06/10/2018

Verona pro vita: se previene l’aborto è per le donne!

Ha destato furore e scandalo, spaccature interne al PD, indignazione e costernazione da parte di illustri personaggi come la senatrice Monica Cirinnà, la mozione proposta dal Consigliere Alberto Zelger (nella foto) che impegna il Comune  di Verona ad azioni concrete a favore delle donne incinte in difficoltà, atte a prevenire l’aborto.

Tra le sceneggiate e le mascherate delle femministe e di coloro che sostengono pervicacemente il punto, molti invocano il rispetto della legge 194.

Ebbene, la legge 194 dice, all’art. 1Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonche’ altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite». E poi all’art. 2 insiste che i consultori devo informare le donne sui diritti e i servizi sociali che hanno a disposizione in occasione di una gravidanza indesiderata «contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternita’ difficile dopo la nascita» (art.2, lett.d).

Sappiamo bene che queste parti della 194 sono state messe lì con l’unico scopo di gettare fumo negli occhi e far passare l‘aborto libero e a richiesta (cioè a prescindere da qualsivoglia motivazione) fino a tre mesi, e ben oltre se c’è pericolo per la salute della madre o se il bambino è imperfetto e va quindi eliminato eugeneticamente.  Ma al di là delle intenzioni, la carta canta: la mozione Zelger è – di fatto – un atto che dà “piena attuazione” alla infausta normativa in questione.

E poi, a prescindere dalle questioni tecniche e giuridiche, tutte queste voci che si levano ancora una volta per gridare ossessivamente che l’aborto è un “diritto inviolabile” delle donne, non si rendono conto con un po’ di buon senso che la mozione Zelger non solo è a favore della vita, ma è a favore delle donne e della loro salute psico-fisica?

Ma tutte costoro pensano davvero che l’aborto sia una  forma di emancipazione femminile? Non bastano questi 40 anni di donne distrutte – nella psiche e spesso anche nel fisico – per aver creduto alla propaganda abortista? Donne che dopo decenni ancora faticano a trovar pace per l’uccisione di un figlio compiuta affatto “liberamente”, ma perché costrette dalle circostanze?

La senatrice Cirinnà è «Esterefatta e schifata» (magari “esterrefatta”, secondo la grammatica: certamente sarà un refuso del Secolo XIX). Ma lei, che se ne intende di animali, ha mai provato a togliere un cucciolo a una leonessa, per esempio? E lo sa che a livello “rettiliano”, degli istinti, il cervello delle donne è identico a quello degli altri mammiferi? Una donna che fa uccidere il cucciolo che tiene nel grembo (o che lo uccide in prima persona con le varie pillole post coitali) fa con la sua parte razionale (il cervello corticale) una violenza inaudita a se stessa, alla leonessa che è in lei.  Questo crea una frattura e uno scompenso interiore che può avere conseguenze devastanti.

E allora, ancora una volta, siamo noi a ribadire con forza e a “gridare dai tetti”: chi si batte per la vita, chi si batte per prevenire l’aborto, si batte per le donne. 

Chi si indigna per la mozione Zelger ha in odio le donne. Si metta da parte l’ideologia (come ha fatto la encomiabile capogruppo PD a Verona, Carla Padovani, che ora è alla gogna mediatica e rischia l’espulsione dal partito) e si guardi alla realtà.

Francesca Romana Poleggi

Qui il comunicato stampa di ProVita Onlus  sulla questione.

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