08/11/2019

Dove arriveremo? Per ostetrica solo le donne partoriscono. Licenziata

In Inghilterra ormai da tempo si sta facendo un’assurda guerra contro la donna in quanto tale e sotto il profilo prevalentemente anatomico.

Sembra assurdo ma è così, se si pensa agli incredibili divieti posti ormai su tutto ciò che è di prerogativa femminile, nel Regno Unito. Uno di questi è ad esempio dichiarare che solo le donne possono partorire, affermazione che di fatto è costata cara a Lynsey McCarthy-Calvert che è la ormai ex portavoce di "Doula Uk", l'associazione britannica delle “levatrici", oggi dette “doule” che assistono la madre prima, durante e dopo il parto (nel titolo scriviamo ostetrica per copirci. Ma in realtà la doula non ha un diploma universitario, come  l'ostetrica. È una figura che assiste la gravida in modo amicale).

La donna, probabilmente stufa dei divieti ispirati al gender diktat (tra cui quello assurdo di non scrivere la parola “donna” ma solo “persona dotata di cervice” niente poco di meno che nelle campagne informative sul pap test) sulla sua pagina facebook, ha sbottato trascrivendo una semplice verità: «Non sono una persona che "possiede una cervice uterina". Non sono un "menstruator". Non sono un "feeling". Non sono definita da un vestito e un rossetto. Sono una donna: una femmina, umana, adulta. Le donne fanno nascere tutte le persone».

E’ bastato questo per mettere in moto la macchina della censura: infatti sono subito arrivate le accuse di "discriminazione verso la comunità Lgbt", insieme ad una lettera di denuncia sottoscritta da alcuni "attivisti transgender", ma un coro di proteste paradossali si è levato anche dagli internauti: «sembra che tu ti stia dimenticando che non solo le donne mettono al mondo bambini». Come se non bastassero queste assurdità a dimostrare la follia delle accuse, viene pure richiesta e ottenuta la “testa” della Calvert.

"Doula Uk" infatti la costringe a dimettersi e, per essere sicuri di essere ancora perfettamente inseriti nell’alveo del politicamente corretto, si affretta a riparare un simile oltraggio al totalitarismo linguistico dichiarando: «Siamo orgogliosi di apportare modifiche, compresi i cambiamenti al linguaggio che utilizziamo, se riteniamo che sia necessario rendere la comunità più accogliente e solidale». E sì perché l’eliminazione su due piedi della figura della Calvert è davvero sintomo di accoglienza e solidarietà, così come l’uso di un linguaggio che riscriva totalmente la realtà, annullando completamente la figura femminile nella sua prerogativa imprescindibile: la maternità.

 

di Manuela Antonacci

 

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