19/01/2015

Aborto in America: la tecnica dello smembramento

Il mondo pro-life si è schierato compatto per l’abolizione dell’aborto attuato con la tecnica dello smembramento (Dilatazione ed Estrazione).

Ben Johnson, di LifeSiteNews, ci aggiorna  sulla situazione.

Il movimento per la vita americano si è posto come nuovo obiettivo del 2015 quello di far diventare fuori legge la tecnica abortiva dello smembramento del nascituro.

Secondo il National Right to Life Committee infatti, porre un nuovo accento sulla brutalità dell’aborto potrebbe “trasformare il panorama della politica dell’aborto negli Stati Uniti.”
L’impulso è venuto da un nuovo disegno di legge, intitolato “Unborn Child Protection from Dismemberment Abortion Act”, presentato dal Sen. Garrett Love (R-Montezuma) dello Stato del Kansas.

Nel progetto si propone di vietare qualsiasi aborto mediante la tecnica della Dilatazione ed Estrazione (D & E) – che “smembra” il corpo di un bambino non ancora nato – una proposta che, secondo i leader delle associazioni pro-life nazionali e statali, la maggior parte degli americani approverebbe.Banner_la_croce

Premesso che naturalmente chi è contro l’aborto condanna qualsiasi procedura abortiva, questa notizia costituisce sicuramente un passo in avanti nella battaglia pro-life. E’ un altro dei piccoli passi avanti che fanno i prolife americani e che noi davvero non ci sentiamo di criticare.

 “L’aborto per smembramento uccide un bambino lacerandolo membro per membro”, ricorda Mary Spaulding Balch, direttrice del National Right to Life Committee. “Entro poche settimane, il feto ha un cuore che batte, onde cerebrali, e ogni organo è al suo posto. L’aborto per smembramento viene eseguito dopo che il bambino ha raggiunto questi traguardi.”

Anche Kathy Ostrowski, direttrice dell’associazione “Kansans for Life” sottolineando l’inaccettabilità di questa tecnica, “che lacera piccoli esseri umani che hanno tutti i loro organi interni e le dita delle mani e dei piedi perfettamente formate”, auspica che la conoscenza della brutalità di questa pratica da parte del pubblico americano, smuova le coscienze e porti all’approvazione di questo nuovo disegno di legge.

La disumanità di questa tecnica è stata riconosciuta anche dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, nella sentenza Gonzales v. Carhart (2007): “Nessuno può mettere in discussione il fatto che la tecnica della D & E (Dilatazione ed Estrazione) è una procedura che considera una vita umana senza valore”, scrisse il Giudice Anthony Kennedy.
Lo stesso giudice di questa sentenza, nel 2000 aveva già espresso il proprio dissenso, sottolineando la brutalità di tale procedura, nel caso Stenberg v. Carhart: “Il feto, in molti casi, muore proprio come un essere umano adulto o un bambino: sanguina a morte in quanto è lacerato membro per membro […] può essere vivo all’inizio del processo di smembramento e può sopravvivere per un certo tempo mentre gli arti gli vengono strappati”.

Ma la descrizione più straziante (perché derivante da esperienza diretta) dell’aborto per smembramento è quella che è stata fatta nel maggio 2013 dal Dr. Anthony Levatino, ex medico abortista, con alle spalle 1200 nascituri uccisi. Egli, dopo aver vissuto una profonda conversione, ha deciso di dare la sua testimonianza in un congresso dove ha descritto graficamente cosa avviene dopo che il medico inserisce le pinze nel grembo della donna incinta.

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Tralasciando i particolari mostruosi, basta sapere che questa procedura può richiedere da 10 a 15 passaggi affinché sia certo che l’intero corpo del bambino sia stato rimosso.

Ma vediamo il motivo per cui l’attenzione su un particolare metodo abortivo dovrebbe rivelarsi politicamente utile.

Il movimento per la vita americano ha ottenuto nel tempo notevoli successi riuscendo a “bloccare” alcune procedure abortive.

L’ex presidente degli USA George W. Bush ha infatti firmato due importanti leggi in materia: il Born Alive Infant Protection Act, che ha messo al bando la terribile pratica di lasciar morire i bambini nati in epoca estremamente prematura (l’allora Senatore Barack Obama si oppose ad una misura statale simile) e il Partial Birth Abortion Ban Act del 2003, con il quale è stata vietata l’aberrante tecnica dell’aborto a nascita parziale, che veniva utilizzata negli ultimi mesi di gravidanza.

Il fatto che la Corte Suprema degli Stati Uniti abbia confermato quest’ultimo divieto nel 2007 lascia pensare che i giudici americani potrebbero essere inclini ad applicare la messa al bando anche dell’aborto per smembramento.

È chiaro quindi che l’introduzione di questo ulteriore divieto potrebbe salvare decine di migliaia di bambini ogni anno se attuato a livello nazionale. Secondo il National Abortion Federation Abortion Training Textbook, infatti, “la tecnica D & E (Dilatazione ed Estrazione) rimane il metodo più diffuso di interruzione della gravidanza al secondo trimestre negli Stati Uniti, il 96 % di tutti gli aborti eseguiti nel secondo trimestre.

E anche la nostra legge 194 consente l’aborto oltre il primo trimestre, ricordiamolo sempre: è questa la tecnica più “efficace”!

Sarebbe un’altra piccola vittoria nella battaglia contro quel crimine disumano che è l’aborto.

Alcuni ritengono che queste leggi restrittive sono solo ipocriti compromessi con la coscienza. Noi pensiamo che se non sono considerate una meta, ma solo un passo avanti verso la meta finale che è e resta quella dell’abolizione dell’aborto legale, sono senz’altro da applaudire, e comunque sono uno strumento atto a salvare decine di migliaia di piccole vite.

Laura Bencetti

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