Daniele Ricasoli, classe 1984, funzionario in Enel, è candidato nella lista di Fratelli d’Italia per le elezioni amministrative del comune di Pistoia. In passato è stato consigliere comunale di Agliana dal 2024 al marzo 2026, data in cui si è dimesso per partecipare alle elezioni di Pistoia 2026, ed è stato capogruppo di maggioranza per la lista Fratelli d’Italia e presidente della commissione Bilancio per tutta la durata dell’incarico.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Faccio politica dall’età di 16 anni. Ho sempre sostenuto che per cambiare le cose intorno a noi fosse necessario muoversi in prima persona occupandosi delle esigenze degli altri. La politica è una vocazione e un servizio che facciamo per la comunità, è ascolto, impegno e rapidità di azione. Ho sempre avuto questa predisposizione nel “cercare di risolvere le cose” e trovo giusto mettersi a disposizione per cercare di migliorare il mondo che ci circonda. Ho deciso di attivarmi politicamente perché voglio difendere l’ambiente in cui mia figlia dovrà crescere e cercare di lasciare il mondo un posto migliore rispetto a come lo abbiamo trovato».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico. Quali strumenti ha a disposizione un Comune e quali proposte concrete sosterrà per agevolare la natalità anche garantendo alternative all’aborto?
«Oggi è doveroso ammettere che la maggior parte delle coppie che vuole mettere su famiglia cerca una stabilità di tipo economico e abitativo che molto spesso può mancare ed è disincentivante. E’ anche vero che la società sta andando verso una cultura della “mitizzazione” del singolo che spesso si sposa male con l’altruismo o il pensiero di creare una vita. Un’amministrazione può mettere a disposizione degli strumenti di incentivazione come i “bonus-bebè”, creare delle agevolazioni abitative per le giovani coppie ed incrementare gli asili nido e le scuole materne (anche in collaborazione con le grandi aziende del territorio) per aiutare i genitori che lavorano o che magari non hanno dei “nonni” a dare una mano. Inoltre, potranno essere sponsorizzati maggiormente i centri di ascolto e l’assistenza alle donne già presenti sul territorio».
Se eletto, si impegna - laddove possibile per un Comune - a incentivare l’assistenza a malati e fragili e dunque anche alle cure palliative, agli Hospice e all'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«Certamente, dove possibile mi impegnerò per le persone più fragili».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio comunale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«La risposta è già nella domanda. La comunità è composta da famiglie e non da singoli, la famiglia contribuisce attivamente alla crescita della comunità e al ricambio generazionale. Uno degli strumenti che presenteremo, perché già studiato prima della fine del mandato scorso, è il bonus bebè. Ma l’amministrazione deve collaborare fianco a fianco con tutte le associazioni di volontariato presenti nella comunità e dare ascolto e sostegno economico».
Sapeva che le associazioni LGBTQUIA+ o “trans-femministe” si fanno promotrici di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcuni Comuni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda LGBTQUIA+?
«Credo che alcune di queste istanze siano prettamente dettate da meccanismi di “commercializzazione dell’essere umano” che nulla hanno a che vedere con le sensibilità dei singoli e poco a che fare con la visione che ho del mondo futuro. Sono consapevole che oggi non possiamo scandalizzarci sull’omosessualità, la libertà di amare deve essere un sentimento intimo e privato per tutti (coppie eterosessuali e omosessuali) ma con la consapevolezza di essere uomini o donne. La volontà di certe associazioni, molto spesso aggressiva e dirompente, nel voler indottrinare fin dall’età preadolescenziale i ragazzi e le ragazze la trovo una forzatura ideologica. Ogni individuo matura con i propri tempi e non deve essere la scuola a dare lezioni su questo. Mi impegnerò sicuramente a difendere la libertà educativa dei genitori verso i propri figli e a contrastare ogni tipo di propaganda diversa da quella curriculare».