29/04/2018

Bambino salvo, ma genitori in galera per averlo voluto curare

Ancora sgomenti per la vicenda di Alfie Evans, che è il terzo bambino, dopo Isaiah e Charlie, che viene terminato dal sistema giuridico – sanitario inglese, contro la volontà dei genitori, vogliamo approfondire con i nostri lettori – per avere un certo sollievo – la storia di Ashya King, cui avevamo fatto cenno qui, quando eravamo terpidanti per Charlie Gard.

Brett e Naghemeh King sono stati ricercati dalla polizia – è stata una vera e propria caccia all’uomo internazionale – per aver “rapito” Ashya, malato di tumore, che allora, nel 2014, aveva 5 anni, dal Southampton General Hospital contro il parere dei medici  e sono fuggiti dal paese.

Dopo due giorni di fuga,  sono stati arrestati in Spagna su richiesta delle autorità britanniche e trattenuti per 72 ore a Madrid con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di minori. Ashya è stato messo sotto scorta in un ospedale spagnolo. Ma la giustizia spagnola non ha concesso l’estradizione dei King in Gran Bretagna. E così sono riusciti a portare il bambino nella Repubblica ceca per un trattamento rivoluzionario con un  fascio di protoni, non disponibile presso il National Health Service del Regno Unito.

I chirurghi  di Southampton avevano rimosso  il medulloblastoma aggressivo che affliggeva il bambino , ma Ashya era rimasto gravemente handicappato: non poteva neanche nutrirsi da solo, aveva bisogno del sondino naso gastrico.

L’ospedale aveva programmato radiazioni e chemioterapia, ma i genitori volevano portare Ashya a Praga: erano convinti che  il trattamento convenzionale avrebbe lasciato cronicamente costretto a letto o ucciso il loro bambino.

I medici britannici, invece, sostenevano che il viaggio a Praga avrebbe ridotto  le possibilità di sopravvivenza di Ashya del 30 per cento.

Oggi, uno dei sette figli dei King, Ashya,  frequenta la scuola e non mostra alcun segno della sua precedente malattia.  Dice la sua mamma:«Quando la gente pensa ad Ashya, ricorda un bambino malato in un letto, ma oggi non è più quel ragazzino».

Redazione

Fonte: LifeSiteNews

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