20/10/2020 di Manuela Antonacci

Australia, manifestazione non autorizzata per “difendere” il gender nelle scuole

La polizia del New South Wales, in Australia, ha arrestato e comminato alcune multe di 1.000 dollari durante un raduno tenutosi a Sydney per protestare contro un disegno di legge definito “anti-transgender”. In realtà si trattava di una protesta non autorizzata, al punto che sono scoppiate risse violente tra polizia e manifestanti, peraltro questi ultimi erano stati preavvertiti del divieto di manifestare, finalizzato al rispetto delle norme anti-Covid e del distanziamento sociale.

Un divieto evidentemente ignorato da chi ha partecipato all’iniziativa, volta ad ostacolare il ddl, denominato “Education Legislation Amendment (Parental Rights)” introdotto dal deputato Mark Latham che modifica la legge sull’ istruzione pubblica, in modo tale da vietare corsi e iniziative che, insegnino la fluidità di genere, nelle scuole e che sanzionino gli insegnanti che continueranno a farlo, violando il diritto alla libertà educativa che spetta solo alla famiglia.

 Peraltro, la natura ideologicamente violenta dell’iniziativa di protesta è emersa anche dalla modalità con cui si è svolta la manifestazione: una donna di 19 anni è stata arrestata perché accusata di aver opposto resistenza alle forze dell’ordine e di aver aggredito un agente.

Non sono mancate le reazioni degli LGBT: April Holcombe, dell’associazione “Community Action for Rainbow Rights”, ad esempio, ha insinuato che i provvedimenti presi dai poliziotti che hanno sanzionato i manifestanti con multe salate, non avrebbero niente a che con la salute pubblica ma si tratterebbe semplicemente di un modo come un altro per sopprimere i “diritti democratici”.

Mentre, verrebbe da dire, inculcare nei bambini idee che non hanno a che fare con la realtà biologica e che, perciò, sono fuffa dal punto di vista scientifico, ma presentate come verità assolute, per giunta, a delle menti in formazione, sarebbe un atto di libertà e democrazia?

 

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