25/01/2019

Aborto totale, anche al 9° mese in Vermont come a New York: la donna diventa “individuo”

Uccidere al primo mese o al nono non fa differenza. Ma l’approvazione dell’aborto totale, senza restrizione alcuna e fino a un istante prima della nascita, rischia di produrre un effetto domino negli Usa che sta facendo scalpore e di cui bisogna parlare. Dopo lo stato di New York anche il Vermont si appresta ad approvare una norma analoga. Una controffensiva la cui tempistica è più che sospetta o quantomeno simbolica, se si tiene conto che il provvedimento newyorkese è stato varato il 22 gennaio, ovvero nel 46° anniversario della sentenza Roe vs. Wade, e pochi giorni dopo la Marcia per la Vita, che ha ricevuto il convinto endorsement del presidente Donald Trump.

Il Reproductive Health Act (Rha) è stato approvato dal Senato dello Stato di New York con 38 voti favorevoli e 24 contrari, in un’assemblea a netta maggioranza democratica. Conclusa la votazione, una voce si sarebbe levata in aula: «Possa Dio Onnipotente avere pietà di questo Stato!».

A spendersi in prima persona per l’aborto libero e totale è stato il governatore Andrew Cuomo, spalleggiato dalla ex first lady Hillary Clinton. Quello di New York è stato uno dei primi Stati americani a legalizzare l’aborto nel 1970, quindi già tre anni prima della storica sentenza della Corte Suprema. Fino a ieri, l’interruzione di gravidanza era consentita fino alla 24° settimana, tuttavia i tentativi di depenalizzazione totale andavano avanti da ormai tredici anni.

La scelta se far nascere il bambino o, al contrario, abortire è indicata nel Rha come un “diritto fondamentale”. Come se non bastasse, di fatto, viene messa al bando l’obiezione di coscienza e la pratica abortiva può essere eseguita da qualunque operatore sanitario autorizzato: non è necessaria, quindi, la presenza di un medico. Il Rha, inoltre, sconfinando dal campo giuridico verso quello scientifico e filosofico, si arroga persino la facoltà di dare una definizione di persona, quando afferma: «omicidio significa una condotta che provoca la morte di una persona»; in tal modo viene negato lo status di persona al nascituro fino a pochi istanti prima di venire alla luce. Da notare che il testo del Rha non usa il termine “donna” per indicare chi usufruisce del diritto all’aborto ma “individuo”, in omaggio alla neolingua gender.

La bozza di legge presentata mercoledì scorso alla Camera dei Deputati del Vermont ricalca in tutto e per tutto la nuova legge newyorkese. L’aborto viene riconosciuto come “diritto umano fondamentale” per la donna, non soggetto ad alcuna restrizione o eccezione. Il provvedimento godrebbe del sostegno dei parlamentari democratici e persino del governatore repubblicano Phil Scott.

Secondo quanto riferiscono LifeSiteNews e alcuni media locali, la nuova legge del Vermont potrebbe diventare parte di un emendamento costituzionale per consentire l’aborto su richiesta nel caso in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti possa rovesciare la Roe vs. Wade.

La leader del Vermont Right to Life Committee, Mary Hahn Beerworth, ha messo in luce un paradosso: legalizzando l’aborto per tutta la durata della gravidanza e consentendolo anche al personale non medico, «si vuole introdurre la morte nella Costituzione del Vermont», laddove la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America fu fondata sul diritto alla vita.

Luca Marcolivio

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