20/09/2020 di Luca Scalise

Bambina nasce con un tumore più grande di lei, ma guarisce e sopravvive

Finalmente una bella notizia: Zalya sta bene. È nata l’8 luglio del 2019, a sole 28 settimane di gravidanza, con un parto cesareo, «pesava poco meno di un chilo. Il tumore pesava invece un chilo e mezzo», leggiamo su Aleteia.

La gravidanza di sua mamma, Lenai, stava procedendo tranquillamente, finché, giunta alla ventesima settimana, non scoprì che la sua bimba era malata: «Da un team di medici specializzati nelle gravidanze ad alto rischio fu suggerito a Lenai di essere sottoposta a un monitoraggio approfondito, che rivelò che la bambina aveva un tumore, di cui solo una parte era all’interno del corpo. I dottori dissero a Lenai e Matt che c’era una grande possibilità che la loro figlia nascesse morta e proposero loro l’aborto».

Dev’essere veramente tragico scoprire che il figlio che si porta in grembo probabilmente non sopravviverà alla nascita. In un momento di simile dolore e di comprensibile vulnerabilità, l’atteggiamento, i consigli e le parole delle persone che si hanno vicine possono essere davvero determinanti. Tanto più se si tratta di medici.

Sicuramente veder morire il proprio figlio appena nato è qualcosa di indescrivibile. Ma l’aborto è forse una soluzione? Troppo spesso i medici la presentano come tale. Ma cosa si risolve? Semplicemente un bambino che sarebbe potuto essere accompagnato fino all’ultimo istante naturale della sua vita viene eliminato prima di esso. Certo, i sostenitori dell’aborto hanno tanti bei modi per convincere due poveri genitori sofferenti, che mai giudicheremmo, a optare per questa “soluzione”: direbbero che è una questione di “compassione” e che così porrebbero fine al loro dolore; ma soprattutto insisterebbero sul fatto che ancora non è un bambino, cosa assolutamente e scientificamente falsa.

Ricordiamo cosa disse una donna (vi invitiamo a leggere questa testimonianza) che volle abortire sua figlia, perché non sarebbe sopravvissuta alla nascita, al dottor Noia - che aveva cercato di dissuaderla in quell’occasione - quando, nove anni dopo, si ritrovò incinta di un’altra bambina che non sarebbe sopravvissuta: «Pensavo che lei non parlasse come medico, ma come cattolico, per propormi la sua visione della vita e togliermi libertà e autodeterminazione. Niente di più falso. Lei parlava in maniera corretta, sia su base giuridica che su base medica. E questo mio errore l’ho pagato sulla mia pelle. Ma adesso non voglio sbagliare di nuovo, voglio accompagnare la mia bambina».

I genitori di Zalya hanno scelto la vita della loro figlia e lei è nata, ha subito un intervento di ben sei ore, per il quale furono necessarie cinque trasfusioni di sangue, ed infine è guarita. Il tumore era stato rimosso ed oggi, a poco più di un anno, sta bene.

 

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