02/06/2020 di Manuela Antonacci

Anche ArciLesbica contro l’identità di genere e a favore del sesso biologico

Incredibile ma vero, anche ArciLesbica insorge! E per cosa? Per i diritti della comunità LGBT? Ebbene… no!

Sulla pagina facebook di ArciLesbica nazionale si legge, infatti, una quasi dichiarazione di guerra contro le conseguenze nefaste dell’ideologia gender: “Alle donne si è sempre imposto di assentire alla sottomissione e di farsi da parte per il bene di altri. Oggi questa imposizione si presenta così: ci viene chiesto di essere corpi disponibili, di chiamare libertà il metterci sul mercato del sesso, aderendo allo stereotipo della puttana felice o affittando altruiste la nostra capacità di mettere al mondo. Ci viene anche chiesto di accogliere chiunque semplicemente si dichiari donna negli spazi che ci siamo conquistati negli ultimi decenni”.

Ovviamente il riferimento è all’abominevole pratica dell’utero in affitto, che come ben sappiamo inaugura una nuova forma di schiavitù e sfruttamento delle donne, spesso anche legalizzata in molti stati europei e non.

Per questo, Arcilesbica ha anche annunciato, per lo scorso 31 Maggio, un webinar con Sheila Jeffreys, studiosa britannica e attivista femminista lesbica da oltre quattro decenni, coautrice della Declaration on Women's Sex Based Rights (WHRC).

Cos’è la WHRC? E’ la campagna per i diritti umani delle donne, formata da un gruppo di volontarie di tutto il mondo impegnate nella tutela dei diritti delle donne basati, udite, udite, “sul sesso biologico”.  Sul loro sito web si legge anche che “la Dichiarazione sui diritti sessuali femminili è stata creata dai fondatori del WHRC per fare pressioni sulle nazioni per mantenere il linguaggio che protegge le donne e le ragazze sulla base del sesso piuttosto che "di genere" o "identità di genere".

Ed è proprio a questo lavoro incredibilmente “antigender” che ArciLesbica si richiama per sostenere ciò che porta avanti il WHRC ovvero la “riaffermazione dei diritti delle donne basati sul sesso, compresi i diritti delle donne all'integrità fisica e riproduttiva, e sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze che risultano dalla sostituzione della categoria del sesso con quella dell' "identità di genere" e dalla maternità "surrogata" e pratiche correlate”.

Una battaglia che sta suscitando le ire della comunità LGBT che già nel 2018 aveva “sfrattato” Arcilesbica dalla sede del Cassero. Una giovane socia dell’associazione ha ricevuto sul suo profilo Instagram addirittura una minaccia di stupro.

A favore di ArciLesbica si sono schierate le associazioni che si riconoscono nel femminismo sì, ma basato sulla differenza biologica uomo/donna, tra cui RadFem Italia, In Radice per l’inviolabilità del corpo femminile, Se Non Ora Quando – LIbere, Udi Nazionale, Collettivo Femminista Luna Rossa Napoli, Resistenza Femminista.

In un comunicato hanno dichiarato che “ArciLesbica non fa una politica transfobica ma femminista. Si valuti quello che scrive e non quello che le attribuiscono gli haters. Collaboriamo con ArciLesbica sui temi dell’uscita dalla prostituzione, della lotta alla mercificazione degli esseri umani, compreso l’utero in affitto, del diritto alla scelta del/la partner e contro la violenza. Chiediamo che gli attacchi cessino e che si ripristini la dialettica politica corretta”.

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