17/11/2025 di Fabio Piemonte

Alle medie de “Il Collegio” si propaganda l’educazione sessuale

Nell’ultima edizione de “Il Collegio” - serie cult per adolescenti, che simula alcune settimane trascorse in una scuola, disponibile anche su RaiPlay e Netflix - si porta l’educazione sessuale in classe. Non è la prima volta che accade nel corso delle nove edizioni finora andate in onda, ma questa volta è sembrata ancora di più una vera e propria marchetta, uno spottone per perorare la causa tanto cara a sinistra e progressisti.

In particolare stiamo parlando di quanto accaduto nella seconda puntata della nona serie del celebre docu-reality, in cui un gruppo di adolescenti di età compresa tra i 14 e i 17 anni viene catapultato nel 1990 nel Convitto Nazionale “Mario Pagano” di Campobasso allo scopo di superare l’esame di licenza media e ottenere il diploma. Insomma una disciplina come l’educazione sessuale alle scuole medie - per la quale il ddl Valditara attualmente in discussione alla Camera vuole introdurre l’obbligo di consenso informato per i genitori quando si tratta di attività extracurricolari - viene propagandata come se niente fosse grazie alla vetrina mediatica di una scuola ‘virtuale’, per di più descritta quale materia auspicabile da trattare con gli adolescenti.

L’esperta Monica Calcagni

«Questo corso è molto importante, perché in questi anni abbiamo una grande emergenza che è l’Aids». Comincia così la sua lezione agli studenti de “Il Collegio” la dottoressa Monica Calcagni, ginecologa non obiettrice di coscienza, come ella stessa precisa sul suo sito ufficiale, nel quale si legge: «Vi darò tutte le informazioni perché possiate esercitare il vostro diritto di interrompere un’eventuale gravidanza inattesa. Sono del parere che le donne debbano scegliere della propria vita, del proprio corpo, della propria contraccezione, della propria sessualità». A “Il Collegio”, però, parte subito un contributo video che racconta la piaga sociale dell’Aids, per legittimare l’esigenza di insegnare l’educazione sessuale, per cui «parlare di rapporti protetti non è più un tabù, ma un atto di responsabilità collettiva», sentenzia la voce narrante. Di qui l’esperta invita i giovani alunni a scrivere anche le domande più inconfessabili in materia di sessualità su foglietti bianchi e in totale anonimato. «Ma se di una cosa non so niente, i dubbi me li invento?», reagisce con fermezza una studentessa. Tuttavia la dottoressa prosegue sulla sua strada e, una volta raccolte le domande, mostra a studenti e studentesse quando e come va usato il preservativo: dalla verifica della data di scadenza al suo smaltimento dopo l’uso nel cestino. E tutto ciò potrebbe essere a tutti gli effetti una fotografia di come spesso tali lezioni, nella realtà, arrivano ai nostri figli per mezzo di progetti extracurricolari.

Non è la prima volta

Purtroppo non è la prima volta che a “Il Collegio” si parla di educazione sessuale. Tale disciplina si è già affacciata in questo reality show nel corso della quinta e sesta serie andate in onda negli anni 2020 e 2021 - rispettivamente sempre nella settima puntata - attraverso le lezioni della psicologa e psicoterapeuta Roberta Sette. «Parlare di educazione sessuale è giustissimo perché ci prepara per il futuro», commenta Giulia, una studentessa del reality. «Ho 14 anni e a questi fatti non ci voglio pensare!», ammette invece un’altra Giulia, manifestando la propria intenzione di non voler partecipare anche perché ritiene di «non aver niente da raccontare». Allora, per rompere il ghiaccio, la psicologa chiede ai giovani di raccontare le loro esperienze, oltre a scrivere su un foglietto bianco in forma anonima le curiosità personali in materia. Le reazioni immediate delle due Giulia testimoniano da subito la delicatezza di un tema che può turbare le coscienze; che non può essere affrontato in maniera asettica; che non può essere trattato secondo le medesime modalità con ragazzi e ragazze. Tuttavia la lezione prosegue e uno studente così la sintetizza ai compagni: «Divertiamoci ma sempre con precauzioni, perché prevenire è meglio che curare». Ciò non sorprende perché spesso in queste lezioni non vi è alcun cenno al senso e al significato dell’affettività in una relazione amorosa fino alla donazione totale di sé nell’atto sessuale. Dalle domande dei ragazzi emergono piuttosto curiosità pruriginose su omosessualità dei cani, durata del rapporto sessuale, ruolo delle dimensioni dell’organo genitale maschile e sulle opportunità di “relazioni aperte” con più partner, perché «non c’è nulla di giusto e nulla di sbagliato, l’importante è amare». Di qui un altro breve contributo video racconta agli studenti trionfalisticamente le radici del “Love is Love”, la caduta dei tabù e, soprattutto presenta le pillole anticoncezionali come strumenti efficaci al servizio del "sesso libero", esibendo alcuni manifesti di decenni fa sui quali campeggia lo slogan: «Non devi pagare il prezzo dell’amore. Per non abortire, per una maternità libera e cosciente con un anticoncezionale sicuro». 

Una marchetta contro il ddl Valditara?

Insomma, nonostante il disegno di legge Valditara voglia lasciare l’educazione sessuale alle scuole medie - ma sempre con l’obbligo del consenso informato dei genitori - attraverso la propaganda mediatica si vuole inculcare l’idea che le scuole reali dovrebbero prendere a modello le “scuole ideali”, alla stregua di quella de “Il Collegio”. È vero che le puntate del reality sono state girate molto prima dell’arrivo in Parlamento del disegno di legge e che dunque non ci poteva essere una volontà di fare una marchetta contraria a tale proposta, ma va da sé come la puntata si sia comunque - alla fine - rivelata molto più propagandistica di quanto si poteva immaginare. Una ragione in più, forse, per aprire gli occhi sull’urgenza di approvare una legge - in questi giorni pesantemente osteggiata dalla Sinistra - che vuole obbligare le scuole a richiedere «il consenso informato preventivo e scritto dei genitori per ogni attività che riguardi la sessualità, dopo aver messo a disposizione i materiali e indicato chiaramente contenuti, obiettivi, relatori ed esperti chiamati ad intervenire. Inoltre, le scuole - come recita la proposta - dovranno garantire attività alternative per chi non desidera partecipare, e ogni progetto dovrà essere supervisionato da un docente. Infine, ogni esperto esterno o associazione che entra nelle classi dovrà essere approvato dal Collegio docenti e dal Consiglio d’Istituto, con criteri chiari di trasparenza, competenza, coerenza e rispetto dell’età degli studenti». Pertanto si auspica che tale ddl diventi in tempi rapidi e senza intoppi legge dello Stato. Ciò costituirebbe senza dubbio una boccata d’ossigeno per tanti genitori, ribadendo il principio della priorità educativa di mamma e papà, troppo spesso all’oscuro di progetti e iniziative all’insegna dell’indottrinamento ideologico in salsa gender nelle scuole dei loro figli. 

 

 

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