31/05/2015

Aborto legale: condizione necessaria per avere aiuti dall’ONU

L’UNFPA (il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) è una portatrice dell’ideologia neo-malthusiana pro aborto .

Ne abbiamo parlato diffusamente sulla nostra Rivista, nel numero di maggio, e ne abbiamo scritto qui, e poi qui.

Se ne preoccupa anche CitizenGo, che in una sua newsletter denuncia l’UNFPA per aver proposto un documento che prevede la concessione di aiuti allo sviluppo solo in caso di istituzione del “diritto fondamentale” all’aborto.

Il rapporto dell’UNFPA tenta di imporre agli Stati di affrontare il tema delle gravidanze adolescenziali aumentando la disponibilità di contraccettivi, facilitando l’aborto, negando i diritti dei genitori e svalutando il ruolo del matrimonio e della famiglia.

Si dichiara che “si sta investendo troppo poco nella salute sessuale e riproduttiva”, ma manca qualsiasi cenno alla responsabilizzazione morale degli adolescenti, il che fa presumere che l’iniziativa sia patrocinata dall’industria della contraccezione.

Tutte le statistiche della presente relazione sono state fornite dalla International Planned Parenthood Federation (IPPF), che ottiene i propri profitti innanzitutto dalla fornitura di pratiche abortive e che quindi ha tutto l’interesse a portare dati fuorvianti e strumentali.

La relazione dell’UNFPA afferma che esiste un “divario tra gli atteggiamenti degli adolescenti e degli adulti” e, su questa base, nega la possibilità di educare i ragazzi a un comportamento sessuale eticamente responsabile e sponsorizza banalmente i contraccettivi, l’aborto e la pillola del giorno dopo (tra l’altro considerandola a torto un dispositivo non abortivo). Concretamente, l’UNFPA chiede che si provveda a fornire contraccettivi a basso costo o gratuiti, consulenze sulla salute sessuale e riproduttiva e aborti più semplici.

Al contrario, come confermano gli studi scientifici, la diffusione dei contraccettivi aumenta le gravidanze e il pericolo di malattie proprio perché incoraggia comportamenti sessualmente irresponsabili.

Infine, il rapporto delle Nazioni Unite denigra il matrimonio, affermando che “i genitori possono valorizzare l’educazione dei loro figli oppure affermare che il destino delle ragazze è rappresentato dal matrimonio e dalla maternità” e che “si può promuovere l’autonomia [delle adolescenti] o soccombere alle pressioni economiche e culturali che le costringono al matrimonio e una vita di dipendenza.” Affermazioni come queste dimostrano che il matrimonio e la famiglia sono concepiti come radicali alternative alla libertà della donna.

La proposta delle Nazioni Unite sostituisce la responsabilizzazione degli adolescenti nella sfera sessuale con la semplicistica distribuzione di contraccettivi gratuiti e con la fornitura di aborti a cuor leggero. L’UNFPA non propone queste linee guida come semplici suggerimenti, ma vincola l’erogazione degli aiuti allo sviluppo concessi a ciascun paese con la propria adesione ad esse, prima tra tutte all’esistenza del diritto all’aborto.

CitizenGo ha quindi lanciato una petizione al direttore esecutivo dell’UNFPA, Babatunde Osotimehin, e le chiede il ritiro o la modifica di questa relazione, piena di manipolazioni statistiche, contraria al diritto alla vita, ostile alla famiglia e irresponsabile.

Redazione

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