31/10/2014

Affrontare la discriminazione sull’orientamento sessuale e l’identità di genere

Interessante approfondimento sulla giornata del 28 ottobre e sul convegno che si è tenuto a Bruxelles contro le discriminazioni sull’orientamento sessuale e identità di genere. Evento fra i più “importanti” del semestre italiano: con questo passaggio l’Unione Europea ha dimostrato chiaramente -qualora ve ne fosse ancora bisogno- quali sono le linee direttrici per una politica apertamente gay friendly.

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Bruxelles 28 Ottobre 2014. Evelyne Paradis, direttore di ILGA Europe, l’ha definita come una giornata storica poiché è stato il primo congresso organizzato dentro il Consiglio d’Europa dalle organizzazioni LGBTI. Titolo del congresso: “Affrontare la Discriminazione sull’Orientamento Sessuale e l’Identità di Genere”.

Il primato dell’evento spetta anche all’Italia che ne è stata lo sponsor ufficiale, dato che il congresso si è tenuto nel semestre a guida italiana dell’Europa e, ovviamente, a spese dell’Italia.

I moderatori erano Christina Gallach, responsabile delle Pubbliche relazioni del Segretariato del CoE e Friso Roscam Abbing, responsabile delle comunicazioni del FRA (Fundamental Rights Agency).

L’Ambasciatore permanente dell’Italia presso l’UE, Stefano Sannino, ha introdotto i lavori, come padrone di casa dell’evento, e ha focalizzato il suo intervento sulla necessità di cambiare la mentalità popolare in tema di sessualità. Bisogna lavorare nelle scuole per porre fine alla discriminazione delle persone LGBTI. A suo giudizio è necessario dar voce a chi non ha voce.

Se qualcuno immagina che l’Ambasciatore si riferisse ai bambini (soggetti fragili per antonomasia e dunque da proteggere), prigionieri nelle loro classi e sottoposti all’indottrinamento dell’educazione sessuale o ai bambini dati in adozione alle coppie omosessuali, commetterebbe un errore madornale. L’Ambasciatore infatti si riferiva alla comunità LGBTI, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersex che aveva organizzato il congresso. Tutti possono constatare infatti, di persona, come sia difficile per queste persone far udire la loro voce alla TV, nei giornali, alla radio, nella produzione hollywoodiana.

L’Ambasciatore ha ricordato, anche, come tutti abbiano il diritto di essere felici, di amare e di essere rispettati. Sul diritto al rispetto per tutti, ovviamente, nulla da eccepire: è un messaggio che circola da circa duemila anni. Sul diritto alla felicità e all’amore bisogna invece obiettare qualcosa, perché per diritto si intende un qualcosa di sacrosanto che uno Stato deve garantire a tutti. Qui cominciano i problemi. C’è bisogno di spiegarli? Pare di sì. Personalmente sarei felice solo se i miei figli vivessero una vita familiare più armoniosa: posso obbligare i miei figli a farlo attraverso una legge dello Stato visto che la mia felicità e il bisogno di amare ha bisogno proprio di questo? Ho qualche dubbio. Per la felicità e l’amore temo che non ci si possa rivolgere allo Stato che già fa molta fatica a garantire una sopravvivenza decorosa e il diritto alla cura dei suoi cittadini sempre più frastornati.

Altra perla dell’Ambasciatore: non sono consentite eccezioni. Felicità e amore per tutti, nessuno escluso. L’Europa è un’organizzazione basata sui valori e non deve chiedere tolleranza, ma uguaglianza. Uguaglianza e felicità dovrebbero essere la norma. Il nuovo Presidente Junker è avvertito, si dia da fare.

Il direttore del FRA (Fundamental Rights Agency) Morten Kjaeeru, è stato decisamente più pragmatico, almeno inizialmente, si è limitato a lamentare la discriminazione sul posto di lavoro delle persone LGBTI. Poi, però, anche lui ha lasciato perdere la razionalità e si è spostato sul versante dell’emotività: le persone LGBT soffrono per non poter essere loro stesse, specialmente i giovani a scuola dove la percentuale di suicidi è più elevata nella comunità LGBT rispetto agli “altri”. Questo dato di realtà non può certo lasciare indifferenti, ma è inevitabile anche porsi una domanda: queste giovani vittime sono imputabili alla “società” bigotta e intollerante o a qualche grave problema che si annida nelle loro menti confuse?

Domanda complicata a cui è impossibile dare una risposta ultimativa.
Veniamo anche informati di come la narrativa sulla normalità sia stata creata qualche centinaio di anni fa e come ormai non sia più di attualità.

