28/11/2019

Alla Primaria Collodi di Bari la favola natalizia “omogenitoriale”

Ci risiamo! Siccome, com’è noto, vogliono convincerci che il gender non esiste, il prossimo venerdì 29 novembre, in orario scolastico, alcuni bambini della terza e quarta elementare della scuola Primaria Collodi di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, incontreranno Francesca Cavallo, autrice del libro “Elfi al quinto piano”.

Una storia che in realtà ha come protagonista una famiglia “omogenitoriale”, come si usa dire oggi, espressione tratta anch’essa dalla neolingua, dato che i genitori necessari per mettere al mondo un bambino sono sempre e solo due, mai uno, per quanto si cerchi di ovviare questa evidente (anche se per alcuni “triste”) realtà.

Ma la cosa interessante è che, in questo caso, il dato scarsamente scientifico e tutto ideologico dei tre bambini Manuel, Camila e Shonda, “figli” di due mamme, viene trattato con grandissima nonchalance, come se fosse qualcosa di ormai assodato, su cui non è nemmeno più necessario soffermarsi. Siamo insomma, alla fase dello schema di persuasione e manipolazione della famosa “Finestra di Overton” corrispondente alla trasformazione dell’idea un tempo impensabile in “socialmente accettabile”. Ciò si intuisce molto bene dall’incipit della presentazione del romanzo, riportato sulla pagina internet su cui il libro è pubblicizzato: «è quasi Natale quando Manuel, Camila e Shonda, insieme alle loro due mamme Isabella e Dominique, arrivano nella città di R. prendono possesso della loro nuova casa in via dei Camini Spaziosi 10, dove i vicini sembrano accoglierli con la diffidenza che gli abitanti della città riservano a tutto ciò che gli è nuovo ed estraneo».

Incipit a cui segue immediatamente dopo la descrizione del veloce susseguirsi di una serie di avventure, a cui fanno da “sfondo” le “due mamme”. Tutto come se niente fosse e, come se la diffidenza iniziale dei vicini, descritta all’inizio, non avesse minimamente motivo di essere.

Insomma, ormai non ci si interroga nemmeno più se questo può rappresentare davvero il bene, anzi, il meglio per un bambino, per la cui crescita psichica armoniosa, come dimostra un secolo di psicanalisi, è necessario un genitore dello stesso sesso in cui identificarsi e un altro del sesso opposto da cui percepirsi differenti. Sono gli adulti in base a scelte puramente emotive a scegliere e decidere per i più piccoli e dunque più indifesi che, per questo, dovrebbero venire prima di qualunque esigenza egoistica.

Ma, nel caso della presentazione del libro, nell’istituto Collodi di Acquaviva, nemmeno la scuola si interroga sul valore educativo di una simile iniziativa che quanto meno avrebbe dovuto essere filtrata dai genitori che, invece, assisteranno alla presentazione del libro solo dopo i loro figli. Insomma, ad ordine invertito, come se il parere dei genitori fosse secondario e l’esposizione dei loro figli a certe delicate tematiche andasse da sé. La scuola del futuro: gender 2.0.

 

di Manuela Antonacci

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