Una lista di ben 596 libri è stata ufficialmente vietata nelle scuole statunitensi gestite dal Pentagono. A renderla pubblica è stato un tribunale distrettuale federale l’11 luglio scorso, nell’ambito di una causa avviata dall’ACLu - un'organizzazione non governativa che mira a difendere i diritti e le libertà negli Stati Uniti) contro il Dipartimento dell’Istruzione della Difesa (DoDEA).
Gran parte dei titoli censiti propone contenuti a sfondo sessuale o ideologico Lgbt+ rivolti esplicitamente ai bambini, con la scusa di promuovere la “diversità” e l’“inclusione”, però in chiave ideologica e diffonde visioni progressiste radicali sulle questioni sociali. Tra questi, si trovano libri come “My Dad Thinks I’m a Boy?!”, che racconta la storia di un bambino transessuale in conflitto con il padre, o testi come “Sex Is a Funny Word”, destinato a bambini tra gli 8 e i 10 anni, che parla apertamente di sessualità, corpo e identità di genere. Non mancano biografie su drag queen e personaggi transgender scritte per l’infanzia.
Difendere i bambini dall’indottrinamento
L’iniziativa, fortemente sostenuta da esponenti dell’amministrazione Trump, intende tutelare i figli dei militari da un vero e proprio indottrinamento ideologico. «Le scuole del DoDEA non sono il parco giochi degli attivisti della sinistra radicale» ha affermato Nicole Kiprilov, direttrice di DOD Watch, che ha denunciato il tentativo sistematico di confondere i bambini sulla propria identità e di imporre una visione del mondo in contrasto con i valori fondamentali di famiglia, sacrificio e amore per la patria. L’obiettivo non è impedire il dibattito culturale, ma fermare la propaganda che mina la crescita sana e serena dei più piccoli.
Un esempio da seguire
Mentre in Italia l’ideologia gender avanza indisturbata nelle scuole, spesso con la complicità delle istituzioni e nell’assenza di un consenso informato reale da parte delle famiglie (per questo è in discussione in Parlamento un disegno di legge ad hoc), l’azione del Pentagono rappresenta un segnale chiaro e coraggioso. Proteggere l’infanzia da contenuti sessualizzati, da narrazioni confuse sull’identità e da pressioni ideologiche non è “censura”, ma dovere morale. Anche da noi è urgente un simile cambio di passo: per difendere la libertà educativa dei genitori e il diritto dei bambini a un’educazione fondata sulla verità e sul rispetto del loro sviluppo naturale.