07/01/2020

Alves, il Ken umano diventa una Barbie

Rodrigo Alves, non contento di essere diventato, grazie a numerosissimi interventi di chirurgia estetica (uno dei quali gli stava anche costando la vita) il primo Ken Umano, recentemente ha annunciato al Mirror di sentirsi come Barbie: “È fantastico dire finalmente al mondo che sono una ragazza. Finalmente mi sento la vera me. Affascinante, bella e femminile. Per anni ho provato a vivere la mia vita da uomo. Avevo messo anche dei finti addominali, avevo i muscoli di silicone sulle braccia ma mentivo a me stessa. Sono una donna e ho sempre avuto un cervello femminile”.

Per questo, dopo aver speso ben 430.000 euro in interventi di chirurgia plastica, negli ultimi 15 anni, per diventare Ken, adesso ha invertito la rotta, decidendo di cambiare sesso per trasformarsi in Barbie. Un ennesimo cambiamento radicale che ovviamente non farà che aumentare ulteriormente le sue “ospitate” nei vari programmi televisivi che l’hanno lanciato come “personaggio”.

Perché, come scrive la giornalista Enrica Perrucchietti, sulla sua pagina Facebook: “E’ interessante notare come personaggi come questo vengano strumentalizzati dallo spettacolo che li cannibalizza, rendendoli dei freaks da offrire morbosamente agli spettatori. […] Non a caso Alves è diventato ospite fisso di alcuni talk show e persino del GF. Invece di aiutare e difendere le persone fragili, si esaltano i loro eccessi e le si offrono in sacrificio come mero intrattenimento al pubblico”.

Già, perché a nessuno importa che presto, come preannunciato da Alves stesso, l’uomo si farà rimuovere i genitali completamente e metterà delle protesi mammarie in silicone, sulla scia di non si sa bene quale inclinazione, istinto, desiderio o semplicemente vuoto profondo da colmare, perché oggi, grazie alla chirurgia e ad una società in cui ogni desiderio è legge e pertanto dev’essere giustificato, per quanto insano sia, chiunque può trasformarsi in qualunque immagine di sé abbia in mente, anche se non aderisce affatto a ciò che si è nella realtà. E poco importa anche, a questa società in cui il buonsenso è un tratto caratteristico sempre meno diffuso, che, personaggi come Alves, dimostrino quanto oggi, si sia ossessionati da canoni di bellezza divenuti sempre più irraggiungibili, grazie all’abuso della chirurgia plastica che sposta sempre più indietro i paletti delle aspettative altrui, creando un mondo in cui sta prendendo sempre più piede la pretesa e il mito della giovinezza a tutti i costi e per sempre e un modello di bellezza che risponde a canoni tutti artificiali, non esistenti affatto in natura.

Insomma a furia di giustificare e, anzi, difendere qualunque follia, in nome di una presunta “libertà” personale che impone, sempre più, la rinuncia a qualunque sano giudizio critico, stiamo rischiando di creare un tessuto sociale costituito da eterni adolescenti, ai quali non basta più la fuga da qualunque tipo di responsabilità che implichi il “per sempre”, ma che pretendono di inseguire un’immagine di sé cristallizzata in un passato che non torna più, nel migliore dei casi, o modellata su criteri folli e impossibili, ma da realizzare a tutti i costi per illudersi di aver raggiunto finalmente una felicità e un’ autorealizzazione che si rivelerà presta artificiale e superficiale piuttosto che vera e interiore.

 

di Manuela Antonacci

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