21/05/2016

Bambini o animali? Un’Italia a quattro zampe

I bambini sono un dono, ma comportano anche una responsabilità e un impegno enormi (che richiedono un ‘aiuto trascendentale’, sotto certi aspetti). I bambini sono il nostro futuro, la nostra speranza.

Tutte queste affermazioni sono, almeno mediamente, condivise da tutti... eppure nessuno fa più bambini: come mai?

La situazione in Italia è sempre più preoccupante: nel 2015 – dati Istat – sono nati solamente 488 mila bambini (-15 mila), nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. La fecondità media è dunque in continuo calo e si va ad attestare su circa 1.35 figli per donna, così come aumenta sempre di più (31,6 anni) l’età media al primo parto.

Come scrivevamo recentemente, è sbagliato porre l’inverno demografico italiano in relazione alla crisi economica: il ragionamento che si dovrebbe fare è invece esattamente l’opposto. Meno bambini, significano meno bisogni (primari e/o indotti); meno bisogni, significano meno richiesta di beni e di servizi; e meno bisogni e servizi significano meno consumi, meno produzione, meno lavoro e, di conseguenza, meno disponibilità economica pro-capite. E’ il gatto che si morde la coda, insomma.

Di contro, gli italiani hanno sempre più animali (cani e gatti, soprattutto). Il loro numero è in scala di 1:1 con la popolazione: 60 milioni di cittadini, 60 milioni di animali domestici. Questo fatto di per sé non sarebbe niente di male, se si avesse un atteggiamento bilanciato. Il problema è che spesso non è così: le persone (tutte le persone) hanno una dignità infinitamente superiore rispetto agli animali e il fatto di affezionarsi a un batuffolo peloso non può e non deve essere paragonato all’amore che si può provare per un essere umano.

Questa visione del mondo e della vita pare però essere ormai diventata appannaggio di pochi. E’ sufficiente camminare per strada per avere un’istantanea della situazione italiana: sempre più persone sole, che camminano frettolose, spesso parlando al cellulare; sempre meno coppie, che hanno avuto il coraggio di sancire il loro impegno d’amore davanti alla società e che portano la fede d’oro al dito; e, tristezza assoluta, sempre meno carrozzine e passeggini e sempre più persone con il guinzaglio in mano.

E questa fotografia dell’Italia del 2000 diventa ancora più lapidaria se la strada in cui si cammina è periferica: in tal caso ogni singolo passo dev’essere calcolato, per evitare di pestare ricordi lasciati dai cani (o, meglio, lasciati dai loro padroni) oppure preservativi usati. L’ho sperimentato personalmente, in una città nel complesso pulita e curata.

cane_transgender_transgenderismo_LGBTCi ritroviamo dunque a vivere in un’Italia a quattro zampe, dove – come ha rilevato papa Bergoglio nell’Udienza Giubilare del 14 maggio 2016 – si è perso di vista il modo corretto di riconoscere dignità e affetto degli esseri viventi, al cui vertice della scala non stanno più gli uomini.

Ed è proprio da questa sottolineatura del papa che prende spunto Maria Volpe, confezionando per il blog del Corriere della Sera La 27ora un articolo bilanciato quanto realista, che fa il paio con il post che aveva già pubblicato nella primavera del 2011 con il titolo: “Se un cane vale più di un bimbo“.

Da allora ad oggi – scrive la giornalista riferendosi all’articolo citato – le cose sono perfino  peggiorate, dal mio punto di vista. Tanti negozietti artigiani hanno chiuso nel mio quartiere e hanno aperto toelettature per cani, idromassaggi e asilo per cani, accessori eleganti, costosissimi, per animali domestici. In TV insieme ai programmi di cucina ormai crescono a dismisura programmi dedicati agli animali : ricette per loro, giochi per loro, vacanze per loro“.

La giornalista ci tiene a precisare che non ha nulla contro gli animali, anzi. Ai suoi bambini piacciono e, nel tempo, diverse specie sono entrate nella loro quotidianità (esagerando un po’ dice che sono diventati ‘membri della famiglia’, ma vabbè). Eppure il suo giudizio rimane chiaro: “Ma non ho cambiato idea – come scrissi allora – sul fatto che Milano è una città che ama più i cani che i bambini. E questo non è sano. (Un condominio a Milano, dopo lotte di anni, è quasi riuscito a sfrattare un asilo – gettando maestre e famiglie nella disperazione – poiché dà fastidio il passaggio dei bambini lungo il vialetto). Che il nostro Paese sta sempre più equiparando gli esseri umani agli animali, rendendoli interscambiabili nelle loro funzioni. Di più: che la società idolatra gli animali e allontana sempre più i bambini, incurante del fatto che – come ha scritto il Corriere lo scorso aprile – tra 20 anni la Nazione avrà la maggior parte di 65enni e già nel 2017 gli over 65 supereranno in numero di bambini fra gli 0 e i 4 anni“.

Non si fanno più bambini, ma si prendono animali domestici.

coppie-omogenitoriali_Figli_Monopoli_cimitero bambini non nati_feti_fecondazione assistitaCome mai succede questo? “Ecco, penso – continua l’articolo – che dovremmo preoccuparci un po’. Chiederci cosa c’è dietro questo sovraccaricare i nostri amici animali di cose, oggetti, affetti smisurati. Io ho il dubbio che da tutto questo emerga solo la profonda fragilità umana. Perché, è vero, un cane non ti tradisce mai, è meraviglioso, non ti delude mai. Ma è solo questo che chiediamo a un rapporto affettivo: sicurezza totale di non essere mai traditi? Sicurezza di non essere mai messi in discussione? Vogliamo solo la certezza di essere amati incondizionatamente?“.

I bambini, come si diceva in apertura, sono un dono, ma comportano anche una responsabilità e un impegno enorme. Essere genitori è il ‘mestiere’ più complicato del mondo. E, in una società sempre meno votata ai valori e composta da sempre meno uomini d’onore e donne che sappiano essere materne e accoglienti, tutto questo viene spesso visto come un rischio troppo grande.

Meglio rimanere soli, non costruire legami (sposandosi) e non rischiare sul futuro (facendo figli). Questo pensano molti, troppi italiani.

Ma la vera domanda da farsi a questo punto è: siamo sicuri che, così facendo, realizziamo la nostra vita e conquistiamo la felicità?

Teresa Moro


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