17/05/2026

Amministrative 2026. Pistoia: intervista alla candidata Dabizzi (Avanti Pistoia)

Laura Dabizzi, classe 1976, fiorentina di origine ma ormai vive a Pistoia da 25 anni. Mamma di due ragazze di 10 e 19 anni, lavora a tempo pieno come impiegata in una Federazione Sportiva (fino al 2015 a Firenze, poi a Pistoia). Dal 2011 con l’inizio della scuola materna della sua primogenita ha iniziato a vivere attivamente la scuola, come rappresentante di classe, poi in consiglio d’istituto (per due volte in istituti diversi) ed è stata presidente del Comitato Genitori della scuola primaria Galileo Galilei fino al 2018. Attualmente è candidata al Consiglio Comunale di Pistoia con la lista Civica Avanti Pistoia per Anna Maria Celesti, mentre alle scorse amministrative era  candidata sempre in una lista civica con un candidato sindaco indipendente.

 

Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?

«Io non ho mai sognato di entrare in politica, il mondo dei partiti mi è sempre sembrato un mondo poco trasparente e non mi ha mai attratto, però sono abituata ad aiutare il mio prossimo, a cercare di fare la mia parte contro le ingiustizie e migliorare le cose. E’ con questo spirito che mi sono fatta avanti nel mondo della scuola, dell’associazionismo e adesso come candidata in una lista civica, perché ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. Credo nei valori tradizionali e vedo nella famiglia il punto di partenza ed il centro intorno al quale si costruisce una società civile».

L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico. Quali strumenti ha a disposizione un Comune e quali proposte concrete sosterrà per agevolare la natalità anche garantendo alternative all’aborto?

«Il Comune ha sicuramente strumenti limitati per un problema così grande, ma se si creano servizi a misura di famiglia, allora sarà più facile agevolare la natalità. Oltre a contributi per agevolare le neo famiglie, mi piacerebbe ampliare i servizi come asili nido, vorrei creare dei micro-nidi familiari come ci sono in altre città, nelle grandi aziende del territorio andrebbero incentivati i nidi aziendali. Per quanto riguarda il problema dell’aborto bisogna ripartire dall’inizio, riportando il dibattito in modo equo con onestà cosa che adesso non avviene poiché si spinge in un’unica direzione».

Se eletta, si impegna - laddove possibile per un Comune - a incentivare l’assistenza a malati e fragili e dunque anche alle cure palliative, agli Hospice e all'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?

«Senza dubbio. Io sono favorevole all’assistenza domiciliare, alle cure palliative; l’hospice lo riserverei a chi è solo e non può essere accudito diversamente. Ogni persona deve poter essere assistita a casa propria con i familiari. Mio padre è mancato tre anni fa; io e mia sorella ci siamo opposte all’hospice, è stato accudito da mia madre e mia sorella che viveva con loro. Mia madre credeva di non farcela ed invece ha riscoperto del bene profondo nel prendersi cura di mio babbo e quando se ne è andato, ci ha ringraziato perché le abbiamo permesso di stare con lui fino alla fine».

In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio comunale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?

«Basta leggere il significato della parola società sul vocabolario per capire che la famiglia è la prima forma di società che si è creata naturalmente. Da lì parte tutto. E solo dove ci sono famiglie, la società può crescere ed evolvere. La prima cosa che farei è quella di rivedere le agevolazioni per i servizi che si versano al Comune come la Tari che a Pistoia è tra le più alte in Toscana e pesa sulle famiglie numerose e sugli anziani soli che hanno case medio/grandi; rivedrei anche le tariffe per la mensa scolastica e metterei dei criteri di priorità per l’accesso ai servizi».

Sapeva che le associazioni LGBTQUIA+ o “trans-femministe” si fanno promotrici di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcuni Comuni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronta a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda LGBTQUIA+?

«Sì, purtroppo sono al corrente di questa deriva che sta prendendo sempre più campo. Credo che questi temi debbano rimanere fuori dalle scuole e dove ciò non sia possibile, bisogna pretendere un contraddittorio, in modo che i ragazzi possano avere e vedere espresse entrambe le posizioni. I genitori devono poter dire la loro e sono totalmente contraria al finanziamento pubblico di questo genere di iniziative. I soldi pubblici possono e devono essere spesi realmente per il benessere di tutti e non per la propaganda LGBTQUIA+. La libertà educativa è un punto della mia campagna elettorale».

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