30/07/2017

Vaccini sì, vaccini no: se derivano da cellule di bambini abortiti

Sulla questione dei vaccini le polemiche non si sono mai sopite. Nonostante ciò il Parlamento ha convertito il legge il decreto Lorenzin.

Diversi Lettori – che ringraziamo di cuore – ci inviano contributi e documenti in proposito: alcuni descrivono la pericolosità di certi vaccini, altri sollevano problemi morali (seri) circa la provenienza degli stessi da cellule di bambini abortiti.

Per esempio questo post è agghiacciante: Nel video che è possibile visionare in fondo all’articolo, il Dottor Stefano Montanari interviene alla manifestazione del 22 luglio 2017 a Roma: «Per chi è cattolico, cristiano, c’è un problema: esiste almeno una decina di vaccini di diffuso consumo che vengono fabbricati grazie a degli aborti provocati». Montanari spiega: «Delle signore aspettano un bambino, poi lo abortiscono e l’aborto viene venduto. Lo sapete quanto costa un fegato di un aborto? 325 dollari. Lo sapete quanto costa una gamba di un bambino abortito appositamente per fare i vostri vaccini? Altri 325 dollari. A cui vanno aggiunti 120 dollari di trasporto perché questi pezzi di bambini abortiti per voi, devono essere conservati al freddo».

Di contro, la signora Stefania Incardona ci scrive che «Il dott. Stefano Montanari è stato querelato per diffamazione da parte del prof. e dott. Burioni Roberto» e contesta la scientificità delle conclusioni del suddetto dott. Montanari.

Come abbiamo già detto in altra sede, non abbiamo le competenze scientifiche per poter valutare se sia vero o no che certi vaccini sono pericolosi, e quanto lo siano. Come per tutte le medicine, sappiamo che ci sono delle controindicazioni. Come tutte le medicine, riteniamo che il rischio degli effetti collaterali vada corso se i benefici apportati dal farmaco sono adeguati: dice il proverbio “se il gioco vale la candela”.

Sarà quindi sbagliata una posizione molto intransigente “vaccini no, costi quel che costi”, ma sarebbe anche da evitare una acritica somministrazione ai ragazzini di tutti i vaccini possibili.

Come tutte le persone non esperte in una data materia, riteniamo sia fondamentale confrontarsi e lasciarsi guidare da un medico di fiducia. Confidando nella scienza e coscienza del pediatra e nella ragionevolezza dei genitori, i bambini verrebbero probabilmente vaccinati per quello che serve, con i vaccini più sicuri: senza alcuna imposizione legale.

Come abbiamo già detto, questa ingerenza statale che “obbliga” ai vaccini ci dà fastidio.

E’ stato poi sollevato un problema etico relativo a quei vaccini che sono stati ricavati da cellule di bambini abortiti.

In proposito, Human Life International ci propose questo articolo, un paio di anni fa, apparso sulla rivista The Wanderer, che getta luce sulla questione inquietante: se i resti dei bambini abortiti sono usati nella preparazione dei vaccini, è moralmente lecito usare i suddetti vaccini?

L’articolo è apparso sul nostro mensile Notizie ProVita del maggio 2015. Vista l’attualità dell’argomento, lo riproponiamo ai nostri Lettori interessati alla questione.


C’è una certa confusione tra i pro life, soprattutto tra i genitori, per quanto riguarda la moralità dell’utilizzo di vaccini che possono essere stati prodotti con il tessuto di bambini abortiti.

Destano particolare preoccupazione i vaccini che sono stati realizzati utilizzando in parte il tessuto fetale derivato da aborti avvenuti decenni fa, e portano i nomi MRC-5 e WI-38. Tra questi il Varivax per la varicella, il Meruvax II per la rosolia, e l’Havrix e il Vaqta per l’epatite A.
I ceppi di cellule utilizzati per il MRC-5 e il WI-38 provengono da bambini abortiti nel 1961.

Le loro cellule sono state rigenerate dalla Merck e da altre aziende, in laboratorio. Questi ceppi di cellule sono tecnicamente “immortali”, perché i tecnici possono conservarli indefinitamente nelle condizioni appropriate. Questo significa che i ricercatori che hanno sviluppato questi vaccini relativamente nuovi non hanno alcuna responsabilità per gli aborti fatti mezzo secolo fa dall’altra parte del mondo.

È certamente molto diverso da ciò che fanno oggi alcuni ricercatori contemporanei. Essi cooperano così strettamente con le fabbriche dell’aborto, che per ottenere il tessuto di cui hanno bisogno, frequentano assiduamente i luoghi dove si praticano le interruzioni di gravidanza, così da poter immediatamente impacchettare e conservare i tessuti nel momento in cui gli aborti sono fatti.

Il 5 giugno 2005, la Pontificia Accademia per la Vita ha pubblicato una dichiarazione intitolata Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, che risponde a molte domande che i Cattolici potrebbero avere sulla questione.

Il documento riconosce grande valore allo sradicare le malattie che hanno afflitto l’umanità per millenni, definendo ciò una “pietra miliare” della moderna tecnica medica. La Chiesa cattolica ha sempre sostenuto i progressi in tutti i settori della tecnica medica, purché aderiscano ai principi della morale. Tuttavia, nel corso dell’ultimo mezzo secolo si sono affermate molte pratiche moralmente discutibili o apertamente malvagie. Alcune procedure che tentano di trarre il bene dal male sono eticamente equivoche e creano dubbi, come ad esempio la produzione di vaccini salvavita ottenuti da una procedura, l’aborto, che alla vita pone fine.

