17/03/2020

La legge choc a breve in vigore: si potrà regalare il proprio corpo

Mentre tutti sono - giustamente - preoccupati per il virus, il 19 marzo entreranno in vigore le «Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica», approvate il 10 febbraio scorso.
Già sulla Nuova Bussola Quotidiana Tommaso Scandroglio si è posto la domanda: «È eticamente lecito voler donare il proprio cadavere alla ricerca? Sì, se la ricerca ovviamente persegue fini moralmente validi ed è condotta nel rispetto dovuto alle spoglie mortali. Mettere a disposizione della ricerca scientifica il proprio corpo può essere un lecito atto di natura oblativa, così come avviene per i trapianti di organi».
 
Però, l'articolo della Bussola ci invita a fermarci un momento a riflettere. Il comma 3 dell’art. 1 della nuova legge dice che la morte del donatore deve essere accertata ex lege 578/1993, che all’art. 1 dice che «la morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo».
 
Ritorna in ballo quindi la questione sulla cosiddetta morte cerebrale, con tutti i dubbi che essa solleva: se il "cadavere" - pur respirando con una macchina - metabolizza l'ossigeno dai polmoni al sangue e il cuore lo pompa in giro per il corpo dove le singole cellule assorbono il glucosio, e poi il sangue torna ai polmoni per scaricare l'anidride carbonica, si può dire che  quel cadavere sia davvero un cadavere? Dice giustamente Scandroglio che se prendiamo un morto e gli attacchiamo un respiratore e gli stimoliamo il battito cardiaco con impulsi elettrici, il corpo di un vero morto resta inerte. Freddo (mentre il soggetto "morto" cerebralmente ancora regola la sua temperatura ed è caldo!).
 
Inoltre, come ha brillantemente spiegato Massimo Gandolfini nel suo I volti della coscienza (ed Cantagalli), le neuroscienze più avanzate sollevano forti dubbi nella possibilità di definire "irreversibile" la cessazione dell'attività cerebrale: un cervello inerte non è detto che sia distrutto. Anzi: i cervelli in parte distrutti, a volte in parte si rigenerano!
 
Inoltre, l'art. 3 della nuova legge dice che per stabilire come esprimere il consenso alla donazione del corpo si usano i criteri previsti dalla legge sulle Dat (l. 219/2017): ricordiamo allora che il consenso prestato ex l.219 non è affatto garantito sia libero, attuale, informato e revocabile. Genitori e tutori, che  possono decidere di uccidere i propri figli e assistiti ex lege 219, parimenti possono decidere che il loro corpo sia donato alla scienza.
 
Conclude Scandroglio: «In sintesi, questa legge pare essere figlia della legge sull’eutanasia, la legge 219, perché innervata dallo stesso spirito utilitarista: se non vale più la pena di vivere, meglio morire. Così perlomeno il tuo corpo andrà a beneficio della ricerca. In breve, sarai più utile da morto che da vivo».
 
Saranno lieti gli scienziati senza scrupoli  - che non accettano limiti etici alla loro attività - che potranno fare esperimenti su persone "quasi morte", così come amano far esperimenti su bambini piccoli piccoli (embrioni).
 
Sarà il caso di rivalutare la sacralità del corpo, considerando il fatto che la persona è un'unità inscindibile di corpo e anima? Sarà il caso di smetterla di dire "il corpo è mio" e  piuttosto imparare a dire "io sono il mio corpo"?
 
 
di Francesca Romana Poleggi
 
 
PS: I Lettori interessati ad approfondire l'argomento potranno cliccare qui per scorrere i numerosissimi articoli sul tema che abbiamo pubblicato qu questo portale. 
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