A proposito di normalità, vale la pena ricordare come il concetto di normalità sia stato inserito in una formula da oltre due secoli da “un simpatico matematico della bassa Sassonia, quel Carl Friedrich Gauss, inconsapevole di causare oggi orticarie a taluni.”

E’ solo ignoranza e pregiudizio quello che pervade la mente di chi ancora si ostina ad affermare che la terra è popolata da maschi e femmine? Ad ogni buon conto Morten Kjaeeru informa la platea che la narrativa è cambiata e le persone LGBT sono adesso più soddisfatte.

Poi c’è stato il messaggio videoregistrato di Ulrike Lunaceck, difficile riportare con parole la voce suadente e melliflua con cui ha espresso i suoi pensieri. Bisogna solo trovare la registrazione e vederla di persona.

In seguito è arrivato il momento di Martine Reicherts, commissario Europeo uscente per Giustizia, Diritti Fondamentali e Cittadinanza.
Per Martine bisogna definire gli obiettivi su cui focalizzare l’azione e comunque bisogna acquisire visibilità. Mette in guardia anche dall’attuare una pressione troppo forte perché potrebbe essere un errore. Nel campo del diritto penale ci vuole l’unanimità. Non si possono forzare quelli che non sono d’accordo sulle tesi LGBTI, anche in questo campo, perché lo prevede la democrazia. Bisogna invece focalizzare l’attenzione sulla discriminazione nell’approvigionamento di beni e servizi. Il commissario europeo uscente chiede l’inserimento nel codice penale di reati di “hate crimes” and “hate speech” di orwelliana memoria. Tutto ciò deve essere fatto perché tutti hanno diritto ad avere una vita senza paura…. Tasse, Ebola, Aids, SARS, Influenza Aviaria, Influenza suina e altre calamità “naturali” permettendo.

Poi è stata la volta di Julia Ehrt, direttore di Transgender Europe.
Anche Julia ha concentrato l’attenzione sulla discriminazione perpetrata nell’approvigionamento di beni e servizi nei confronti della comunità LGBTI, però accanto ai dispiaceri e alle difficoltà c’è anche la Danimarca che è fonte di una buona notizia. La Danimarca, infatti, ha riconosciuto il diritto all’autodeterminazione, nel senso che ciascuno ha la libertà di decidere il genere di appartenenza e lo può fare senza intervento medico. Julia sostiene che non dovrebbero essere coinvolte procedure di carattere medico nel momento che una persona decide per l’autodeterminazione perché questo è un procedimento di natura legale e dunque non si capisce cosa c’entrino i medici. La Danimarca ha aperto la strada e ora tocca al resto dell’Europa procedere per la nuova via del progresso individuata dal paese nordico.

A Julia è succeduto il direttore dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) Marco De Giorgi che ha reso edotta l’assemblea su un sondaggio sulla discriminazione delle persone LGBT in Italia nel settore lavorativo. Il fulcro dell’intervento di De Giorgi è stato Il sollecito alle amministrazioni pubbliche perché si impegnino ad assumere le persone LGBT (magari usando il meccanismo delle quote per le pari opportunità). Poi ha passato in rassegna i progetti in atto a favore della comunità LGBT da parte dell’UNAR e l’elenco delle compagnie che appoggiano le politiche del suo ufficio.

A De Giorgi è succeduta una giovane olandese, molto carina e aggraziata, Sara Halilovic che ha fondato nella sua scuola in Olanda la “Gay Straight Alliance Olanda”. L’intervento di Sara è stato tutto fondato sull’emotività, ha ricordato di come il bullismo e il cyberbullismo sia molto presente nelle scuole. Ha raccontato la storia di una coppia di lesbiche che erano state insultate perché si tenevano mano nella mano e come, dopo quell’episodio di violenza, queste due persone non si siano più potute sorridere e tenere la mano in pubblico. Una cosa molto triste, ha commentato. Mentre la giovane parlava della tristezza delle due signore che non si potevano più sorridere e tenere per mano in pubblico, passavano nella mente le immagini di uomini e donne massacrati, impiccati, decapitati dietro il cortile di casa in un mondo che vive ormai di globalizzazione. La giovane Sara è una pedina nelle mani esperte di qualcuno che nel momento in cui reclama diritti per la comunità LGBTI non si rende conto che i diritti umani sono una realtà molto fragile in alcune parti del mondo e chi osserva quanto accade in una Europa, in cui il principio di realtà è stato sostituito dall’utopia della felicità e dell’amore per tutti, senza eccezioni, cerca di erigere barriere sempre più alte per evitare che il nostro virus si propaghi nelle loro aree…. Altro che ebola!

