20/05/2019

Alessandro Montresor, dalla malattia all’insperata rinascita

Alessandro Maria Montresor, di due anni, per il quale lo scorso inverno si è smossa l’intera Italia, alla ricerca di un donatore disponibile a un trapianto di midollo, per sconfiggere la malattia rara che lo affliggeva, ce l’ha fatta ed è tornato a una vita normale.

Il piccolo era affetto dalla linfoistiocitosi emofagocitica e ce l’ha fatta grazie ai medici dell’ospedale Bambino Gesù nonostante nessuno dei tantissimi donatori si fosse rivelato compatibile. Così, alla fine, gli sono state trapiantate le cellule prelevate dal papà. I primi sintomi della malattia si sono manifestati lo scorso agosto ma a distanza di un anno è guarito al punto da riuscire già a viaggiare per trascorrere una settimana in casa dei nonni materni, Ulderico e Rosemary, residenti a Napoli.

Ma anche quando rimane in casa è vivacissimo: «Gli piacciono le bolle di sapone e ama giocare con le macchinine», racconta sua madre, Cristiana Console. «Quando siamo a Roma, ogni mattina, andiamo a passeggiare a Trastevere. Lì c’è un’edicola dove ne sono esposte in vendita tante. Alessandro le guarda tutte, le tocca, le esamina: il giornalaio è paziente, lo lascia fare. Alla fine, trascorsa una mezz’ora, sceglie quella che vuole e porta a casa il suo trofeo». La gioia e l’incredulità della donna sono dovute al fatto che, durante la fase acuta della malattia, suo figlio era totalmente inerte, con febbre oltre i 40 gradi.

«Il nostro bambino è nato tre volte, esultano Cristiana e suo marito Paolo: la prima, quando è venuto alla luce prematuro e debolissimo. La seconda, quando è riuscito a recuperare peso e a lasciare l’incubatrice. La terza, quando il professor Locatelli e la sua équipe sono riusciti a sconfiggere la malattia». Malattia di cui erano portatori sani inconsapevoli i due genitori del bambino, notizia che li ha lasciati sbigottiti: «Quando è arrivata la diagnosi eravamo disperati. Ed è stato per la forza della disperazione che abbiamo provato a lanciare quell’appello ai possibili donatori. Non ci aspettavamo una risposta così forte e il merito è anche di Gigi D’Alessio, che è stato tra i primi a rilanciarlo. Anche se per Alex non si è trovato il donatore giusto, quanti hanno atteso per ore il loro turno sappiano che hanno aiutato molti bambini malati di leucemia o di tumore. Ci hanno contattato i genitori per dircelo».

Insomma una gara di solidarietà i cui effetti benefici sono giunti anche a coloro che non ne erano i diretti destinatari e che dimostra che, quando la diagnosi e un’adeguata terapia non vengono sostituite dai protocolli di morte, dettati da una visione della vita senza speranza, può accadere non solo l’insperabile, ma che l’ondata di bene che dal tenace attaccamento alla vita e dal desiderio di preservarla si scatena, arrivi a contagiare e a beneficare davvero tutti. Perché la vita umana, così fragile e così complessa è un vero mistero che a volte può riservare, anche nei momenti che sembrano più cupi, inaspettate e meravigliose sorprese.

Manuela Antonacci

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