La domanda principale è: chi usa un vaccino, quanto strettamente coopera al male dell’aborto?

La Pontificia Accademia distingue tre gradi di cooperazione per quanto riguarda la produzione, la vendita e l’uso di vaccini che utilizzano i resti dei bambini abortiti.

1. Per cominciare, quelli che procurano i tessuti dai bambini abortiti, sono colpevoli di cooperare formalmente all’aborto approvandolo e sfruttando l’atto stesso dell’aborto. Essi sono colpevoli come il fidanzato che paga per l’aborto, l’amica che spinge la donna alla fabbrica dell’aborto, o l’abortista che esegue la procedura vera e propria.

2. Leggermente staccati da questa cooperazione diretta all’aborto sono coloro che mettono in commercio, pubblicizzano e distribuiscono i vaccini derivati. Ma anche queste attività sono moralmente illecite, perché esse potrebbero “contribuire, di fatto, a incentivare l’effettuazione di altri aborti volontari, finalizzati alla produzione di tali vaccini.

3. Infine, ci sono i medici e i pazienti che fanno uso di questi vaccini, anche se conoscono la loro origine. Essi sono autorizzati a utilizzare i vaccini quando non c’è alternativa disponibile, al fine di evitare rischi di salute significativi ai bambini e, indirettamente, alla popolazione in generale. Tuttavia, questo provoca una costrizione morale ai genitori, che sono sottoposti all’alternativa di agire contro coscienza o mettere in pericolo la salute dei propri figli. Si tratta di un’alternativa ingiusta che deve essere eliminata quanto prima.

La Pontificia Accademia conclude, quindi, ricordando il nostro dovere morale di fare di più che resistere passivamente al male; dobbiamo combatterlo attivamente. Tutti avrebbero l’obbligo di opporsi con ogni mezzo ai vaccini che creano problemi morali, facendo pressione affinché vengano preparati vaccini alternativi.

Padre Tadeusz Pacholczyk, Direttore di Education for the National Catholic Bioethics Center, ci dà alcune indicazioni su quali azioni specifiche possiamo fare.

Egli dice che i genitori possono chiedere a chi dà loro assistenza sanitaria informazioni accurate e dettagliate su quali vaccini sono stati sviluppati utilizzando ceppi di cellule di origine illecita. Ciò coinvolge gli operatori sanitari in una discussione alla quale c’è molto bisogno che essi prendano parte. I genitori possono far conoscere il loro disaccordo scrivendo alle cause farmaceutiche che producono i vaccini.

In sintesi, i pro vita coscienziosi sono costretti a prendere in considerazione da una parte la salute dei propri figli e dall’altra la partecipazione a una procedura illegale e immorale che ha già ucciso bambini non nati. Il documento della Pontificia Accademia ha messo in chiaro che la liceità dell’uso di questi vaccini non va interpretata come una dichiarazione di liceità della loro produzione, commercializzazione e uso, ma come una cooperazione materiale passiva e, in senso più debole e remoto, anche attiva, moralmente giustificata come extrema ratio in ragione del dovere di provvedere al bene dei propri figli e delle persone che vengono in contatto con i figli.

Il dott. Edward J. Furton, importante bioeticista cattolico, scrive che sembra impossibile che un individuo possa cooperare con un’azione che ora è conclusa ed esiste solo nel passato. Chiaramente, l’uso di un vaccino nel presente non costringe chi è stato vaccinato a condividere l’intenzione immorale o l’azione di chi ha fatto nel passato l’aborto. Né tale utilizzo favorisce qualche circostanza essenziale per la commissione di tale atto passato. Pertanto, l’uso di questi vaccini sembrerebbe ammissibile.
Il dott. Furton ha detto che i Cattolici, utilizzando questi vaccini, non approvano gli aborti che sono all’origine in nessun modo. Ha scritto che sarebbe impossibile esigere che tutti i benefici che riceviamo nel presente siano completamente privi di ogni legame con atti immorali del passato.
Egli ha anche rilevato che questi vaccini non incoraggeranno ulteriori aborti in quanto i ceppi di cellule provenienti dagli aborti originali continuano a crescere e a duplicarsi e che quindi c’è poco incentivo a iniziare con nuovi ceppi di cellule umane. Ha anche scritto che potremmo rifiutare queste vaccinazioni noi stessi, ma abbiamo il dovere di proteggere la vita e la salute dei nostri figli e di farli vaccinare se nessun’altra alternativa è possibile.

Se la Merck o altre case farmaceutiche stessero ancora acquistando ingenti quantità di feti dalle fabbriche dell’aborto per produrre questi vaccini, non ci sarebbe alcun dubbio su quale sarebbe la linea di condotta corretta. Ma è certamente lecito utilizzare tali vaccini quando l’aborto in questione è un atto che è stato compiuto molto tempo fa, quando non sono provocati altri aborti, e per salvare le vite di molti altri bambini. Se gli unici vaccini disponibili sono quelli prodotti con i resti dei bambini non nati, possiamo usarli perché non c’è cooperazione materiale con gli aborti. Se c’è una cooperazione col male dell’aborto, riguarda le multinazionali farmaceutiche, non le persone che sono vaccinate.

Brian Clowes
[Traduzione a cura di Marcello Riccobaldi]


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