Jeanette Larsson è stata ispettore di polizia e vice presidente dell’Associazione Gay Police in Svezia. Janette non ha aggiunto novità rispetto a quanto già detto e il suo contributo maggiore è stato quello di affermare la necessità di attuare un training alla diversità a vari livelli.

A quel punto ci sono stati interventi dal pubblico. Chi ha messo in rilievo il fatto che il sondaggio sulle persone LGBT nell’UE, presentato ai partecipanti, non sembra avere una grande valenza scientifica per come è stato scelto il campione, dato che non vi era nessun controllo sulle risposte che potevano essere date più volte dalla stessa persona o anche da un sistema robotizzato. Subito si è avuto un altro intervento che ha ricordato come ogni sistema di rilevamento delle opinioni on line presenti delle pecche e ha invitato a fare un nuovo sondaggio, spendendo un bel mucchio di soldi e poi convincere la platea che il suo sistema di rilievo era esente da critiche.

Personalmente ho fatto una domanda al nostro rappresentante De Giorgi. Dato che lui era il rappresentante di un ufficio che si occupa di antidiscriminazione razziale, intendeva dire, in quella sede, che le persone con un orientamento sessuale e una identità di genere diversa dalla normatività erano parte di una razza speciale? Sembra però che non volesse dire questo e che si affretterà a far cambiare dizione all’Ufficio Nazionale contro le Discriminazioni Razziali.
C’è stata anche una giovane donna dalla platea che ha affermato che “essere diversi è sano” salutata da uno scroscio di applausi. Probabilmente la giovane in questione non ha mai visto un reparto di malattie infettive in vita sua, altrimenti avrebbe avuto qualche difficoltà ad esprimersi così candidamente su questioni tanto complicate.

Dopo un’interruzione per un ricco caffè, è iniziata la seconda parte della mattinata.

E’ toccato ad Evelyne Paradis, Direttore esecutivo di ILGA Europe, colei che aveva definito storico l’incontro il compito di dare l’avvio alla seconda parte del programma.
Anche Evelyne Paradis ha chiesto protezione contro le discriminazioni, i pregiudizi e i crimini di odio, mettendo in risalto però anche il fatto che ci sono stati dei cambiamenti positivi. Il documento dell’ILGA sul matrimonio ugualitario è stato firmato dal 26% dei rappresentanti parlamentari e dunque le prospettive sono incoraggianti.

Il vice ministro per la Giustizia della Croazia, Sandra Kunst, si è barcamenata cercando di bilanciare il risultato del referendum popolare sul matrimonio, inteso unicamente come l’unione tra un uomo e una donna, che ha visto uscire vittoriosa una maggioranza del 67%, con l’adozione delle unioni civili entrate in vigore in Croazia nel luglio di quest’anno.

Il ministro irlandese per le Nuove Comunità, la Cultura e l’Uguaglianza, Aodhàn Rìordàin, è stato quello che, a livello personale, ha destato le maggiori perplessità.

Il ministro ha ricordato come solo 20 anni fa l’omosessualità fosse considerata un crimine in Irlanda, ora la situazione è totalmente cambiata. Saggiamente il ministro fa presente che non è una legge che cambia le cose, è necessario un cambio culturale. Saggiamente ricorda anche che bisogna trovare un equilibrio tra i vari diritti, la libertà religiosa, gli studenti e gli insegnanti. Quello che i bambini imparano negli anni dell’infanzia resta impresso tutta la vita, dunque bisogna formare i bambini a scuola.

Anche Aodhàn Rìordàin insiste sul fatto che non bisogna battersi per la tolleranza, ma che bisogna viceversa celebrare la diversità. Il ministro irlandese, non ha conosciuto particolari problemi di discriminazione nella scuola, dove prima insegnava, dato che è bianco, eterosessuale, cattolico e dunque appartiene ad una categoria privilegiata. Proprio queste sue doti lo rendono un testimonial perfetto della necessità di celebrare la diversità, se solo si riuscisse a capire perché mai la diversità dovrebbe essere celebrata, visto che ha come unico desiderio quello di essere omologata al resto dei comuni mortali.

E’ stata poi la volta di Caren Marks, ministro federale per gli Affari Familiari, gli Anziani, le Donne e la Gioventù della Germania.

Un ministero importante anche perché sembra riunire tutte le aree di sofferenza della società moderna.

