Questa mattina, venerdì 9 gennaio, Papa Leone XIV ha tenuto il tradizionale discorso di inizio anno ai membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, in Vaticano, nell’Aula della Benedizione. È un appuntamento che, come ha ricordato, ha rappresentato per lui una “prima volta”: da pochi mesi è infatti stato chiamato a guidare la Chiesa e ha voluto aprire l’anno con uno sguardo lucido sul tempo presente, segnato da tensioni e conflitti, ma anche da una crisi culturale profonda. E dentro questa cornice il Pontefice ha pronunciato parole forti, nette, dure anche e soprattutto su temi che stanno al cuore delle battaglie di Pro Vita & Famiglia: aborto, fine vita, maternità surrogata, famiglia, obiezione di coscienza.
Aborto, un presunto “diritto”
Sul tema dell’aborto, Papa Leone XIV ha scelto la via più chiara possibile: chiamare le cose col loro nome e smascherare l’inganno di una cultura che pretende di presentare la soppressione di una vita come conquista di civiltà. Il Papa ha collocato il tema dentro una visione complessiva: la vita è un dono, cresce dentro relazioni, e la società è chiamata a sostenerla, non a interromperla. E per questo, dopo aver ribadito che le famiglie vanno messe nelle condizioni di accogliere la vita nascente, ha denunciato l’uso ideologico ed “economico” del linguaggio dei cosiddetti nuovi “diritti”. «È alla luce di questa visione profonda della vita come dono da accudire e della famiglia come sua custode responsabile - ha dichiarato - che si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita. In tal senso - ha affermato il Pontefice - la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie. L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita». Un passaggio, quest’ultimo, che è sembrato essere un - neanche troppo - velato riferimento alla mozione abortista “My Voice My Choice”, approvata lo scorso dicembre dal Parlamento Europeo e proprio con la quale l’Europa progressista vorrebbe spingere e promuovere l’aborto sia dal punto di vista economico sia sotto il profilo del suo libero accesso oltre i vari confini tra gli Stati Membri UE. Praticamente, come ha già avuto modo di denunciare Pro Vita & Famiglia, un vero e proprio “Erasmus dell’aborto”.
Eutanasia, una “illusoria compassione”
Sul fine vita, Papa Leone XIV ha parlato con lo stesso realismo: la sofferenza esiste, a volte schiaccia, ma la risposta degna non è eliminare chi soffre. Il Pontefice ha indicato la strada della cura, dell’accompagnamento e della solidarietà, denunciando l’inganno di una pietà che in realtà abbandona. «È compito anche della società civile e degli Stati - ha spiegato - rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarietà, anziché incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia». Ci auguriamo che questa chiarezza diventi anche un monito per i parlamentari italiani: in questi mesi, infatti, si sta parlando molto del progetto di legge – presentato dal centrodestra ed edulcorato come una sorta di “male minore” – sul suicidio medicalmente assistito, ma che invece dovrebbe essere bocciato sul nascere, perché ogni varco aperto alla “morte come soluzione” finisce inevitabilmente per trasformarsi in pressione sui più fragili e in un arretramento culturale e umano.
No all’utero in affitto
Anche sul tema della maternità surrogata Papa Leone XIV non ha usato mezzi termini: la gravidanza, ha affermato, non è un servizio, il corpo della donna non è materiale contrattuale e un figlio non può mai essere ridotto a oggetto di scambio. Il Papa ha infatti parlato di una doppia violenza: contro la donna, strumentalizzata, e contro il bambino, trasformato in merce. «La maternità surrogata» ha sottolineato, «trasforma la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a “prodotto”, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia». Parole che, a ben pensarci, fanno il paio con il Rapporto speciale ONU A/80/158 per un divieto globale di utero in affitto, redatto dalla relatrice speciale Reem Alsalem, e per il quale Pro Vita & Famiglia è attiva in prima linea nel supportarlo e nel chiedere all’Italia di avere un ruolo fondamentale e da capofila. La direzione è, infatti, la stessa: togliere alla surrogazione la maschera “solidale” e mostrarne la realtà, fatta di mercato, contratti e compravendita di esseri umani.
La difesa dell’obiezione di coscienza
Il Papa ha poi difeso apertamente l’obiezione di coscienza, inserendola nel quadro più ampio delle libertà fondamentali oggi minacciate. In un’epoca in cui – come ha detto – il linguaggio diventa ambiguo e persino “orwelliano”, e la società rischia di ridurre gli spazi dell’autentica libertà di espressione, l’obiezione di coscienza è una garanzia di dignità personale e «consente all’individuo di rifiutare obblighi di natura legale o professionale che risultino in contrasto con princìpi morali, etici o religiosi profondamente radicati nella sua sfera personale: che si tratti del rifiuto del servizio militare in nome della non violenza o del diniego di pratiche come l’aborto o l’eutanasia per medici e operatori sanitari. L’obiezione di coscienza - ha quindi spiegato il Papa - non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi».
Famiglia, culla della vita
Infine, la famiglia: non come formula astratta, ma come luogo reale in cui si impara ad amare, a servire, a generare. Papa Leone XIV riconosce due ferite parallele del nostro tempo: da un lato la marginalizzazione istituzionale del ruolo sociale della famiglia, dall’altro l’aumento di fragilità e disgregazioni, fino alla violenza domestica. Ma soprattutto ha ribadito la sua identità e la sua missione: custodire la vita e educare all’amore, dentro un legame stabile, fedele, aperto alla generazione. Le parole pronunciate sono state, anche su questo tema, inequivocabili: «D’altronde, nella prospettiva cristiana, l’essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio, che, «chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore». Tale vocazione si manifesta in modo privilegiato e unico all’interno della famiglia. È in questo contesto che si apprende ad amare e si sviluppa la capacità di mettersi al servizio della vita, contribuendo così allo sviluppo della società e alla missione della Chiesa. E, andando al punto che più interroga la politica e le istituzioni, ha aggiunto: «La vocazione all’amore e alla vita, che si manifesta in modo eminente nell’unione esclusiva e indissolubile tra la donna e l’uomo, impone un imperativo etico fondamentale: mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente. Ciò è quanto mai prioritario specialmente in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità». Un richiamo che pesa come un macigno sul nostro presente: una società è davvero “progredita” solo se protegge la vita, sostiene la maternità, difende la coscienza e rimette al centro la famiglia. E oggi, dal Santo Padre, questa linea è stata tracciata con una chiarezza che non può essere ignorata.