28/06/2021 di Giuliano Guzzo

Approvata anche la Risoluzione Nairobi. L’aborto sempre più sdoganato, ma le associazioni pro life si salvano (per ora)

È andata decisamente molto male, ma poteva addirittura andare peggio. Alludiamo alla cosiddetta Risoluzione Nairobi, approvata giovedì dall’Europarlamento. Un passaggio avvenuto in forza di una maggioranza purtroppo molto netta - 444 voti favorevoli, 182 contrari e 57 astenuti -, e che segna di certo una pagina negativa. Infatti, la Risoluzione prende il nome dal Vertice di Nairobi - che fu disertato dalla delegazione del Vaticano, ritenendolo propugnatore di principi come la regolamentazione delle nascite e l’aborto – e, effettivamente, i suoi contenuti tutto sono fuorché rincuoranti.

Basti pensare al fatto che il documento, formalmente teso a «proteggere e migliorare la salute e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne», di fatto promuove proprio politiche abortive. Non solo. Pur non avendo, fortunatamente, carattere legislativo, la Risoluzione afferma che «le violazioni della salute sessuale e riproduttiva delle donne costituiscono una forma di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze e ostacolano il progresso verso la parità di genere»; il che, tradotto in soldoni, significa che non agevolare l’accesso all’aborto significa ledere la salute della donna.

Un pensiero a dir poco paradossale, se si considera che non solo l’aborto (e spesso anche la cosiddetta contraccezione), ha come esito l’eliminazione di una vita umana, ma pure per la stessa donna non si tratta di una passeggiata, tutt’altro. Una lettura anche sommaria delle evidenze scientifiche, infatti, ci porta a vedere come la pratica abortiva innalzi, nella donna, i rischi di isterectomia post-partum (Acta Obstet Gynecol Scand, 2011), placenta previa (Int J Gynaecol Obstet, 2003), aborti spontanei (Acta Obstet Gynecol Scand, 2009), depressione, abuso di sostanze (Psychiatry Clin Neurosc, 2013), tumori al seno (Indian J of Cancer, 2013), mortalità materna (J of American Physicians and Surgeons, 2013), suicidi (Scand J Public Health, 2015).

Ecco, se davvero l’accesso all’aborto fosse collegato alla salute riproduttiva femminile, non solo questi effetti collaterali - chiamiamoli eufemisticamente così -, non dovrebbero esserci, ma abortire dovrebbe configurarsi sostanzialmente come quasi un toccasana per la donna: ma sia il buon senso sia la medicina escludono nel modo più categorico una simile prospettiva. Per questo, sarebbe interessante capire su quali basi 444 europarlamentari abbiano appoggiato la Risoluzione Nairobi, in una giornata che, per quanto molto cupa, ha comunque avuto un aspetto positivo. Sì, proprio così. Lo prova il provvidenziale rigetto di un emendamento che sapeva molto di lista di proscrizione.

All’esame dell’Aula è infatti stato sottoposto un emendamento – l’8 al paragrafo 14 – il cui testo manifestava preoccupazione, citiamo testualmente, per «l'inclusione nel registro per la trasparenza dell'UE di organizzazioni come Ordo Iuris, ADF International, Alliance VITA, European Dignity Watch, Federation of Catholic Family Associations in Europe (FAFCE), One of Us European Federation for Life and Human Dignity , Profesionales por la Ética e World Youth Alliance Europe, che sono in tal modo autorizzate a lavorare apertamente con le istituzioni». In poche parole, venivano messi nero su bianco i nomi di realtà pro life che, secondo i proponenti dell’emendamento, è grave siano «autorizzate a lavorare apertamente con le istituzioni».

Peccato che quelle associazioni, ben lungi dall’essere fondamentaliste – e mano ancora paraterroristiche - non facciano che battersi per i diritti del nascituro e per l’assistenza alle donne; ergo, perché ci si dovrebbe preoccupare perché esse siano «autorizzate a lavorare apertamente con le istituzioni»? Anche se il citato emendamento, come si diceva, non è passato, è il caso di avviare una riflessione sul punto perché rischia di essere una minaccia concreta. Concreta ma, purtroppo, conseguente a premesse culturali sbagliate. Infatti, se passa l’idea – come purtroppo sta passando in seno all’Ue – che l’aborto sia un “diritto umano”, ecco che tutti quelli che non condividono diventano automaticamente pericolosi dissidenti da elencare, individuare e isolare come nemici dei diritti umani.

Ora, se non siamo alle porte di un regime vero e proprio, si può tuttavia evidenziare come no, i segnali non siano affatto buoni. Occorre pertanto che chi ha a cuore la vita e la famiglia resti ben vigile e pronto a smascherare e denunciare le prossime menzione che, c’è da temere, non mancheranno di presentarsi all’interno di qualche documento istituzionale.

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