19/12/2018

Video su aborto in un liceo pugliese, scoppia la polemica

Sta facendo scalpore, in questi giorni, la notizia di un documentario definito “crudo” e “controverso”, sull’aborto, che sarebbe stato proiettato e fatto visionare, il 4 dicembre scorso, nel liceo Galilei di Monopoli, in provincia di Bari. La visione del documentario non è avvenuta “ex abrupto” ma era stata fatta precedere, qualche giorno prima, da un incontro con un rappresentante del Movimento per la vita che ha parlato ai ragazzi, in modo accurato, del tema dell’aborto. Il fatto si è trasformato in un caso mediatico a causa della denuncia dei portavoci M5s alla Camera Veronica Giannone e Luigi Gallo, che hanno preso di mira il documentario, arrivando a presentare un’interrogazione al ministro dell’Istruzione Bussetti. Di seguito uno stralcio della loro nota, dove si legge che l’insegnante di religione avrebbe proiettato ai ragazzi delle prime classi L’urlo silenzioso del 1984  «vietato ai minori, in cui si vedono scene esplicite di aborti, accompagnate da termini come ‘bambino dilaniato’ o ‘bambino smembrato’. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Siamo a conoscenza del turbamento di decine di ragazzi, sconvolti da questo duplice episodio. Così come inevitabile è stato lo sconcerto dei genitori».

Verrebbero da fare un paio di considerazioni a riguardo: innanzitutto come mai tanta solerzia non venga impiegata quando, non solo ragazzi di liceo, ma persino ragazzini di scuola media, negli istituti pugliesi, subiscono (e non accade di rado) un vero e proprio lavaggio di cervello in salsa gender, in particolar modo da quando la Puglia è entrata nella Rete Re.a.dy. In questi casi non si sono mai scomodati i rappresentanti delle istituzioni ma solo singoli genitori e associazioni familiari spesso lasciati completamente da soli a difendere la loro libertà educativa e la mente e il cuore dei loro ragazzi. E poi una considerazione va proprio fatta sul documentario in questione, per capire meglio la portata dell’“accusa”: si tratta di un filmato diretto dal ginecologo e attivista pro life Bernard Nathanson in cui si mostra una procedura di aborto ripresa con una ecografia e spiegando, di volta in volta ciò che accade e come viene eseguito. Il titolo fa riferimento al “grido silenzioso di dolore” che  il regista intravede nel feto quando apre la bocca durante l’intervento.

È importante sottolineare che l’autore del video non è un attivista inesperto e sprovveduto ma, come ha in più occasioni affermato di sé, «personalmente responsabile di 75.000 aborti. Questo mi dà le credenziali per parlarvi dell’argomento con autorevolezza». Si tratta di un uomo che in passato si era battuto per la legalizzazione dell’aborto arrivando a sacrificare il proprio figlio per dimostrare la “banalità” di un simile “intervento”: «A metà degli anni 1960 misi incinta una donna [...] e non solo le chiesi di porre fine alla gravidanza […] ma freddamente la informai anche che, siccome ero uno dei più capaci esecutori del mestiere, avrei operato io stesso l’aborto. E così feci». Tuttavia le sue fredde convinzioni cominciarono a vacillare negli anni Settanta, dopo la scoperta degli ultrasuoni, allora Nathason, visionando le ecografie dei feti nei ventri delle loro madri, capì ciò che veramente succedeva durante l’aborto. Da quel momento, non per una semplice questione ideologica, ma per aver semplicemente toccato con mano la realtà, Nathanson, è diventato un sostenitore della causa pro life. Ed è l’incontro con la realtà vera del dramma dell’aborto che probabilmente si intendeva far vivere ai ragazzi del liceo in questione e, dunque, ciò che forse è stato trascurato nel descrivere la vicenda è che, a essere scandalose e crude non sono le scene riprese che mostrano semplicemente un fatto, ma l’atto stesso dell’aborto.

Manuela Antonacci

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