Caren Marks però ha posto l’accento su una questione molto particolare, quella delle persone intersex, questione che ha creato scalpore nel 2012, quando, in base ad uno studio commissionato ad esperti sulle persone intersex, è emersa l’indicazione a lasciare sospesa la casella sul sesso di appartenenza alla nascita. Il famoso terzo sesso non è ancora diventata una realtà tangibile ma questa nuova indicazione ne favorisce sicuramente il cammino.

 

Qual’è stata la ragione per la quale la Germania è arrivata a questa conclusione: non si può intervenire chirurgicamente sulle persone intersex perché si viola il diritto all’integrità fisica. Non si può, ha spiegato il ministro, sottoporre un bambino a un intervento e un adulto non può decidere al posto del bambino su quale sesso orientarsi.

Questo sembra rimediare gli errori commessi nel passato al tempo di John Money, quando bastava non solo avere delle anomalie dei genitali, ma bastava avere un pene piccolo per essere sottoposti all’intervento chirurgico di riassegnamento del sesso. Certo ora la procedura appare come una pura follia, ma all’epoca tutto ciò era stato salutato come un grande progresso della medicina moderna. Chi ci garantisce che la nuova impostazione culturale e medica non sia guardata come una nuova follia da qua a 30, 40 anni? Possibile che con un po’ di buon senso non si riesca a risparmiare a questa povera umanità una dose di inutile sofferenza?

A parte il fatto che l’espressione intersex non ha alcun connotato scientifico, verosimilmente il discorso riguarda i neonati con genitali ambigui, evento non frequentissimo ma sicuramente una precisa realtà.

Nel XXI secolo dopo che con gran pompa è stata annunciata la mappatura del genoma, improvvisamente tutto questo apparato ultramoderno non serve più? Non basta andare a vedere se esiste un cromosoma Y per sapere a che sesso appartiene il neonato? Perché, quale che sia il patrimonio genetico, anche discordante rispetto alla norma, la sola presenza del cromosoma Y toglie ogni dubbio sul sesso di appartenenza.

Il ministro tedesco sembra tuttavia improntato a un atteggiamento pragmatico e vorrebbe vedere riunito un gruppo di esperti su questi temi che possano dare il loro contributo, fermo restando il diritto delle persone intersex di poter beneficiare di tutti i diritti. Bisognerebbe creare dei centri specializzati e anche medici specialisti. Chiude l’intervento con l’affermazione che la diversità è un arricchimento per tutti….. specialmente per l’industria farmaceutica, è stato il mio involontario e spontaneo pensiero.

A quel punto c’è stato l’intervento di Jean-Michel Monnot, vice presidente del gruppo Diversità e Inclusione SODEXO.

Bisogna ridefinire il termine intersex nelle persone con caratteristiche sessuali esterne ed interne atipiche. Si tratta di un attacco al diritto all’autodeterminazione, ognuno deve potersi definire come vuole. Anche a suo giudizio le persone con questi problemi non devono essere sottoposte a trattamenti perché questi interventi riducono la sensibilità sessuale e per giunta gli interventi non vengono rimborsati.
Esistono 40 sessi biologici, a suo dire, ragion per cui bisogna eliminare la distinzione binaria in maschi e femmine. Bisogna anche accettare la diversità perché fa parte della natura.

Sono succeduti interventi dal pubblico con dichiarazioni in sostegno dell’iniziativa e della comunità LGBT, qualcuno anche appassionato, ma che non aggiunge a non toglie nulla a quanto già detto in precedenza sulla necessità di far avanzare i diritti.

Colpo di spettacolo con la video registrazione di Conchita, anche questo intervento non può essere commentato perché va assolutamente visto.

Le conclusioni sono state affidate a Ivan Scalfarotto, abilissimo oratore, ha fatto un discorso complesso e che mirava a unire le forze dei vari gruppi perché la battaglia non è conclusa e ci sono forti resistenze. Anche lui come qualcun altro in precedenza ha ricordato come per poter cambiare sesso sia necessario essere sterilizzati….. le sterilizzazioni forzate ricordano molto da vicino le pratiche naziste e sembra strano che adesso venga dato del nazista, indirettamente, a quel John Money che è stato l’inventore e l’iniziatore di tutto il protocollo di riassegnamento del sesso. Quel John Money osannato, negli anni 70 e 80, come l’apripista della modernità, e rivalutato dagli anni 90 in poi come l’ideologo di una pratica degna dell’ideologia nazista. Siamo sicuri che un domani qualcuno non dirà altrettanto delle nuove aperture alla modernità di una classe politica e di un establishment scientifico in crisi di identità, di idee e delle linee guida della legge naturale?

Dina Nerozzi

 

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