10/06/2021 di Manuela Antonacci

Attivista Lgbt critica il ddl Zan: «Non è vero che l’Italia è un Paese omofobo»

Come ormai è emerso in modo sempre più evidente, il Ddl Zan è un argomento sfacciatamente divisivo, al punto da aver prodotto una profonda spaccatura, all’interno della maggioranza politica. Ma non solo…diversi omosessuali si sono detti totalmente contrari all’approvazione di tale legge, in quanto inutile, per di più in un paese, come l’Italia, affatto omofobo.

Tale è il pensiero anche di Ferdinando Tripodi, appartenente alla galassia LGBT che in una recente intervista ha dichiarato “L’Italia non è un Paese omofobo, i paesi omofobi sono quelli dove ti tagliano la testa se sei omosessuale, come l’Iran dove vengono impiccati o buttati dai piani alti.

In Italia le cosiddette associazioni lgbt non servono a niente, solo a fare soldi ed organizzare serate nelle discoteche o parate volgari come il #gaypride dove sopra i carri si può offendere chiunque”.

Un’affermazione che, se il ddl Zan fosse stato già approvato, costerebbe paradossalmente il carcere anche a lui che, sottolinea anche di non vedere di buon occhio nemmeno i gaypride che definisce vere e proprie carnevalate inutili: infatti, con un ragionamento che non fa una grinza, sostiene che se gli omosessuali vogliono raggiungere lo scopo di essere considerati persone alla stregua delle altre, allora è totalmente inutile che sfilino come se fossero esseri speciali.

Ma l’incredibile paradosso e incoerenza che lo stesso Tripodi denuncia è che, nonostante lui stesso si batta da anni si batta a favore dei diritti degli omosessuali, continua a ricevere puntualmente migliaia di insulti e minacce proprio da parte degli esponenti della comunità lgbt che si dimostrano incapaci di dare il rispetto che pretendono.

E sempre a proposito del ddl Zan sembra avere le idee più che chiare, chiosando “Personalmente continuerò a difendere i diritti sanciti dalla nostra Costituzione Italiana e non permetterò mai a nessuno di privarmi della libertà di dire ciò che penso e soprattutto di condannare ciò che reputo sbagliato”.

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