19/06/2021 di Manuela Antonacci

Anche l’associazione genitori e amici di omosessuali contro il ddl Zan. La testimonianza del presidente Galster

Anche Agapo (associazione di genitori e amici di persone omosessuali) nella persona del Presidente Michael Galster, ha espresso, recentemente, forti perplessità sul ddl Zan, in Commissione Giustizia. Parliamo di un’associazione che ha fatto, come si legge nell’intervento di Galster, “dell'accoglienza e dell'inclusione delle persone omo e transessuali, tra cui i nostri figli, la sua ragion d'essere.”  Pro Vita & Famiglia ha voluto sentire proprio Galster per saperne di più.

 

Perché non vi piace questo disegno di legge?

«Noi ci chiediamo innanzitutto se faccia bene ai nostri figli o no. La nostra prospettiva è esattamente questa. Da molto tempo si trasmette ai nostri figli l’idea che la società sia contro di loro, quando si dice che non c’è nessuna legge contro l’omofobia o la transfobia e tutti quanti leggono che non c’è alcuna tutela da parte della legge e del codice penale, che è un falso. La legge c’è già, viene già applicata, allora noi ci chiediamo con quale diritto si dice ai nostri figli che sono senza tutela. I nostri figli si trovano in una situazione molto difficile, sia in età pre-omosessuale, sia durante la pubertà, con caratteristiche differenti tra i 6 e i 15- 18 anni. In particolare tra i 12 e i 18 anni, si trovano in una situazione estremamente dura, perché con un altro orientamento sessuale, non condividono più una parte importante del proprio sé coi compagni, cadono fuori dal gruppo che, a quell’età, ha, come dire, caratteristiche di un branco e l’appartenenza ha una grande importanza per il sano sviluppo di un ragazzo. Altre questioni che pesano sulla psiche del giovane è che gli si trasmette l’idea che tutti siano contro di lui, lasciandogli intendere che sia senza tutela. È cinico questo e irrispettoso delle persone».

Il ddl Zan potrebbe acuire le tensioni sociali?

«Dove serve tutela e sensibilità, verso le persone omosessuali, questa legge nulla può, almeno di positivo, perché siamo in un contesto di età non di adulti. Quindi cosa si può fare contro le battute, l’emarginazione, le barzellette? Non si può applicare il codice penale su dei quattordicenni, è una questione educativa e non rientra nella fattispecie del codice penale. In modo indiretto potrebbe suscitare reazioni omofobe, perché una cosa che si nota già adesso, se guardiamo la tendenza degli ultimi anni, “gay” o “omosessuale”, sono diventate invettive generiche come un tempo lo era il termine “spastico”, per dire. Questo secondo noi è il risultato di un’eccessiva e indifferenziata e non articolata attenzione a questa questione, senza che i ragazzi abbiano modo di capire davvero di che si tratta. Queste campagne continue rivolte alla fascia dei giovani, fino ai 18 anni, peggiora le cose, perché non può essere elaborato in modo articolato a quell’età e sarebbe utile invitare alla tolleranza. La negatività viene portata al culmine, quando si iniettano nei circuiti scolastici i programmi della cosiddetta “educazione alla diversità” che non lo sono, promossi dalle organizzazioni LGBT, tra cui “Piccolo uovo”, “Rosa e i suoi papà”, queste cose creano tensione; laddove ci sono ragazzi un po’ rustici, la situazione rischia sempre di ritorcersi contro il ragazzo omosessuale o presunto tale che si trova in quel contesto classe. Si arriva al culmine quando si fanno questi tipi di programmi, aumentano l’emarginazione dei ragazzi con tendenza omosessuale.

Cosa ne pensa dell’intervento di Arcilesbica?

«Lo condividiamo per il buonsenso. Quello che condividiamo in Agapo è la questione dei transgender che pone non pochi problemi a noi genitori:  ad esempio c’è tutta una questione che riguarda la mutilazione di un corpo sano, nei casi dei processi di transizione. La questione non è semplicistica come la pongono: non è un fatto vero che uno sia nato in un corpo sbagliato, è un mito questo. E la cosiddetta riassegnazione di genere il più delle volte crea più problemi di quanto ne risolva. È parte del problema, non la soluzione».




FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE CONTRO IL DDL ZAN PER LA LIBERTÀ DI PENSIERO

Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia Onlus sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia Onlus tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale. Aiutaci anche con il tuo 5 per mille: nella dichiarazione dei redditi firma e scrivi il codice fiscale 94040860226.