni legali contro i medici pro-eutanasia

Michael Cook, su Bioedge, ci fa notare una grande contraddizione che si sta delineando in Belgio, Paese "all'avanguardia" nelle pratiche eutanasiche. Da un lato la versione ufficiale, secondo la quale va tutto bene; dall'altra invece sono sempre più numerosi i casi in cui i familiari del defunto fanno causa ai medici eutanasisti...
[Traduzione con adattamentii a cura della Redazione non  rivista dall'Autore].
 
L'eutanasia è stata normalizzata in Belgio. Secondo i dati ufficiali, circa 1 decesso su 50 è dovuto all'eutanasia e una grande percentuale non viene riportata ufficialmente (ovviamente è difficile ottenere statistiche sui casi di eutanasia non dichiarati, proprio perché non sono stati segnalati: qui e qui due pubblicazioni in proposito).
L'immagine trasmessa dai media e dalla Commissione di vigilanza sull'eutanasia è comunque malinconica ma positiva: le persone infelici vengono liberate dalla loro sofferenza, sostenute dai loro cari. Tutti i medici rispettano pienamente la legge e non ci sono difficoltà o abusi .
 
Negli ultimi dieci anni però questa narrazione ufficiale comincia ad andare in crisi.
 
Le prime ombre su questo placido panorama sono state gettate dalle sorelle di Tine Nys che nel 2010 ha ottenuto il suicidio assitito. Le due donne hanno denunciato i tre medici per averla avvelenata illegalmente: non era malata terminale, anche se soffriva di una grave depressione. Dopo dieci anni di processo i medici sono stati assolti.
Potrebbe sembrare che quindi l'esito sia stato a favore degli eutanasisti.  Invece, il processo Nys ha dimostrato che i medici che assistono i suicidi non sono invulnerabili. Altri parenti di altre persone che sono state soppresse hanno preso coraggio e c'è stata un'esplosione di azioni legali che mettono in imbarazzo i medici eutanasisti.
 
E questa settimana un medico ha trascorso una notte in carcere a seguito di una denuncia secondo cui aveva illegalmente eutanasizzato un uomo di 91 anni nell'ospedale Jan Palfijn di Gand. Non si sa chi abbia sporto denuncia.  
 
Un articolo sulla rivista belga Knack di un paio di mesi fa descrive il caso di Karel (uno pseudonimo), un uomo belga sulla cinquantina gravemente handicappato a causa di un'emorragia cerebrale. Ha chiesto l'eutanasia sulla base della sua sofferenza fisica e mentale e i medici hanno acconsentito. Tuttavia, il giorno stabilito, il medico che ha praticato l'eutanasia ha ricevuto una lettera da un avvocato che agisce per conto dei due figli di Karel e della sua ex moglie negli Stati Uniti. Ha chiesto al dottore di desistere. Diceva: «Se si procede comunque con questa eutanasia, i miei clienti mi hanno incaricato di sporgere immediatamente denuncia per omicidio».
 
Una cosa del genere non era mai successa prima. I medici di  Karel sono rimasti interdetti, ma hanno rispettato il desiderio dei parenti. Karel pare che voglia ancora morire, ma il medico non è disposto ad accontentarlo in questo stato di incertezza giuridica.
 
La rivista Knack ha intervistato Christophe Lemmens , specialista in diritto sanitario e membro della Commissione di vigilanza sull'eutanasia. Lemmens conferma che le famiglie spesso si oppongono alle richieste di eutanasia e assumono avvocati per contestare la questione. E questa è una conseguenza del caso Tine Nys, anche se  è passato inosservato sui media internazionali. Non ci sono "centinaia" di cause, ma anche poche dozzine sono probabilmente sufficienti per spaventare i medici.
 
La minaccia di un'accusa di omicidio è potente. Secondo il dott. Wim Distelmans,  copresidente della Commissione federale per l'eutanasia, il 78% dei medici eutanasici è meno disposto a praticare l'eutanasia o addirittura a dare consigli, al giorno d'oggi, soprattutto in caso di disturbi psichiatrici.
 
La maggior parte delle azioni legali riguarda pazienti che vogliono essere soppressi a causa di sofferenze psicologiche “insopportabili”. I  parenti credono che la valutazione dei medici sia sbagliata – ed è molto difficile dimostrare chi ha ragione.
 
Lemmens sostiene che la legge è chiara: l'unica voce che conta nella scelta dell'eutanasia è quella del paziente e i parenti non hanno alcuna autorità per impedirla. «Può essere appropriato in alcuni casi coinvolgere i parenti, ma solo il paziente decide e nessun altro», ha detto a Knack.
 
E però questo non impedisce agli avvocati di denunciare i medici: si può facilmente sostenere che il paziente non era mentalmente competente. E quando l'eutanasia è richiesta per porre fine a una sofferenza psicologica, l'incapacità di prendere una decisione in materia è  abbastanza plausibile.
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