04/11/2019

Ambulanze senza sirene per donne che hanno abortito e stanno male

Definirlo “assurdo” è poca cosa: una clinica abortista ha chiamato un’ambulanza, in seguito a complicazioni verificatesi durante l’aborto di una donna, chiedendo la cortesia di arrivare senza attivare la sirena.

Gli attivisti dell’Operazione Rescue, che «gestisce un database di emergenze mediche che si verificano presso le strutture abortiste», spiega un rapporto dettagliato di Abortion911, hanno ottenuto una registrazione della telefonata del Whole Woman’s Health, che chiedeva un ambulanza per una 31enne che, durante l’aborto chirurgico, è andata incontro a una grave infezione, tale da impedire la prosecuzione dell’intervento.

Perché mai è stato chiesto di spegnere le sirene? Semplice. Per evitare che i pro life raccontino dell’ennesimo caso in cui l’aborto volontario ha avuto conseguenze negative sulla salute femminile.

Commenta a riguardo Troy Newman, presidente dell’Operazione Rescue: «Chiedere che un'ambulanza scappi senza sirene dimostra che il Whole Woman’s Health sta cercando di nascondere le sue emergenze mediche al pubblico. Le donne hanno il diritto di sapere cosa devono affrontare quando entrano in una struttura per abortire, e questo è uno dei motivi per cui pubblichiamo questi incidenti. Il pubblico ha bisogno di capire quanto siano pericolosi gli aborti».

Pare, inoltre, che il Whole Woman’s Health sia stato già citato in giudizio a marzo «per non aver fornito alle donne incinte il nome e il numero di telefono dell'ospedale più vicino alle loro case, nel caso in cui fossero richiesti i servizi medici di emergenza».

Insomma, ma non erano i pro aborto quelli che ci tenevano ai diritti, alla libertà, all’autodeterminazione e alla salute della donna? E perché, allora, vogliono occultare la verità circa i numerosi casi di complicazioni in seguito agli aborti? Nascondere questi dati può impedire alle donne di compiere una scelta consapevole.

Ma non sarà che quella dell’aborto “libero e sicuro” è una clamorosa fandonia?

 

di Luca Scalise
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