02/07/2020 di Manuela Antonacci

Ancora vendetta contro la Rowling: sui social si oscura il suo nome, sostituito da icone trans

Per quanto tempo ancora la scrittrice J. K. Rowling, creatrice di Harry Potter, dovrà scontare le sue dichiarazioni, se vogliamo anche “banali” e “scontate”, affidate a dei semplici tweet, in cui ha affermato, in riferimento ai transgender, che non basta “sentirsi” donna per esserlo?

E già perché, dopo la marea di insulti e minacce da parte del mondo arcobaleno che l’avevano costretta a cancellare il suo account da twitter, adesso la Rowling sta subendo ulteriori ritorsioni che hanno il sapore della violenza vera e propria.

Di cosa stiamo parlando? Di ciò che sta avvenendo proprio per mano dei suoi lettori che, anziché sostenere la causa della scrittrice britannica e il suo diritto alla libertà di espressione, al contrario, stanno utilizzando i libri della Rowling che hanno collezionato negli anni, per coprirli con la sua firma sostituendola con i nomi di icone trans. Ma la cosa peggiore è che tutto ciò sta avvenendo attraverso una sorta di challenge lanciata su Tik Tok, inizialmente dall’utente @reignofalex che ha pubblicato una canzone in cui definisce Rowling una terf e non una “real feminist” (le Terf sono una branca del femminismo e portano avanti l’evidenza che solo chi nasca donna biologicamente lo sia veramente) e poi altri tiktoker hanno deciso di usare questo audio per riprendersi mentre cancellano il nome dell’autrice dai suoi libri. Un gesto che non esitiamo a definire “violento”: di violenza morale, infatti, si tratta, nel momento in cui si espropria l’autore, anche solo simbolicamente della propria opera.

Ma, oltre il danno, la beffa, dato che, nel video, il nome della scrittrice viene sostituito da quello di icone trans come l’attivista statunintense Marsha P. Johnson e altre. Morale della favola: se osi dire la tua su alcune questioni, senza offendere nessuno, ma esponendo semplicemente il tuo punto di vista, riferendoti peraltro alla realtà oggettiva, sei intollerante e non hai diritto di parola, mentre chi si percepisce “discriminato” dalle tue parole può ben arrogarsi il diritto, non solo di offenderti ma persino di espropriati simbolicamente del frutto delle tue fatiche. Due pesi e due misure, perché, come diceva Voltaire “per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”.

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info