Marta Mattinzoli Crotti, classe 1992, abita a Lonato del Garda, in provincia di Brescia, da dodici anni con suo marito e i loro due figli. E’ un’insegnante di Religione Cattolica e laureanda all'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Verona. Per la prima volta si candida come consigliere alle elezioni comunali con la lista di Fratelli d’Italia, partito dentro il quale milita da circa otto anni. Segue l’attività di Pro Vita & Famiglia da diversi anni: il primissimo evento è stato a Desenzano del Garda, nel teatro dell’oratorio San Biagio - Rivoltella; tra quelli più recenti ricorda “Semplicemente Umano” e “Ingannata” con la detransitioner Luka Hein.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Ho deciso di essere parte attiva nella politica del mio territorio perché ritengo necessario l’impegno personale nella difesa della verità e nella ricerca del bene comune».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico. Quali strumenti ha a disposizione un Comune e quali proposte concrete sosterrà per agevolare la natalità anche garantendo alternative all’aborto?
«Per contrastare il calo delle nascite ritengo necessarie politiche a favore della famiglia già in essere ma sento il bisogno di politiche giovanili, che permettano ai giovani di aprirsi e riscoprire la potenza della famiglia tradizionale. L’amministrazione comunale dovrebbe dare ai giovani adulti la possibilità di progettare e costruire una famiglia sul proprio territorio: agevolazioni per quanto riguarda la casa, sostegno alle rette di asili nido e scuole dell’infanzia. Dovranno essere incentivati luoghi di confronto e ascolto per futuri e neo-genitori, per coloro che hanno difficoltà a diventarlo. La genitorialità deve essere sostenuta in tutte le sue fasi anche grazie alle associazioni già presenti sul territorio e nei comuni limitrofi».
Se eletta, si impegna - laddove possibile per un Comune - a incentivare l’assistenza a malati e fragili e dunque anche alle cure palliative, agli Hospice e all'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«La famiglia può vivere momenti di fragilità ma non deve essere lasciata sola, l’amministrazione deve essere presente: è fondamentale avere un assessorato ai Servizi Sociali che operi in maniera proficua perché i cittadini devono essere a conoscenza, ed in caso di necessità, indirizzati verso realtà a supporto degli anziani e dei malati (RSA, centri riabilitativi, centri diurni per anziani e disabili). Una società può dirsi davvero civile se nei confronti dei più fragili rifiuta logiche utilitaristiche e pone al centro la dignità della persona, qualsiasi siano le sue condizioni psico-fisiche».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio comunale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«Ritengo necessario che l’amministrazione comunale sostenga le nuove famiglie con assegni/bonus nascite, faciliti l’ammissione dei bambini presso i nidi anche privati, sostenga le famiglie in cui la madre o il padre scelgano di occuparsi dei figli a tempo pieno. Estremamente necessaria è la collaborazione tra il Comune e le associazioni del territorio per creare spazi di ascolto per i coniugi, e spazi oltre la scuola per i figli; nel caso in cui le famiglie presentino una situazione di particolare fragilità, è necessario che Operatori qualificati accompagnino con la propria presenza e competenza la vita quotidiana di tali famiglie».
Sapeva che le associazioni LGBTQUIA+ o “trans-femministe” si fanno promotrici di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcuni Comuni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronta a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda LGBTQUIA+?
«Qualora dovessi ricoprire un ruolo istituzionale, mi batterò allo stremo affinché le menzogne dell’agenda queer non entrino nelle istituzioni scolastiche del comune di Lonato, anzi intendo favorire presenza e attività di associazioni che si spendono per la famiglia tradizionale e difendono la vita, perché è dal diritto alla vita che derivano tutti gli altri diritti. Solo attraverso una maggior consapevolezza del proprio ruolo e dei rischi che pratiche come la transizione di genere possano causare, i genitori e le famiglie potranno decidere cosa è meglio per i loro figli».