07/06/2022 di Fabrizio Cannone

A proposito di libertà. Al Pride va bene tutto, anche (e soprattutto) discriminare i cristiani

Neppure la guerra e il sangue sparso da settimane - effetto di tensioni tra gli esseri umani – placa il virus ideologico di chi ha fatto dell’insulto, della blasfemia e dell’oltraggio una bandiera.

Così, mentre si contano i morti in Ucraina e, tra i cristiani in odio alla fede, in Nigeria, al Gay Pride di Cremona la blasfemia allo stato chimicamente puro tira in ballo la Madonna.

La stampa e i siti internet più blasonati, sempre attentissimi ad ogni manifestazione di ipotetico “razzismo”, “bullismo”, “discriminazione” e “omofobia”, come già capitato in passato, sminuiscono la cosa, facendo capire che sui cristiani osare e infierire si può, e qualche “sana” provocazione ci sta. L’importante, ovviamente, è rispettare le (potentissime) minoranze: sessuali, ovviamente.

Dopo la festa, quindi, le polemiche, che alcuni – però – giudicano un po’ troppo, parlando di rappresentazione «giudicata blasfema» per quanto riguarda, appunto, l’esibizione, durante il corteo, di un manichino a grandezza naturale travestito da Vergine Maria, con tanto di aureola, con il seno scoperto.

Non solo stampa generalista e social (dove ovviamente non si è levato nessun polverone mediatico e di indignazione), ma anche la politica ha fatto la sua (brutta) parte. Il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, infatti, aveva dichiarato – proprio sul Pride – che «la manifestazione [...] ha acceso anche nella nostra città un faro su discriminazioni che esistono ancora, dando la possibilità di esprimersi senza attaccare, consentendo di riaffermare che davvero occorre la pari dignità di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, come recita anche la nostra Costituzione». In più concedendo il patrocinio, così come fatto dal Comune di Crema e dalla Provincia di Cremona.


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Una dichiarazione che è stata, praticamente – visto ciò che è successo – una colossale bugia. Detta proprio da un personaggio politico che si dichiara cattolico, ed è stato in passato anche presidente dell’Azione Cattolica locale. Perché insultare i cattolici e i cristiani (anche non cattolici), infatti, si è invece rivelato possibile, perfino in pubblico e durante manifestazioni di piazza. Irridere o schernire altri gruppi di cittadini, assolutamente no. Sarebbe razzismo, fondamentalismo o sessismo.

C’è chi, però, non è rimasto a guardare. Secondo quanto riportato dall’Ansa, infatti, a Cremona, davanti alla conclamata blasfemia, c’è stata una sollevazione di parte. Essa avrebbe riguardato, «in sostanza tutti gli esponenti locali dei partiti di centro destra, con molti dei militanti della Lega e i consiglieri e membri di Forza Italia e Fratelli d'Italia che hanno condiviso sui loro profili le immagini contestate». Lo stesso leader della Lega, Matteo Salvini, ha dichiarato come «Offendere la fede, la cultura e la sensibilità di milioni di italiani non c'entra niente con la richiesta di diritti Lgbtqetc ma è solo un'esibizione di ignoranza e arroganza». A far sentire la propria voce, poi, anche il vescovo di Cremona, monsignor Antonio Napolioni, che in un breve comunicato ha denunciato i «tristi episodi» occorsi nella manifestazione del Pride, raccogliendo «lo sconcerto di numerosi cittadini, credenti e non credenti, per la presenza di immagini offensive ed evidentemente blasfeme, che non possono avere alcun valore educativo o comunicativo di valori e diritti».

Un’indignazione che però non si è vista da parte della sinistra e in particolare del Pd che spesso, lo sappiamo, promuovono eventi arcobaleno di questo tipo.

Forse, però, nonostante l’assurda blasfemia e mancanza di rispetto per i diritti e le libertà di milioni di cristiani, il Pride cremonese un effetto buono probabilmente lo ha avuto. Avrà fatto aprire gli occhi ai cittadini su chi comanda e spadroneggia in Italia e può perfino insultare gli altri, senza alcun garbo e rispetto. Senza mai pagarne le spese. E anche su chi, al contrario, conta meno e viene criticato perfino per aver difeso la cultura di cui tutti siamo figli.



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