In un’Italia dove sembra normale parlare di “educazione gender” alla scuola dell’infanzia, è bastata una famiglia che vive in un bosco – educando i figli a casa nel pieno rispetto della legge – per scatenare titoli allarmistici, sospetti, indagini mediatiche e giudiziarie. Quella famiglia non è un pericolo per i figli, ma rappresenta un problema per chi non tollera la libertà educativa.
Tuttavia, la libertà educativa non riguarda solo le famiglie che scelgono di educare esclusivamente a casa: riguarda tutte le famiglie e i bambini anche nelle scuole pubbliche. Ecco perché la battaglia sul consenso informato a scuola oggi non è un dettaglio tecnico, ma la linea di confine tra genitori liberi e genitori sotto tutela. Nei prossimi giorni alla Camera si decide se i genitori avranno il diritto di essere informati e di dire “Sì” o “No” ai corsi su affettività e identità di genere nelle scuole.
Stiamo infatti parlando deI disegno di legge Valditara sul consenso informato e sulla libertà educativa della famiglia, che è arrivato il mese scorso in Aula alla Camera dei deputati, ma poi il giorno del voto è stato rinviato al 3 o 4 dicembre. Dunque ci siamo: abbiamo soltanto 48 ore per fare la differenza e garantire l’approvazione del disegno di legge da parte della Camera.
Ecco perché il 3 dicembre saremo davanti alla Camera per realizzare un’ultima azione di pressione: distribuiremo ai deputati il nostro policy brief in difesa del disegno di legge.
Però, per essere davvero incisivi, abbiamo bisogno dell’aiuto di sostenitori, lettori e quanti vorranno aiutarci, perché quest’azione - così importante e necessaria - richiede subito di coprire delle spese per la stampa di cartelli, striscioni e dei policy brief per i deputati; per l’organizzazione logistica del flashmob davanti Montecitorio; per la comunicazione e la diffusione sui media e sui social dell’evento stesso, così che il messaggio arrivi anche ai parlamentari ancora indecisi.
Si parla perfino di un possibile voto segreto: questo significa che ogni singolo parlamentare sarà libero di votare come vuole, senza assumersi pubblicamente la responsabilità di ciò che sceglie. Per noi genitori è chiarissimo cosa è in gioco: o passa il principio “prima chiedi ai genitori”, oppure passa l’idea che lo Stato e alcuni attivisti ideologizzati possano decidere al posto nostro.
Per questo, come Pro Vita & Famiglia, non possiamo restare a guardare. Se il disegno di legge non viene approvato, potrebbe accadere dappertutto quello che è accaduto recentemente a Genova, dove il sindaco Silvia Salis ha lanciato corsi di “educazione sessuale e affettiva” nelle scuole dell’infanzia, per bambini dai 3 ai 6 anni, coinvolgendo circa 300 bambini. Dietro le parole “rispetto” e “parità”, ha introdotto di fatto la propaganda gender, per bambini piccolissimi, nell’età in cui il senso critico non è per nulla formato. Come se non bastasse, sempre il Comune di Genova ha approvato un bando per un consulente esterno Lgbtqia+, con un compenso di 156.000 euro per “politiche inclusive e contro ogni discriminazione”.
Risultato? Tanti soldi pubblici ai progetti ideologici, zero ascolto vero dei genitori che chiedono solo di poter dire la loro su ciò che entra nelle classi dei figli. Va da sé, quindi, che il disegno di legge sul consenso informato e sulla libertà educativa è l’occasione d’oro per impedire che questi progetti ideologici si diffondano su scala nazionale.
Si avvicina Natale e abbiamo l’opportunità di regalare a tutte le famiglie d’Italia una garanzia concreta di libertà educativa per i loro figli. Per noi, infatti, “mettere i bambini al centro” non è uno slogan: significa difendere la loro innocenza e il diritto di mamma e papà a educarli, senza cedere questo compito a nessuna lobby o progetto ideologico.
Non vogliamo un Natale in cui i soldi pubblici finanziano consulenze ideologiche e programmi gender nelle scuole, senza che le famiglie possano opporsi. In momenti come questo è facile sentirsi piccoli davanti a decisioni prese “in alto”, ma la storia ci insegna che spesso sono proprio le scelte di tante persone comuni a cambiare davvero il corso delle cose. Ecco perché ogni firma, ogni condivisione, ogni donazione è un modo concreto per dire: i nostri figli non sono soli, le famiglie non sono sole.
Se preferisci, puoi aiutarci anche così:
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Causale: Campagna per libertà educativa
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