16/05/2026

Amministrative 2026. Prato: intervista al candidato Agati (FI)

Gabriele Agati, nato nel 1994, avvocato amministrativista. In passato ha svolto i ruoli di catechista, animatore di un gruppo di dopo-cresima, è stato impegnato nella Pastorale Giovanile diocesana, impiegato – nell’ultimo anno di laurea – presso la Caritas Diocesana di Prato, nell’ambito dell’anno di volontariato sociale (equivalente del servizio civile). Anche dopo l’abilitazione ad avvocato è rimasto nel CdA della Fondazione Solidarietà Caritas di Prato ed è stato membro della Consulta della Pastorale Sociale e del Lavoro. A luglio 2025, prima di tesserarsi in Forza Italia, ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di Consigliere di Amministrazione. Ora è candidato come Consigliere Comunale di Prato alle elezioni del 24-25 maggio prossimi per Forza Italia.

 

Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?

«L’impegno politico ha rappresentato per me una sorta di evoluzione “naturale” della maturazione, progressiva e mai completa, nella fede. Credo davvero che la politica sia – per dirla con le parole attribuite a Paolo VI – la “più alta forma di Carità”. Alla luce della mia biografia, posso affermare di non “aver bisogno” della politica, perché non sono alla ricerca di una poltrona o di un modo per arrotondare lo stipendio. Piuttosto, vivo questo impegno – come affermava De Gasperi – non come un mestiere, ma come una missione. La ricerca del bene comune può davvero cambiare le cose, purché si approcci la politica con una competenza e una serietà che, oggi, devo constatare si stiano perdendo».

L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico. Quali strumenti ha a disposizione un Comune e quali proposte concrete sosterrà per agevolare la natalità anche garantendo alternative all’aborto?

«A Prato sono molto attivi il Centro di Aiuto alla Vita e l’Emporio della Solidarietà (fondato dalla Caritas, e dalla Fondazione Caritas co-gestito). Entrambe le realtà forniscono sostegno, economico e materiale, (anche) a quelle madri che stessero valutando l’opzione dell’aborto come risposta ad un bisogno economico. Si tratta di esempi virtuosi, che l’Amministrazione potrebbe/dovrebbe sostenere e incentivare. Sarebbe utile, su altro fronte, estendere l’orario di apertura degli asili comunali, perché all’interno di una famiglia non si debba scegliere fra il lavoro – fonte di sostentamento irrinunciabile – e la cura della famiglia».

Se eletto, si impegna – laddove possibile per un Comune – a incentivare l’assistenza a malati e fragili e dunque anche alle cure palliative, agli Hospice e all’assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?

«Spero di non suonare presuntuoso rispondendo che confido che la mia storia risponda per me. Non vi è dubbio».

In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio comunale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?

«Per parte mia, facendo proprie in special modo alcune proposte del Vostro manifesto, credo che sia giunto il momento di superare l’ISEE quale unico strumento di accesso alle prestazioni sociali. È quindi necessario, a Prato (perché al momento solo di Prato posso parlare), avviare una sperimentazione che – a fianco dell’ISEE – introduca nuovi indicatori della situazione di una persona o di un nucleo familiare; penso in particolare al quoziente familiare, o all’individual deprivation measure».

Sapeva che le associazioni LGBTQUIA+ o “trans-femministe” si fanno promotrici di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcuni Comuni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda LGBTQUIA+?

«Posso affermare con orgoglio di non essermi mai piegato al pensiero unico sempre più imperante. Da giurista, trovo oggi particolarmente preoccupante questa ondata di “nuovi diritti”: ormai si pensa che ogni volizione sia un diritto, cioè che “se lo voglio, allora ne ho diritto”. Ebbene, non è così. Sono convinto che vi sia un diritto naturale irrinunciabile e da non contravvenire (e con me sarebbe d’accordo, per citarne uno, san Tommaso d’Aquino), per non sovvertire l’ordine naturale del vivere insieme. I processi di disgregazione della società attualmente in corso (disagio giovanile, nella forma della dipendenza da alcool, social, pornografia, droga, etc.; violenza crescente; insicurezza dilagante, etc.), sono secondo me il frutto anche di una narrazione relativistica della società, che porta a perdere dei punti di riferimento saldi, cui guardare nei momenti di difficoltà. È dunque compito della politica tornare a tener dritta la barra, perché la tempesta non ci travolga definitivamente».

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