31/10/2025 di Fabio Piemonte

All’Università di Bergamo lo sport si piega alla propaganda arcobaleno

A Bergamo il Cus (Centro Universitario Sportivo) sembra aver sposato la causa Lgbtq+. Lo si può notare dalla stretta collaborazione tra il Centro Sportivo dell’ateneo e la Pegasus Sporting Club, una polisportiva dichiaratamente Lgbtqi+ e dal fatto che sui completini delle squadre di calcio e pallavolo campeggia inesorabilmente la bandiera arcobaleno. Ma c’è di più.

La bandiera arcobaleno

Insomma, praticamente per tutti i giocatori componenti delle squadre di volley maschile, femminile, misto e calcio a 5, 7 e 11 di Bergamo che fanno parte di questa Polisportiva non c’è scelta: la maglietta del completino ufficiale in dotazione per l’allenamento e le gare, generalmente all’altezza del braccio alla stregua del posizionamento della fascia del capitano, presenta ben visibili le strisce multicolori della bandiera arcobaleno della lobby Lgbtqi+. Nel dettaglio, poi, la collaborazione con l’Università di Bergamo si concretizza in particolare con il calcio a 5 femminile e la pallavolo maschile e femminile, tanto che sul sito ufficiale dello stesso CUS si possono leggere i dettagli di questo «progetto di inclusione, formazione e valorizzazione delle diversità per contrastare l’omofobia, la transfobia e ogni forma di odio sui campi di gioco, in collaborazione con Pegasus Sporting Club». D’altra parte, come detto, il claim della suddetta associazione Pegasus non lascia spazio a fraintendimenti e recita: “Lo sport Lgbtqi+ di Bergamo”. Ma non finisce qui.

Conflitto di interessi?

«Voglio favorire una cultura del coming out nello sport. Finalmente anche in Italia iniziano ad esserci e questo fa ben sperare ma dobbiamo sviluppare una cultura della non paura. Un giocatore, una giocatrice non devono essere valutati in base al loro orientamento sessuale ma solo per le loro prestazioni sportive. E questo vale anche per i dirigenti sportivi, allenatori, professionisti sportivi, i tifosi e tutti coloro che formano lo sport in Italia». Sono le parole - alla testata BergamoNews - di Marco Arlati, dopo essere stato eletto nella segreteria nazionale di ArciGay con delega allo sport, incarico che ricopre dal 2019. Parole giustissime se pensiamo al passaggio “un giocatore, una giocatrice non devono essere valutati in base al loro orientamento sessuale ma solo per le loro prestazioni sportive”. Ma allora perché tutta questa voglia di dichiararsi polisportiva Lgbtqia+ e di sfoderare fasce arcobaleno? Che bisogno c’è se a contare sono - dovrebbero essere - solo le prestazioni sportive? Oltre a questo ciò che di più balza agli occhi è che Arlati non ha solo la delega allo sport in Arcigay, ma è fondatore e presidente di Pegasus Sporting Club, che nasce come «progetto di inclusione sociale» e collabora con il Cus di Bergamo sin dalla sua nascita e, soprattutto, sempre Arlati è Referente della Commissione “Finanziamenti, Contributi e Crowdfunding” del CONI Lombardia, il che lascia presagire anche il sospetto di un conflitto d’interessi, proprio se consideriamo le sue posizioni di rilievo istituzionale tanto nell’Arcigay quanto nel Coni.

 

 

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