24/06/2020 di Manuela Antonacci

All’università cattolica dell’Italia settentrionale si insegna che l'amore omosessuale non è in contrasto con il Catechismo

E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine. E già perché, mentre ci sono associazioni pro family, come la nostra, che si affannano a mostrare tutto l’inganno dell’ideologia gender e derivati, c’è poi, chi, per il ruolo che riveste, anziché appoggiare questi sforzi, passa inaspettatamente dall’altra parte delle barricate. Stiamo parlando di quello che sta avvenendo dell’università cattolica dell’Italia settentrionale, dove il sacerdote Fumagalli dedica un corso all’omosessualità, stabilendo persino analogie tra matrimonio e unioni dello stesso sesso.

Ne parla l’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, in un articolo di pochi giorni fa, comparso su La Verità. Amato racconta di come, nel dare un’occhiata all’Annuario accademico 2019-2020 della facoltà teologica dell’Italia settentrionale che ha sede a Milano, un’università prestigiosa affidata all’episcopato delle tre regioni ecclesiastiche della Lombardia, Piemonte e Liguria, si sia imbattuto in un corso monografico di Morale speciale I, tenuto dal professore e sacerdote Aristide Fumagalli, intitolato “L’amore omosessuale e fede cristiana”. E’ il professore stesso ad esplicitare le finalità del corso, infatti scrive che “il corso intende assumere la questione omosessuale in ambito teologico, indagando il rapporto tra l’amore omosessuale e la fede cristiana, al fine di promuovere una rinnovata interpretazione antropologica e offrire criteri per la sua valutazione morale”.

Come sottolinea bene Amato, già c’è un’ambiguità in partenza, ovvero, come si fa a parlare di “amore omosessuale”, se il catechismo della chiesa cattolica, definisce l’omosessualità come una “tendenza disordinata”? Ma l’intento del corso si chiarisce meglio continuando a leggerne la descrizione, approntata da Fumagalli stesso: “La successiva ripresa dell’insegnamento tradizionale della Chiesa circa l’omosessualità indotto da alcuni testi della Scrittura, argomentato lungo il corso della Tradizione e formulato dal Magistero, permetterà di chiarire quanto esso intercetti effettivamente e quanto non colga adeguatamente l’attuale esperienza omosessuale di persone credenti”. Dunque non è l’omosessualità ad essere messa in discussione (sottolineiamo che ci troviamo nel contesto di un’università cattolica) dal punto di vista morale e teologico ma è, al contrario, addirittura il Magistero della Chiesa che necessita una vera e propria revisione, secondo il punto di vista di Fumagalli.

La parola d’ordine, si legge ancora, è “rinnovamento per rispondere alla contemporaneità”. Insomma, secondo questo punto di vista, purtroppo non poco diffuso, non è l’uomo smarrito e dubbioso a guardare alla Chiesa come faro e guida, ma, al contrario, è la Chiesa stessa a doversi adeguare alla “contemporaneità”. Insomma il Magistero della Chiesa e l’insegnamento dei profeti sarebbero visti quasi come un fardello di cui liberarsi, in nome di una “modernità” che vorrebbe far rima con un ambiguo concetto di “libertà”.

E se ci fossero ancora dubbi sulle intenzioni e le finalità del corso, basta dare un’occhiata, come sottolinea Amato, ai libri di testo, tra i quali “L’amore omosessuale” di Brogliato/Migliorini. Nell’abstract del testo si legge che il fine, tra gli altri, è anche quello di fornire alla teologia un’occasione per “aggiornare la propria posizione” [in merito all’omosessualità ndr] “proponendone una visione pienamente cattolica della persona e della sessualità”.

Insomma, più chiaro di così si muore. Come conclude bene Amato, alla luce di tutto ciò, a questo punto, se alcuni “non hanno ancora modificato il catechismo e la dottrina sul punto dell’omosessualità è solo perché le condizioni ancora non lo permettono”.

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