09/03/2026 di Redazione

L'Italia nel mirino Lgbt anche in seno all'ONU. Ecco cosa sta per accadere

Da oggi e fino al prossimo 19 marzo si riunisce a New York la 70ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo Stato delle Donne (CSW70). È l'appuntamento diplomatico annuale più influente — e più ideologicamente carico — in materia di diritti, famiglia e politiche di genere. In quella sala non siedono solo i delegati degli Stati: attorno ai tavoli gravitano anche le lobby trans-femministe e LGBT più potenti e finanziate del mondo, con possibilità di contatto diretto con i negoziatori e accesso ai negoziati. Di conseguenza, il loro obiettivo è molto chiaro e pericoloso: influenzare il maggior numero possibile di delegazioni per inserire nel documento finale la promozione dell'aborto e dell'ideologia gender.

Le conclusioni negoziate in quella sede non sono formalmente vincolanti, ma sottovalutarne il peso sarebbe un errore: diventano infatti il linguaggio ufficiale della diplomazia internazionale, la base per le politiche - anche europee - e la giustificazione per orientare miliardi di finanziamenti pubblici globali verso programmi e organizzazioni che operano in questo campo. Quello che si scrive lì, in altre parole, arriva anche a casa nostra. Prima nelle direttive europee, poi nella legislazione nazionale, infine nella vita quotidiana delle famiglie italiane. A rappresentare l'Italia in questi negoziati — a porte chiuse — è l'Ambasciatore Giorgio Marrapodi, Rappresentante Permanente d'Italia presso le Nazioni Unite, nominato lo scorso gennaio dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani. È lui che parlerà a nome del nostro Paese mentre le lobby più organizzate del mondo faranno pressione su ogni delegazione. Dunque la domanda che gli italiani hanno il diritto di porsi è semplice: da che parte starà?

Le folli indicazioni del Parlamento Europeo

Il 12 febbraio 2026 il Parlamento Europeo ha approvato la Raccomandazione al Consiglio concernente le priorità dell'UE in vista della CSW70, con cui ha dato istruzioni precise all'Unione Europea su come orientarsi proprio in vista di questi negoziati. Una risoluzione ideologica che chiede di promuovere:

  • il riconoscimento dell'aborto come "diritto umano fondamentale";
  • l'equiparazione tra persone transgender e persone del sesso biologico corrispondente;
  • finanziamenti prioritari per organizzazioni trans-femministe e LGBT;
  • l'integrazione dell'ideologia gender in giustizia, educazione e sanità.

La pressione affinché i Paesi membri si allineino a queste posizioni anche nelle sedi ONU è reale e costante, e un'Italia silenziosa rischia di essere un'Italia che acconsente.

I punti critici del testo in negoziato

La bozza del documento conclusivo contiene formulazioni che Pro Vita & Famiglia considera incompatibili con l'ordinamento italiano. Il paragrafo più critico è il 6(u), che impegna gli Stati a garantire l'accesso ai meccanismi di giustizia per "violazioni della salute sessuale e riproduttiva e dei diritti riproduttivi", un'espressione che nel sistema ONU viene sistematicamente interpretata come comprensiva del diritto all'aborto. Altrettanto problematico è l'uso pervasivo del termine "gender equality" in sostituzione della parità basata sul sesso biologico, con effetti diretti sull'inclusione delle persone transgender nelle politiche riservate alle donne. Pro Vita & Famiglia ha già prodotto un'analisi giuridica del testo - paragrafo per paragrafo - con individuazione delle criticità e indicazioni alla delegazione italiana su come porsi in sede negoziale. Le conclusioni, inoltre, sono state trasmesse tramite PEC formale al Ministro Tajani e all'Ambasciatore Marrapodi, anche se al momento non abbiamo ricevuto nessuna risposta. A fronte di questo silenzio, quindi, l’associazione è pronta ad attivare ulteriori azioni di pressione: il posizionamento di un camion-vela davanti al Ministero degli Esteri per più giorni consecutivi; una campagna mediatica con contenuti social; comunicati stampa e articoli; e un coordinamento diretto con le ONG pro life accreditate presso l'ONU e attive in questi giorni a New York. 

Il Ministero tace. Noi no. Ma per agire abbiamo bisogno di te: dona ora e aiutaci a fare pressione sull'Italia all'ONU.

I manifesti imbrattati e il filo che porta a New York

Ma non è finita qui. In occasione dell'8 marzo - Giornata Internazionale della Donna - Pro Vita & Famiglia ha infatti affisso in tutta Italia dei manifesti con la definizione del dizionario: "Donna: persona adulta di sesso femminile". Quasi tutte le affissioni, nel giro di poche ore, sono state vandalizzate, imbrattate e strappate dai soliti collettivi trans-femministi. Non è una coincidenza. Chi sui muri italiani contesta la definizione biologica di donna e chi, a New York, preme per cancellarla dai documenti ONU condividono la stessa agenda, gli stessi finanziatori, la stessa rete. In Italia usano la vernice. A New York usano una penna stilografica. Se il documento finale della CSW70 dovesse passare con la firma dell'Italia, quella cancellazione diventerebbe ufficiale.

Cosa stiamo facendo e come puoi aiutarci

Pro Vita & Famiglia, come già accennato, è già al lavoro su più fronti: analisi giuridica del testo in negoziato, richiesta formale di chiarimenti a Tajani e Marrapodi, pressione pubblica con il camion-vela davanti al Ministero degli Esteri, campagna mediatica coordinata e collaborazione con le ONG pro life accreditate presso l'ONU. Non possiamo però aspettare che i giochi siano fatti per reagire, c’è bisogno di agire adesso, mentre c'è ancora tempo per cambiare qualcosa.

Se ritieni, quindi, che l'Italia debba arrivare a quel tavolo con una posizione chiara e indipendente, puoi sostenere le nostre iniziative qui.

 

 

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