26/11/2021 di Manuela Antonacci

A Palermo l’evento “green” di un Istituto Comprensivo si tinge di “arcobaleno”

“Stamattina, insieme a Famiglie Arcobaleno abbiamo partecipato a un incontro su bullismo e cyberbullismo con oltre 80 ragazze/i all'I.C. “Principessa Elena di Napoli”. Una bella esperienza di crescita e confronto”. Si tratta del post condiviso lo scorso 24 novembre (ad evento già concluso) dalla pagina facebook di Arcigay, in merito ad un evento svoltosi nell’Istituto Comprensivo di Palermo, intitolato alla principessa.

Un post lapidario e sicuramente per certi versi anche “criptico”, quello condiviso da Arcigay Palermo e Famiglie Arcobaleno, in riferimento, come dicevamo, ad un’iniziativa dell’istituto comprensivo, all’interno del progetto “La settimana della sostenibilità della Principessa. Sostenibilità ecologica, sociale delle relazioni interpersonali”. Un programma di incontri che hanno come sfondo il rapporto con la natura e si snodano tra una prima giornata sulla Festa dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, una seconda giornata che prevede un incontro con l’apicoltore passando poi per un terzo incontro che riguarda, appunto, l’evento in questione, ovvero “L’accettazione e la valorizzazione della diversità” con Famiglie Arcobaleno.

Gli elementi che balzano subito agli occhi, in questo contesto e che destano non poca perplessità, sono principalmente due: innanzitutto la difficoltà oggettiva nel collegare il tema arcobaleno a quello della sostenibilità ecologica, in senso lato, dato che la sostenibilità ecologica nelle relazioni sociali si riferisce, per definizione alle “complesse interazioni tra le popolazioni umane, organizzate in comunità, ed i fattori abiotici, biotici e culturali del loro ambiente di vita, sia in relazione ai fenomeni di adattamento all’ambiente che per comprendere l’importanza delle diversità ambientali nello sviluppo delle comunità umane”. Un argomento, dunque, in cui non si comprende proprio come le tematiche Lgbtqia+ vi possano rientrare.

Da non prendere sottogamba, inoltre, la gravità di un evento simili in un Istituto che comprende, al suo interno, due scuole dell’infanzia, una scuola primaria e una scuola seconda di I grado. Dunque tutti alunni giovani e soprattutto giovanissimi. Bambini molto piccoli. E ci si chiede perché quegli oltre “80 ragazzi” (sappiamo che in tutto l’Istituto ne accoglie circa 200) siano stati esposti a tematiche legate al mondo arcobaleno. Ci si chiede se i genitori siano stati informati preventivamente per poter dare il loro consenso/dissenso. Ci si chiede, in particolare, di cosa si è parlato e in che termini davanti a bambini così piccoli.

Piuttosto l’iniziativa ci sembra si possa inscrivere nella colonizzazione “a tappeto” di tipo ideologico che le varie realtà legate alla comunità Lgbt stanno portando avanti nelle scuole italiane in questo periodo e a ritmi incalzanti, guarda caso dopo l’affossamento del ddl Zan. Una sorta di rappresaglia ideologico-educativa, alla luce del fatto che il punto forte del ddl Zan erano proprio i corsi gender nelle scuole, lautamente finanziati. Un sogno, praticamente, per la comunità arcobaleno, che il naufragio del disegno di legge ha evidentemente infranto.

Peraltro, in questo contesto, salta agli occhi un altro elemento: non c’è traccia di ciò che si è svolto nella scuola in questione, sulla rete. Come mai? Solo un post buttato lì senza un corredo di foto o video sull’incontro. Si volevano evitare polemiche? Se l’iniziativa, come si legge nel post, ha avuto risultati così soddisfacenti, perché non mostrarla? C’era qualcosa che avrebbe suscitato perplessità, indignazione o scalpore? Domande a cui speriamo di trovare risposta.

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