19/10/2015

Aborto terapeutico per il piede torto: per il gusto di uccidere?

La legge 194 permette l’aborto tardivo eugenetico in caso il bambino presenti delle malformazioni.

A parte il fatto che la neolingua lo chiama aborto “terapeutico”, anche se non “cura” (da “terapeuo”, in greco) nessuna malattia, ma ammazza, esso viene di norma consigliato e purtroppo praticato anche in caso di malformazioni perfettamente risolvibili come il labbro leporino e il piede torto.

A proposito di quest’ultima patologia, è’ stata celebrata ieri, 18 ottobre,  la terza Giornata internazionale del piede torto congenito. A Roma, presso l’Istituto salesiano Pio XI, l’associazione italiana dei genitori con figli affetti da questa malformazione, presieduta da Roberta Barbi, ha rilasciato un’interessante intervista alla Radio Vaticana.

Il piede torto si presenta alla nascita di circa 700 bambini ogni anno.

Se non viene adeguatamente curato, il bambino resterà zoppo per tutta la vita e forse non riuscirà mai a camminare. Ma di solito con una serie di interventi chirurgici si risolve abbastanza bene.

Da una decina d’anni a questa parte, poi, si è andato finalmente diffondendo anche in Italia il metodo Ponseti: molto più economico, molto meno invasivo e molto più efficace del sistema tradizionale.

Consiste in una serie di 4 o 5 gessetti  e con delle manipolazioni dell’ortopedico sul neonato, il bambino ad un mese – 40 giorni di vita avrà già i piedi normali. Un piccolissimo intervento, senza alcun ricovero, per l’allungamento del tendine di Achille,  e l’uso di un tutore di notte fino ai cinque anni, permetteranno al bambino di avere un’adolescenza normali.

In America , dove il metodo è usato da decenni, i bambini trattati con questo metodo hanno fatto anche sport  a livello agonistico ed alcuni sono divenuti atleti olimpici.

In Italia, invece, quando dall’ecografia viene diagnosticato il piede torto, si consiglia l’aborto terapeutico. Non sarà mica per il gusto di uccidere?

Redazione

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